mercoledì 26 giugno 2013

Il falso mito della rappresentanza nelle democrazie

L'articolo 1 della Costituziona Italiana recita: "La sovranità appartiene al popolo che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione".

Ma quali sono i limiti che impone la costituzione? E' possibile esercitare una sovranità con dei limiti? Inoltre, come fanno circa 50 milioni di persone a esercitare la sovranità riunendosi in assemblea?

Il metodo più utilizzato è quello detto di "rapresentanza" cioè il popolo sovrano attribuisce poteri di decisione a organi costituzionali che vengono eletti dai cittadini italiani. Questi organi, forti del voto, prendono decisioni in nome del popolo italiano.

Ma questa rappresentanza politica ha veramente radici nella realtà o è solo una trovata ideologica?

In realtà, cos'è la rappresentanza? Cosa succede quando il decido di farmi rappresentare da un'altra persona in un affare privato?

Se ad esempio voglio vendere un bene e indico a rappresentarmi una terza persona, questa rappresentanza produce per me effetti giuridici sia a mio favore che a mio discapito. Per questo motivo io do al mio rappresentante delle indicazioni precise che dovrà seguire pena l'invalidità degli atti da lui compiuti. Cioè il rappresentante non potrà agire fuori dal mandato che gli ho conferito.

Cosa succede invece nel caso politico? I politici hanno dei poteri che sono fissati direttamente dalla Costituzione e dalle leggi (che loro stessi promulgano) che non vengono conferiti dal popolo. Non solo, oggi come oggi, chi elegge i politici non può scegliere tra 50 milioni di persone ma deve farlo in base ad una ristretta rosa decisa da un segretario di partito. A queste persone il cittadino non può dare un incarico preciso e definirne ipoteri. 

L'art. 67 della Costituzione Italiana  dice che "ogni membro del Parlamento rappresenta la Nazione ed esercita le sue funzioni senza vincolo di mandato". Da notare che "rappresenta la nazione", nemmeno il popolo.

Noi popolo italiano siamo uno strano sovrano: ci limitiamo a scegliere coloro che eserciteranno il potere tra un o sparuto gruppo di persone, nominati da un capo di partito, senza poi poterli né controllare, né indirizzare.

Anche un altro fattore è molto importante in questo comuffamento di rappresentanza: il tempo. Noi popolo italiano possiamo avvalerci della nostra sovranità ogni cinque anni.

Ecco perché le leggi elettorali sono importanti e anziché andare in piazza per la squadra del cuore, dovremmo andare in piazza per far valere i nostri diritti.

martedì 25 giugno 2013

4° passo per fare carriera: ACQUISISCI LE CAPACITA' RICHIESTE E MOTIVA I COLLABORATORI.


Angelo Emidio Lupo
QUESTO E' IL QUARTO DI SETTE  POST IN CUI TI INSEGNERO'  AD UTILIZZARE L’ENERGIA CHE HAI DENTRO DI TE PER INDIRIZZARLA VERSO UN PRECISO OBIETTIVO: LA TUA CARRIERA. IMPARERAI A MUOVERE GUERRA A TE STESSO E ALLE TUE CREDENZE AUTOLIMITANTI.
Scoprirai che con piccoli accorgimenti farai passi da gigante, Passi che ti porteranno a compiere quel salto di qualità necessario al raggiungimento dell’obiettivo prefissato. 
Innanzi tutto ti dico che non c’è risultato se non c’è azione!  L’articolo è diviso in sette passi da seguire per fare carriera: leggi prima tutto l’articolo per avere una visione d’insieme, poi leggi un passo alla volta, rifletti e infine agisci.
Ricorda che non c’è risultato se non c’è azione.



ACQUISISCI LE CAPACITA' RICHIESTE E MOTIVA I COLLABORATORI

Se hai ottenuto la promozione, ma non hai le capacità per espletarla, presto perderai la faccia e la posizione. Se non puoi camminare, non correre. Inizia a correre solo quando avrai imparato a camminare bene.
Devi svolgere bene il tuo lavoro, se non lo sai fare bene lascia stare tutto e cerca di galleggiare nel mare aziendale per non annegare. Se invece, come spero, sei capace a svolgere il tuo lavoro devi ora apprendere quelle capacità che ti occorrono per svolgere il tuo futuro lavoro: quello di capo. Del tuo lavoro devi sapere tutto, quindi devi sapere più di ogni altra persona in azienda. Non c’è gloria se non c’è impegno e dedizione. Ripeto, del tuo lavoro devi sapere tutto, ma proprio tutto.

