mercoledì 17 luglio 2013

La prima competenza del collaboratore autonomo: rivalutare le credenze limitanti

La nostra tendenza è quella di credere in cose che non conosciamo affatto. Nel post "Lotta contro le opinioni dominanti" potrai leggerne un esempio pratico ricavato dalla biografia di Henry Ford.

Un altro esempio l'ho riportato nel post "Superare i propri limiti
Sei uno di quelli che sta pensando: "Ma io conosco bene le cose in cui credo"? Allora ti invito a leggere subito il post "Le certezze che creano nemici

Nell'azienda in cui lavori, hai mai sentito dire a qualcuno questa frase? "Perché mai dovrei assumermi questa responsabilità"? "Qui nessuno ti gratifica, ogni cosa è dovuta", "Non riuscirò mai a portare a termine quel lavoro". ecc.

Sono queste tutte affermazioni limitanti che inibiscono il nostro operato e non danno adito a sfruttare il nostro vero potenziale. Queste credenze limitanti sono come una palla al piede che portiamo nel corso della nostra vita. Man mano che passano gli anni iniziamo a farci l'abitudine, iniziamo a pensare che forse non possiamo correre perché è così, punto e basta. Questa palla al piede ci permette di camminare ma non possiamo assolutamente nuotare perché ci porterebbe in fondo ma non ci permetterà mai di prendere il volo. 

E' importante disfarcene il prima possibile. Come? Andando in fondo ad ogni questione senza restare in superficie. Se ad esempio pensi che il tuo capo potrebbe arrabbiarsi se prendi una decisione in maniera autonoma pensa se ciò è vero. Ci sono casi in cui chi ha preso decisioni in azienda non è stato redarguito, anzi incoraggiato? Pensi veramente che se hai preso la giusta decisione qualcuno possa arrabbiarsi con te?

A me è capitato, nessuno voleva prendersi la responsabilità, il capo non era raggiungibile telefonicamente ma noi dovevamo obbligatoriamente prendere una decisione. I miei superiori si tirarono indietro con qualche scusa e allora decisi di agire. L'ho fatto perché non avevo altre soluzioni, perché ho pensato che forse era la cosa migliore da fare, ho iniziato a pensare come l'avrebbe affrontato il problema il capo e così ho agito.
I miei superiori mi dissero che avevo commesso un grosso errore e che ne avrei pagato le conseguenze. Quando il capo rientrò in ufficio,subito corsero a riferirgli dell'accaduto. Era un capo autoritario e non lasciava molto spazio ai subalterni. Con grosso sconcerto da parte di tutti valutò la mia azione e disse che lui non avrebbe potuto fare di meglio, si congratulò con me e disse "Finalmente qualcuno che sa prendersi delle responsabilità in quest'azienda"

Ricorda: non dare per scontato cose che non conosci affatto


martedì 16 luglio 2013

7° passo per fare carriera: AFFINA LE TECNICHE DI SVILUPPO PROFESSIONALE.



Angelo Emidio Lupo
QUESTO E' L'ULTIMO DI SETTE  POST IN CUI TI INSEGNO  AD UTILIZZARE L’ENERGIA CHE HAI DENTRO DI TE PER INDIRIZZARLA VERSO UN PRECISO OBIETTIVO: LA TUA CARRIERA. IMPARERAI A MUOVERE GUERRA A TE STESSO E ALLE TUE CREDENZE AUTOLIMITANTI.
Scoprirai che con piccoli accorgimenti farai passi da gigante, Passi che ti porteranno a compiere quel salto di qualità necessario al raggiungimento dell’obiettivo prefissato. 
Innanzi tutto ti dico che non c’è risultato se non c’è azione!  L’articolo è diviso in sette passi da seguire per fare carriera: leggi prima tutto l’articolo per avere una visione d’insieme, poi leggi un passo alla volta, rifletti e infine agisci.
Ricorda che non c’è risultato se non c’è azione.


AFFINA LE TECNICHE DI SVILUPPO PROFESSIONALE

Per renderti meglio l’idea, io posso tracciare un sentiero, sei tu che dovrai arare il terreno e piantare il seme. Sei tu che dovrai anche raccogliere i frutti del tuo lavoro. A me resta la soddisfazione di averti aiutato e di essere stato utile al mio prossimo. Almeno è quello che spero.
Anche quando raccogli i frutti, dopo un duro lavoro, devi continuare a lavorare. Ti chiederai il perché, ma la risposta è semplice: le erbacce sono sempre in agguato e pronte a prevaricare sul terreno, e tu devi estirparle continuamente.

