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mercoledì 28 maggio 2014

Se vuoi fare qualcosa fissa la data...

Se vuoi fare qualcosa fissa una data
Se non fissi la data per il termine di un progetto non sei serio né con te stesso, né con gli altri.

Se fissi una data troppo lontano nel futuro stai prendendo tempo sia con i tuoi interlocutori che con te stesso.

Un progetto per essere fattibile deve avere una data ben definita e soprattutto vicina nel tempo. Se il progetto è completo occorre spezzettare le fasi e fissare le date per ogni fase.

Tieni sempre a mente tale data, anche se il progetto non è completo al 100% o non riesci a prevedere tutti i fattori esterni, fai in modo di terminarlo entro il termine stabilito. 

Fissare la data è un'abitudine mentale che crea potenzialità e riduce le problematiche. E' come fissare un appuntamento e fare di tutto per esserci.

sabato 15 marzo 2014

La comunicazione verbale e gli errori da evitare...

Struttura Profonda nel linguaggio verbale
Quando comunichiamo con il linguaggio verbale commettiamo degli errori, tendiamo a generalizzare utilizzando termini come “tutti”, “nessuno”, “mai”, “sempre”, “loro”, “noi” ecc. 

Le generalizzazioni confondono il nostro interlocutore.Allo stesso modo, quando dialoghiamo, tendiamo a sopprimere le informazioni. Siamo in presenza di soppressioni quando alla frase mancano degli elementi.

Se diciamo: «Comprare una Ford è conveniente» commettiamo un errore di soppressione. Ci dimentichiamo di dire per chi è conveniente, o rispetto a cosa, oppure di quanto è più conveniente. Noi che diciamo la frase abbiamo in mente tutti gli elementi mancanti, solo che non li diciamo, allora tocca al nostro interlocutore riempire i vuoti che noi lasciamo deliberatamente o inconsciamente. Può riempirli nel modo corretto, ma sarebbe una vera eccezione perché solitamente ognuno riempie questi vuoti colmandoli in base al proprio vissuto.
 Fare Carriera in 7 Giorni
Tratto da Fare Carriera in 7 Giorni

Ad esempio di fronte a un’affermazione del tipo «Comprare una Ford è conveniente» io intendo che è conveniente rispetto a una Peugeot o Renault, mentre il mio interlocutore potrebbe pensare che è conveniente rispetto a una Fiat; io intendo che conviene per la garanzia offerta dalla casa madre, mentre il mio interlocutore potrebbe pensare che conviene per il risparmio di carburante.

Infine altri errori di comunicazione sono dati dalla distorsione, che entra in scena quando adattiamo il significato di un discorso, di una parola o di un’emozione al nostro modo di vedere il mondo.

mercoledì 1 gennaio 2014

Come scrivere una frase obiettivo

Siamo a inizio anno e come ogni inizio d'anno siamo pieni di buoni propositi, fissiamo degli obiettivi, programmiamo dei piani strategici. Ma sappiamo come va formulato correttamente un obiettivo?

Quasi tutte queste buone intenzioni non riusciamo però a trasformarle in realtà, ci proviamo, poi ci riproviamo, ma non otteniamo risultati e allora pensiamo che è tutto inutile. 

Ciò accade perché non sappiamo formulare i nostri obiettivi in maniera corretta. Per aiutarvi vi riporto un passo del mio e-book "Fare carriera in 7 giorni".

"Inizia a fissare il tuo obiettivo a lungo termine: cosa farai fra cinque anni, e fra dieci? Non ci hai mai pensato? Non preoccuparti, sei in buona compagnia: tanti falliscono perché non hanno un piano di sviluppo personale, sono in balia delle emergenze quotidiane, viaggiano a vista, senza inserire il pilota automatico, perché non sanno che direzione prendere. Ma tu oggi puoi cambiare rotta e dirigerti verso il tuo sogno. Ogni tuo sforzo deve essere teso al raggiungimento del tuo obiettivo. Non aver paura di esprimere un obiettivo ambizioso: parliamo del tuo sogno e come tale non ha limiti.

Il tuo obiettivo lo devi esprimere in maniera positiva, dire «Non voglio più fare questo lavoro» non è un vero obiettivo. «Voglio dirigere il settore marketing» invece è un obiettivo, ma va espresso con maggiore dettaglio per essere ben definito. Se dici «Voglio guadagnare di più», l’obiettivo è posto in positivo però è generico e un obiettivo per essere tale deve essere specifico. Altra caratteristica è la misurabilità; se fai o no dei progressi devi saperlo, devi poter intervenire in corso d’opera e aggiustare il tiro. Deve essere attraente, perché nei giorni difficili la motivazione gioca un ruolo fondamentale per non farti abbandonare il tutto. Nel porti l’obiettivo devi sognare, ma allo stesso tempo devi pensare se è un obiettivo raggiungibile, sfidante sì ma anche e soprattutto raggiungibile. Nel fissare un obiettivo tieni sempre conto del fattore tempo. In quanto tempo vuoi raggiungere il tuo obiettivo? Se trascuri il fattore tempo, l’obiettivo si trasforma in un buon proposito. La gente è piena di buoni propositi, ma vuota di disciplina e tenacia.
Fare Carriera in 7 Giorni
Un obiettivo quindi deve essere innanzitutto ben formulato. Ecco un esempio: «Voglio scrivere un ebook su come fare carriera, di circa duecentoventi pagine (Semplice), in cui trasmetto la mia esperienza diretta al lettore (Misurabile), da terminare entro la fine dell’estate (Tempo). Questo mi porterà maggiore visibilità professionale (Attraente) nel mio settore come consulente di management, impegnandomi solo qualche ora al giorno (Raggiungibile) senza rubare tempo al lavoro quotidiano».