Autostima
Prendi il tuo talento e sviluppalo fino a diventare il più bravo di tutti. Nessuno in azienda deve potersi avvicinare a te senza aver paura di fare una figuraccia. Verranno da te per chiedere consiglio e non più perché sei un impiegato generico.
Cosa ti piace fare? Ti intendi di software, di reti, di sistemi? Sei un appassionato della finanza, conosci più lingue, sei fissato per il marketing, hai studiato PNL? Qualsiasi cosa che sprigiona il tuo talento ti porterà dritto alla promozione. Qualsiasi cosa ti piaccia fare deve essere: gradevole, di attualità e specifica.

Essere il capo significa stare sempre un passo avanti a tutti, pensare in maniera autonoma e creativa, possedere energia per portare avanti i progetti con determinazione.
Il capo deve auto motivarsi e motivare tutta la sua squadra, auto gratificarsi e gratificare gli altri. Il capo spesso è solo e nella sua solitudine deve cercare soluzioni per tutti. Studia, agisci e poi raddrizza il tiro: ricorda che se sai dove sparare prima o poi colpirai il bersaglio. Per stare davanti a tutti devi possedere una visione d’insieme e saperla proiettare nel futuro.

La tua bravura sarà quella di alimentare il senso di appartenenza del gruppo. La vittoria privata di ogni tuo collaboratore deve corrispondere alla vittoria di tutto il gruppo.
Trasforma i tuoi contendenti in nemici e guida i tuoi uomini come se dovessi combattere una guerra santa. Se offri un nemico, se l’essere uniti porta più gratificazioni che agire solitariamente, gli interessi di gruppo prevalgono su quelli personali.
Devi continuamente emozionare i tuoi collaboratori. Non è con la ragione che conquisterai i loro cuori. Se riesci a trasmettere al tuo gruppo forti emozioni, a loro volta le trasferiranno ai clienti. Devi farlo continuamente, perché quando le cose vanno bene e sono organizzate, i tuoi collaboratori tendono a rilassarsi. Il rilassamento va combattuto con lo slancio continuo; non devi permettere a nessuno di frenare il movimento emozionale che hai innescato. Cerca sempre la leva per motivare i tuoi collaboratori. La prestazione di un collaboratore è data dal prodotto tra le competenze e la motivazione.

lunedì 24 giugno 2013

Come sviluppare il proprio talento


Innanzi tutto partiamo con il piede giusto: qual è il tuo talento? Cosa ti piace fare?
Ti piace scrivere, disegnare? Sei appassionato di software, di finanza?
Qualsiasi cosa ti piaccia fare e che sprigiona il tuo talento ti porterà dritto verso il successo! 
Questo significa che devi porre molta attenzione nello scegliere cosa ti piace fare veramente e cosa invece pensi che ti piaccia.


 Innanzi tutto, quello che ti piace fare deve essere:
  • gradevole;
  • attuale;
  • specifico.
Gradevole, perché prima o poi incontrerai delle difficoltà, dei problemi di difficile soluzione. In questi momenti la differenza la farà la passione, la tua capacità di automotivarti. Se fai una cosa che ti piace non ti annoierai e potrai sprigionare tutta l’energia potenziante che è dentro di te.
Attuale, perché viviamo in un’era che divora tutto in poco tempo. La fame di conoscenza è altissima, i tempi di realizzazione e di utilizzo sono sempre più brevi. Se fai qualcosa che non è attuale, bensì superata, rischi di essere etichettato come un nostalgico, mentre se fai qualcosa che ancora la società non è pronta a capire rischi di essere considerato un visionario.
Specifico, perché nel tuo lavoro devi diventare il più bravo di tutti! Nessuno deve conoscere la materia meglio di te. A lavoro, nessuno deve avvicinarsi a te senza paura di fare una figuraccia.
Per essere il più bravo non puoi soltanto fare ricorso alla tua esperienza: devi imparare leggendo, studiando, approfondendo argomenti specifici. Molti sono vittima del paradigma che si impara meglio dall’esperienza.
L’esperienza ci aiuta a capire e modificare le nostre azioni, ma cosa succede quando dobbiamo apprendere qualcosa che va al di là della nostra esperienza? Qualcosa che non possiamo sperimentare direttamente? Inoltre se ciò che facciamo (esperienza) avrà un risvolto nel futuro, come faremo a capire di aver commesso un errore o di aver fatto bene? Lo sapremo soltanto quando arriverà questo futuro. Nel frattempo continueremo a sbagliare o fare bene senza saperlo?
L’apprendimento dall’esperienza è un’illusione. Certamente noi apprendiamo meglio dall’esperienza ma non riusciamo a verificare le conseguenze delle nostre azioni se queste influenzeranno il nostro futuro.
Per questo motivo devi apprendere studiando, leggendo tantissimi libri, informandoti su nuove idee, tecnologie, imparare a utilizzare l’immaginazione.