La nostra mente è come un giardino e le erbacce rappresentano le false credenze. Queste false credenze sono limitanti e portano al fallimento. Devi coltivare una mente aperta. Per farlo devi continuamente estirpare erbacce e piantare semi. Nei limiti del possibile cerca di prevedere ed eliminare le minacce prima che possano verificarsi e metterti in difficoltà. Dormire sugli allori è un errore che non puoi permetterti. 
Ogni giorno devi compiere determinate azioni, migliorare nel tuo campo, sviluppare programmi. Ogni giorno devi disciplinarti e compiere un miglioramento. Napoleon Hill, padre del pensiero positivo, diceva che ogni giorno devi «Percorrere un miglio in più», che significa dare di più di quanto richiesto.
Per avere di più, quindi, devi fare di più. Questo è un principio che devi seguire, se vuoi ottenere di più. Dare di più non significa soltanto lavorare più ore o studiare più ore, significa anche farlo meglio, cioè con maggiore efficacia.

Sei arrivato alla fine dell’articolo. Questo è già un buon inizio. Nel corso della mia esperienza ho avuto modo di maturare i concetti che hai letto. Alcuni fanno parte della letteratura odierna e passata, mentre molti sono frutto di esperienza diretta. Nell’ebook ci sono consigli pratici che non troverai nei corsi di management o di aggiornamento.
Comunque tra l’insegnamento e la realtà esistono dei gap. Questi gap sono dovuti a una realtà estremamente complessa e impossibile da prevedere con esattezza, perché le variabili sono troppe. Non pretendo che impari tutto, ma ti invito a rileggere l’articolo più volte e a riflettere sugli argomenti che reputi migliori.
I consigli che ti ho illustrato per me hanno funzionato, forse per te vanno leggermente riadattati, comunque ti consiglio di avere un approccio scientifico: prima sperimenta, poi giudica. Così facendo capirai meglio i concetti, li approfondirai e ci metterai del tuo.
Winston Churchill disse: «Nella vita di ogni uomo arriva un momento particolare in cui, in senso figurato, si sente bussare sulla spalla e gli viene offerta l’occasione di fare qualcosa di speciale, unico e adeguato al suo talento. Che tragedia se si facesse trovare impreparato o incapace di svolgere il lavoro in cui toccherebbe la sua punta massima».
Ora però devi prendere l’iniziativa e agire: senza azione non c’è promozione! Buon lavoro e buona promozione!


mercoledì 10 luglio 2013

Leader tra leaders, questa è la nuova sfida.

Come abbiamo avuto modo di vedere nel post "La forza dell'empowerment" le varie schematizzazioni tradizionali come stili gerarchici, democratici, ecc. stanno facendo posto ad un nuovo ordine: l'empowerment. 

Questo passaggio accade quando le persone si prendono la responsabilità di ciò che fanno e collaborano per il raggiungimento di uno scopo comune, così al potere si sostituisce l'empowerment.

Per far crescere questa cultura in azienda, in famiglia ed in qualsiasi gruppo di persone, occorre creare dei collaboratori autonomi. Cioè il leader deve allontanarsi dal paradigma del "controllo" e del "comando" ma allo stesso tempo anche il collaboratore deve iniziare a essere proattivo e intraprendere delle iniziative e non aspettare che qualcuno dall'alto gli dica cosa fare. 

Il rapporto tra leader e collaboratori diventa sempre più stretto e finalizzato, d'altra parte come potremmo avere un leader senza sostenitori o viceversa sostenitori senza leader? 

Secondo me il vero leader è colui che riesce a far progredire le persone che ha sotto il suo comando, riesce a prenderne il meglio di ognuno e a farli diventare a loro volta leader o comunque persone in grado di fare la differenza e responsabilizzarsi.

Per creare dei collaboratori responsabilizzati e autonomi occorre sviluppare in loro l'idea di auto formarsi. Ogni addetto aziendale deve avere ben chiaro in mente il suo grado di formazione e l'obiettivo a cui vuole ambire. Il collaboratore diventa realmente autonomo quando riesce a sviluppare conoscenza e competenze

Di seguito le tre competenza base che il collaboratore autonomo dovrebbe sviluppare:
  1. Rivalutare le credenze limitanti;
  2. capire le proprie forme di potere e valorizzarle;
  3. unire le forze e collaborare per il successo del gruppo.