venerdì 21 giugno 2013

Decidere è un grande potere


Ti sei mai chiesto perché due persone, di fronte allo stesso problema, reagiscono in maniera diversa? Perché uno si arrabbia, sbraita, urla, mentre l’altro mantiene la calma?
Se la domanda ti incuriosisce continua a leggere per scoprire perché ciò accade.
La decisione che prendiamo per rispondere a un problema delinea la qualità della nostra vita. Decidere è un grande potere ma non sappiamo controllarlo, nessuno ci ha insegnato a farlo. Ci troviamo così a prendere decisioni su basi infondate, su preconcetti, su abitudini e attitudini fuorvianti. Questo grande potere lo buttiamo via per la nostra deleteria attitudine a credere in cose che non conosciamo affatto.
I politici, i media, le religioni, gli uomini di marketing, i collaboratori, gli amici, i familiari, chi in buona, chi in cattiva fede, cercano tutti di indurci a decidere secondo le loro esigenze.
Cadere in queste trappole è facile: fanno tutte leva sulle nostre emozioni. Le emozioni sono più veloci del pensiero razionale e ci impongono una reazione istantanea. La nostra parte emotiva guida le decisioni che prendiamo giornalmente in stretta sinergia con quella razionale. Questo connubio crea e libera in noi energie immense: sta poi a noi indirizzarle nella giusta direzione. Queste energie possono ritornarci utili o limitarci nella nostra esistenza quotidiana.
L’Aikido Mentale, interviene proprio nel momento in cui un’emozione monta. Questo metodo ti aiuta a controllare le emozioni che possono portarti a decisioni sbagliate procurando un senso di malessere psicologico

Con l'audiocorso Aikido Mentale imparerai a rielaborare le emozioni indirizzandole nella direzione per te più potenziante, ti abituerai a ottimizzare la circolazione emotiva. Imparerai a equilibrare le emozioni sia penose che esaltanti, per raggiungere uno stato dinamico di benessere psicologico.

Clicca qui per saperne di più: 

giovedì 20 giugno 2013

E' un semaforo o una rotonda?


A primo acchito potrebbe sembrare una domanda retorica, frivola e priva di significato. Una di quelle domande che lasciano a bocca aperta. Quando pongo questa domanda, durante un colloquio di lavoro o durante una discussione con amici, mi accorgo che lascio il mio interlocutore interdetto.
A me serve sia per interrompere il modulo del soggetto con il quale parlo, sia per approfondire l'argomento.
E' un metodo che ho adottato soprattutto per capire se la soluzione che ho trovato al problema è valida o meno.
Quando ho un problema cerco solitamente tre soluzioni diverse. Poi le analizzo una per una e, infine, per sceglierne una mi pongo la seguente domanda: è un semaforo o una rotonda?
Se la soluzione è un semaforo la scarto e passo alla successiva, finché la risposta sarà: è una rotonda.
Cosa differisce la soluzione semaforo dalla soluzione rotonda? 
La soluzione semaforo porta sì a raggiungere l'obiettivo, ma con costante ed enorme utilizzo di energia. Occorre fare manutenzione periodica, che a volte costa di più del beneficio.
Al contrario, la soluzione rotonda, risolve il problema alla base e non necessita di manutenzione, se non di quella ordinaria.Il traffico fluisce da sé senza alcun aggiustamento o ritaratura e diminuiscono gli incidenti.
Con la soluzione rotonda approdi a soluzioni sistemiche e ti abitui a pensare per grandi sistemi e non per piccoli intervalli di essi.
Ad esempio, se devi studiare per superare un esame universitario, poniti la domanda:il mio metodo di studio di questa materia è un semaforo o una rotonda? Se la risposta è rotonda, allora devi cambiare metodo. Passi troppe ore a rileggere ciò che hai letto? Passi troppo tempo a mandare a memoria tutto? Dopo dieci giorni hai dimenticato tutto? Allora sei nella soluzione semaforo. Hai bisogno di ripetere giornalmente delle azioni per poter studiare o ricordare i concetti fondamentali. 
Per passare ad una soluzione rotonda devi applicarti e cambiare metodo, forse troveresti interessante apprendere come leggere più velocemente o come memorizzare un elenco di punti tramite associazione. 
Io ho capito che i professori all'esame chiedono quello che insegnano a lezione, né più ne meno. Se poi utilizzi le stesse parole e gli stessi esempi hai fatto bingo. Così dallo studiare interi libri e sottolineare piccole note (soluzione semaforo), sono passato ad ascoltare con attenzione le lezioni, annotare gli esempi e individuare delle parole chiave. Qual è il sistema dietro questa soluzione? I professori sanno ciò che insegnano, siamo noi che diamo più importanza alla loro posizione e pensiamo di dover conoscere i dettagli. Ripeto, loro sanno ciò che insegnano, né più, né meno.
Nell'ebook Aikido Mentale scopri un metodo per affrontare le difficoltà della vita, ma soprattutto per individuare le migliori risposte ad esse.

mercoledì 19 giugno 2013

Come ottenere risultati seguendo i principi naturali


Puoi ottenere dei risultati sia seguendo la strada dell’apparenza, sia quella della sostanza. Oggi tendiamo a divinizzare i personaggi pubblici: attori, cantanti, calciatori. Tutti bravi, belli e ricchi. Per accorgerci poi che sono esseri umani, con debolezze e paure, e né la fama, né la ricchezza riescono a riempire quel senso di vuoto che si prova quando viviamo lontani dall’essenza dei principi naturali. Come spiegarci diversamente tanti suicidi di persone famose?
La ricchezza, la notorietà e il potere possono aiutarci nel condurre una vita felice, ma non possono in nessun caso sostituirsi ai principi naturali.
I principi infondono forza d’animo e fiducia, sono una guida nel cammino della nostra vita. L’ebook “Fare Carriera in 7 Giorni” è ricco di tecniche e consigli pratici su come comportarti, sulle capacità che devi acquisire e sulle credenze che devi sviluppare. Tutto l’ebook è imperniato su due principi naturali: quello della crescita e quello del potenziale.
Vi sono delle regole base decise dalla natura che non possiamo infrangere. Per raccogliere un frutto il contadino deve preparare il terreno, piantare il seme, annaffiare e potare, poi quando la pianta è pronta, raccogliere i frutti del suo lavoro. Può, a suo aiuto, utilizzare nuove tecnologie, allestire una serra, ma il processo di crescita non può saltarlo. Un bimbo di dieci anni non può assumere l‚incarico di guidare un’azienda complessa. Può essere intelligente, capace, ma non può assumersi una tale responsabilità.
Ogni dieci anni raddoppiamo il nostro sapere e il processo di crescita culturale richiede più tempo e specializzazione. Tra lauree, master e specializzazioni, i ragazzi si immettono nel mondo lavorativo all’età di trentanni.Il principio della crescita deve accompagnarti per tutta la vita. Non devi mai pensare di essere arrivato, di non poter più apprendere nulla, di non poter cambiare idea.
Il principio della crescita è dinamico: quando pensi di aver capito, scopri nuovi scenari da esplorare, nuove vie da percorrere.
Strettamente connesso a questo principio c’è quello del potenziale. Intimamente sappiamo che possiamo crescere e sviluppare le nostre attitudini. Sappiamo di poter migliorare ed esprimerci così al meglio. Il raggiungimento di un obiettivo sviluppa un più alto limite di potenziale. Questo vale sia per singoli individui che per intere nazioni. Il progresso, che oggi viviamo, affonda le radici nel potenziale lasciatoci in eredità dai nostri genitori; noi lasceremo ai nostri figli un potenziale superiore.
Cercare di eludere i tempi per la crescita ti porta a farti carico di incombenze che non avevi previsto e quindi a perdere ulteriore tempo prezioso. Quando pianifichi una crescita, che sia personale o professionale, poni molta attenzione ai tempi previsti.
Le scorciatoie possono portarti al successo prima del previsto ma sicuramente ti faranno cadere anche prima del previsto. Ho visto tantissime persone fare carriera velocemente per poi precipitare ai primi segni di difficoltà. La loro crescita era stata troppo veloce e non avevano ancora costruito bene le basi del loro lavoro.

martedì 18 giugno 2013

3° passo per fare carriera: COMPORTATI COME SE FOSSI GIA' STATO PROMOSSO.