Queste tre competenze le svilupperemo singolarmente nei prossimi post.

martedì 9 luglio 2013

6° passo per fare carriera: CREA LA TUA NUOVA IDENTITA'.


Angelo Emidio Lupo
QUESTO E' IL SESTO DI SETTE  POST IN CUI TI INSEGNERO'  AD UTILIZZARE L’ENERGIA CHE HAI DENTRO DI TE PER INDIRIZZARLA VERSO UN PRECISO OBIETTIVO: LA TUA CARRIERA. IMPARERAI A MUOVERE GUERRA A TE STESSO E ALLE TUE CREDENZE AUTOLIMITANTI.
Scoprirai che con piccoli accorgimenti farai passi da gigante, Passi che ti porteranno a compiere quel salto di qualità necessario al raggiungimento dell’obiettivo prefissato. 
Innanzi tutto ti dico che non c’è risultato se non c’è azione!  L’articolo è diviso in sette passi da seguire per fare carriera: leggi prima tutto l’articolo per avere una visione d’insieme, poi leggi un passo alla volta, rifletti e infine agisci.
Ricorda che non c’è risultato se non c’è azione.





CREA LA TUA NUOVA IDENTITA'

Il cammino verso la tua promozione ti porta inevitabilmente a toccare argomenti che hanno a che fare con il tuo essere profondo, cioè con la tua identità. Se pensi come un capo, agisci come un capo, ti comporti da capo, hai le capacità del capo: allora sei tu il capo. Anche se non sei il capo nominativo, lo sei sul campo effettivamente. Se ti piace il gioco del calcio avrai sicuramente sentito parlare di giocatori che sono allenatori in campo. Questi giocatori non hanno bisogno di prendersi il brevetto di allenatore: lo sono già. I loro compagni gli riconoscono capacità e leadership. Lo stesso vale per te. Sei già un capo ma devi rendertene conto. La nomina effettiva sarà soltanto questione di tempo e di denaro.
gatto leoneSe un collega chiede a te delle delucidazioni su come svolgere un lavoro e non al responsabile, non è questo un segno tangibile che il vero capo, quello in campo, sei tu? Se questo ti capita di sovente allora devi prendere consapevolezza e dire: «Il vero capo sono io».

L’identità è riferita a tutte quelle frasi in cui utilizzi il verbo “essere”. Ad esempio se dici: «Io sono un ottimo genitore» o «Io sono un discreto dipendente», stai affrontando la cosa a livello di identità. A questo livello l’impatto su te stesso è enorme! Può potenziarti, come distruggerti.

Tendenzialmente siamo portati a estremizzare, e se un giorno abbiamo avuto una performance negativa siamo pronti a buttarci la croce addosso. Lo stesso facciamo con i nostri figli, i nostri amici, i nostri collaboratori. Ad esempio, se un giorno ti sei comportato male, non puoi affermare che sei una persona malvagia. 
Devi analizzare bene il perché ti sei comportato così male, quante volte ti comporti male nell’arco di una giornata, con chi ti comporti male ecc. Probabilmente scoprirai che non sei affatto malvagio e che hai un problema non a livello di identità, bensì a livello di comportamento. Lo stesso vale se l’analisi anziché farla su te stesso la fai sugli altri.

lunedì 8 luglio 2013

La forza dell'empowerment...

Come fanno le migliori aziende a stare sempre ai vertici e battere costantemente la concorrenza?

Oltre all'attenzione che viene riservata ai clienti, vi è un'altra arma a disposizione delle aziende: l'empowerment.

Cos'è l'empawerment e come mai è così importante?

L'empawerment consiste nello sprigionare le capacità del personale, nell'attingere alle loro risorse più profonde, nell'attivare la loro motivazione finalizzandola ad un lavoro efficace e allo stesso tempo produttivo sia per il dipendente, per l'azienda e per il cliente.

Assistiamo spesso a capi despota, che urlano, sbraitano, risolvono i problemi con azioni gerarchiche e reprimono le capacità e l'inventiva di tante persone.

Le aziende di successo sanno ascoltare i loro dipendenti, sono loro in prima linea e sono loro ad avere diretto contatto con i clienti, quindi ascoltano i commenti, interagiscono, li mettono in condizioni di operare anche fuori dal rigido incarico e protocollo.