Angelo Emidio Lupo

QUESTO E' IL TERZO DI SETTE  POST IN CUI TI INSEGNERO'  AD UTILIZZARE L’ENERGIA CHE HAI DENTRO DI TE PER INDIRIZZARLA VERSO UN PRECISO OBIETTIVO: LA TUA CARRIERA. IMPARERAI A MUOVERE GUERRA A TE STESSO E ALLE TUE CREDENZE AUTOLIMITANTI.
Scoprirai che con piccoli accorgimenti farai passi da gigante, Passi che ti porteranno a compiere quel salto di qualità necessario al raggiungimento dell’obiettivo prefissato. 
Innanzi tutto ti dico che non c’è risultato se non c’è azione!  L’articolo è diviso in sette passi da seguire per fare carriera: leggi prima tutto l’articolo per avere una visione d’insieme, poi leggi un passo alla volta, rifletti e infine agisci.
Ricorda che non c’è risultato se non c’è azione.



COMPORTATI COME SE FOSSI GIA' STATO PROMOSSO

Il primo comportamento che devi assumere è vestirti come chi sta nella posizione che vuoi occupare. Pensi che sia un oltraggio alla tua personalità? Pensi che puoi fare carriera anche senza
conformarti al ruolo? Sì che puoi, ma le possibilità di riuscita si riducono drasticamente. Chi deve  decidere se promuoverti deve valutare vari aspetti della tua personalità, pensi che escluda da tale
valutazione l’abbigliamento? Se vesti male o in maniera non conforme al ruolo, come potrai essere di esempio ai tuoi subalterni?
Posizioni percettive
Il mio lavoro consiste anche nel colloquiare i candidati per ruoli come venditori, addetti al call center, ruoli di amministrazione, designer, responsabili di reparto, responsabili dirigenziali ecc.
Scarto sempre coloro che si presentano al colloquio con scarpe sporche, capelli in disordine, vestiti malandati.
Non è solo un problema di forma ma anche di sostanza. Chi è a capo di un gruppo, sa benissimo che ha gli occhi puntati addosso. Sente la responsabilità, la fa propria e sa benissimo che se lui per primo non veste bene non può certo chiederlo ai collaboratori.

Più sali di livello, più devi pensare distaccandoti da te e devi immedesimarti nel ruolo. Questo ti porta a non chiacchierare di chicchessia ma a essere specifico, a non sparlare, a essere più riflessivo e preciso negli interventi. Impara tutto del tuo lavoro: tu sei l’esperto e nessuno deve poter svolgere il lavoro meglio di te. Hai tanti modi per farlo: puoi osservare colleghi anziani, leggere libri, informarti su Internet. Qualsiasi cosa va bene, purché tu lo faccia.

Dai la sensazione di aver compiuto il salto di qualità: da crisalide sei diventato farfalla. Pianta il seme nella mente dei tuoi capi e dei tuoi collaboratori, non passerà molto tempo ed esso germoglierà. Pensi che sia difficile? Se vuoi la promozione queste sono le regole base a cui dovrai attenerti. Quando avrai ottenuto la promozione capirai che è difficile mantenerla. Chi ti ha promosso ha aspettative e ti chiede risultati.
Per fare ciò devi conoscere le problematiche aziendali, affrontarle e offrire delle soluzioni vantaggiose. A questo punto potresti chiedermi: «Chi sono io per pensare come il capo e addirittura offrire soluzioni vantaggiose?» Se vuoi fare carriera, e quindi diventare capo, prima o poi dovrai ragionare da capo, quindi perché aspettare? Prendi in mano il tuo destino e agisci subito: pensa, rifletti e, soprattutto, agisci.

Per fare carriera devi apprendere la capacità di auto motivarti. Come il capo anche tu devi cercare dentro di te le motivazioni che ti portano a raggiungere l’obiettivo. Nello stilare il tuo piano di sviluppo personale hai già definito il tuo obiettivo a lungo termine ma, come avrai capito, definirlo è una cosa, raggiungerlo è tutt’altra. Infatti dovrai fare dei sacrifici, dovrai studiare, dovrai pensare, dovrai usare l’immaginazione. Dovrai combinare la motivazione con la disciplina.
Gli atleti che partecipano alle Olimpiadi si preparano e si allenano per quattro anni, giorno dopo giorno. Finalizzano i loro sforzi a pochi minuti, quelli in cui si giocano tutto. Cercano e trovano dentro di loro le motivazioni giuste. Questo fuoco deve ardere anche dentro di te e ogni giorno va alimentato. Durante gli anni avrai momenti di sconforto e per superare questi momenti devi essere appassionato sia del tuo lavoro, sia dell’obiettivo da raggiungere. La determinazione deriva dalla tua motivazione (motivo per agire).



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