L'empawerment aiuta a liberare il potere che è insito in ogni persona e utilizzarlo per ottenere dei risultati positivi per l'azienda sia in termini di introiti economici che di soddisfazione della clientela. 

Sai perché sono poche le aziende che sviluppano realmente, quindi non solo a chiacchiere, questo concetto? La risposta è semplice: perché non è per nulla facile.

Richiede un salto di paradigma, sia per la leadership aziendale che per i lavoratori. infatti spesso si incappa nell'errore di pensare che libertà di operare nei confronti dei clienti significhi libertà di fare come ci pare senza considerare che la libertà porta con sé rischi e responsabilità. 



martedì 2 luglio 2013

5° passo per fare carriera: SVILUPPA LE CREDENZE DA CAPO.


Angelo Emidio Lupo
QUESTO E' IL QUINTO DI SETTE  POST IN CUI TI INSEGNERO'  AD UTILIZZARE L’ENERGIA CHE HAI DENTRO DI TE PER INDIRIZZARLA VERSO UN PRECISO OBIETTIVO: LA TUA CARRIERA. IMPARERAI A MUOVERE GUERRA A TE STESSO E ALLE TUE CREDENZE AUTOLIMITANTI.
Scoprirai che con piccoli accorgimenti farai passi da gigante, Passi che ti porteranno a compiere quel salto di qualità necessario al raggiungimento dell’obiettivo prefissato. 
Innanzi tutto ti dico che non c’è risultato se non c’è azione!  L’articolo è diviso in sette passi da seguire per fare carriera: leggi prima tutto l’articolo per avere una visione d’insieme, poi leggi un passo alla volta, rifletti e infine agisci.

Ricorda che non c’è risultato se non c’è azione.


SVILUPPA LE CREDENZE DA CAPO

Abbiamo detto che devi iniziare a comportarti da capo, devi anche acquisire le capacità da capo. Ora devi compiere il passo successivo: sviluppare le credenze da capo. Questo è il passo più difficile da affrontare e superare. Tutti i limiti che ti sei imposto, le opportunità che vedi, i sogni a cui ambisci, prendono tutti vita dalle credenze che intimamente hai sviluppato.
Ad esempio, se hai fatto propria la credenza che fa carriera solo chi scende a patti e tu ti ritieni una persona integerrima, difficilmente farai carriera. In realtà a fare carriera sono sia coloro che scendono a patti, sia coloro che sono integerrimi. Il problema sta nella tua credenza: se non ti togli di dosso questo fardello, inconsciamente, contrasterai il tuo operato. Non ce la metterai tutta, non darai tutto te stesso e probabilmente non riuscirai.

Qui non si tratta di apprendere delle capacità o di assumere certi comportamenti. Come abbiamo visto nei passi precedenti, un pò di disciplina, unita a una forte volontà, ti portano dritto al successo. Non si tratta di togliersi un paio di occhiali e cercare di vedere il mondo da più punti di vista. Tratteremo argomenti che sono strettamente collegati al tuo sistema operativo, quel software che è alla base degli elaboratori elettronici, di cui ogni altro software ha bisogno per funzionare. Se ad esempio sul tuo computer installi Windows, i programmi elaborati per Apple non funzionano, né tanto meno quelli sviluppati per Linux. I cosiddetti sistemi operativi hanno un’importanza superiore in quanto condizionano quelli funzionali.
Per vincere questa sfida devi superare te stesso, andare oltre il tuo modo di pensare. Devi muovere guerra a te stesso, in particolare alle tue credenze.

L’attitudine a credere in cose che, in effetti, non conosciamo affatto, è deleteria e ci fa prendere decisioni sbagliate. Di seguito ti elenco otto credenze che accomunano gli uomini di successo.
    Crescita
  1. sei tu la causa sia dei tuoi successi che dei tuoi insuccessi;
  2. esistono risultati buoni e meno buoni, non esistono insuccessi;
  3. il lavoro è divertimento;
  4. non puoi conoscere tutto, però all’occorrenza puoi approfondire l’argomento;
  5. non ci sono risultati senza azione;
  6. non devi reggere allo stress e alle forti pressioni: devi gestirle;
  7. la risorsa più grande è rappresentata dalle persone;
  8. per avere successo devi migliorarti costantemente;

Se vuoi fare carriera smettila di raccontarti frottole e inizia a pensare e ad agire con intelligenza. Fai subito tue le otto credenze di coloro che hanno avuto successo.



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