Ora che hai scritto la tua frase obiettivo a lungo termine, passa al vaglio gli obiettivi a breve e medio termine. Questi devono essere una conseguenza dell’obiettivo a lungo termine. Quanto dura il breve periodo dipende da te. Intanto in questo periodo dovresti inserire i lavori da svolgere, le scadenze, le azioni quotidiane. 
Nel medio termine dovresti inserire i progetti da formulare, le pianificazioni da intraprendere. Devi passare dal lavoro da eseguire a quello da pianificare. Ricorda sempre che devi essere flessibile; per quanto puoi programmare la tua vita futura, il mondo è così articolato che dovrai forzatamente fare delle pause, prepararti meglio, cambiare strada, finché non arriverai all'obiettivo. Le strategie esistono anche per essere variate, riviste, cambiate del tutto."


domenica 1 dicembre 2013

La seconda credenza del leader: esistono risultati buoni e meno buoni, non esistono insuccessi.

A colpo d’occhio può sembrare che io sia entrato in contraddizione, infatti nella Credenza n. 1 dico che sei tu la causa dei tuoi insuccessi, mentre qui ti dico che non esistono. Sei tu che dai un significato particolare a un evento, non è l’evento in sé che ha significato. 

Se avevi in mente di raggiungere la posizione di direttore vendite, ma sei stato promosso a capo area, solo tu puoi interpretare una promozione in un insuccesso limitandoti e negando a te stesso nuove prospettive.

Chi fa carriera, invece, pensa che è un altro passo per avvicinarsi alla direzione vendite. Chi ha già fatto carriera sa bene che per raggiungere la vetta occorre ingoiare tanti rospi, far buon uso delle esperienze negative e utilizzarle per non incorrere negli stessi errori.

L’aspetto fondamentale di questa credenza non sta tanto nel saper elaborare i risultati positivi, ma soprattutto nel saper elaborare quelli negativi. Ricorda, non esistono insuccessi, ma solo difficoltà da superare.

mercoledì 20 novembre 2013

Credenza n. 1: sei tu la causa sia dei tuoi successi che dei tuoi insuccessi.

La prima credenza del leader

Questo è il primo di 8 post dove svelo le 8 credenze che i grandi capi del passato hanno sviluppato.


Credenza n. 1: sei tu la causa sia dei tuoi successi che dei tuoi insuccessi.

"Ho letto tante biografie e autobiografie, sia di grandi imprenditori e manager di oggi che grandi personaggi del passato. Tutti sapevano assumersi la propria responsabilità. Tutti sapevano che ciò che accadeva era merito o demerito loro. Se vincevano era merito loro, se perdevano era demerito loro. 

Non erano vittime delle circostanze, anzi pensavano di poterle in qualche modo controllare.

Anche se questo paragone è abbastanza lontano dalla realtà o dall’obiettivo che ci poniamo in questo ebook (infatti noi non dobbiamo ampliare i confini di Roma ma fare carriera) questa credenza alimenta anche tutti coloro che dal nulla hanno creato la loro carriera lavorativa."




domenica 13 ottobre 2013

Non potrai mai sapere tutto...

Uno dei grandi errori che commettono persone anche in gamba è che pensano di poter far tutto da soli. 

Sono persone in gamba ma non otterranno mai risultati eccellenti. Di fronte ad un problema troveranno la soluzione personale ma non costruiranno un team di persone che lo faccia per loro.

Al contrario i grandi leader, i grandi uomini che hanno cambiato le nostre vite, costruiscono intorno a loro un team di persone che sanno rispondere ad ogni dubbio e trovano la soluzione ai problemi che inevitabilmente si affacciano lungo il percorso dell'evoluzione.

Henry Ford era considerato un grande industriale ma allo stesso tempo un ignorante. I giornalisti non riuscivano a spiegarsi come un uomo così ignorante potesse ottenere grandi risultati. Allora Henry Ford li convocò nel suo ufficio e disse loro che avrebbe risposto a ogni domanda.

I giornalisti si precipitarono all'appuntamento e iniziarono a porre domande tecniche a Ford. Quando non sapeva rispondere direttamente alzava la cornetta del telefono e chiamava un tecnico, poi riattaccava il telefono e rispondeva al giornalista.

La cosa andò avanti per un po di tempo finché un giornalista espresse disappunto sul fatto che Ford non conoscesse direttamente le risposte ma si faceva aiutare dagli esperti.

Ford rispose semplicemente con un'altra domanda: "perché avrebbe dovuto conoscere tecnicismi quando pagava persone per farlo"? e concluse dicendo "il segreto non sta nel conoscere le cose, bensì le persone".


mercoledì 11 settembre 2013

Spendere nelle persone: il miglior investimento aziendale.

E' incredibile quanto vero: le aziende spendono il 70% del denaro per pagare gli stipendi ma non spendono nulla per la loro formazione!

Sono in tanti gli imprenditori che spendono più tempo e denaro per la manutenzine degli edifici e delle macchine che degli uomini che fanno parte dell'azienda.

Sono in tanti i lavoratori che alla domanda "stai lavorando bene?" neanche sanno rispondere. Nessuno si cura di loro, nessuno si prende la briga di comunicare cosa si aspettano da loro. Alcuni alla domanda rispondono che pensano di lavorare bene ma non perché il capo lo ha chiamato e gli ha fatto i complimenti, bensì perché non ha subito urla e sbraiti. Sembra quasi che lavorare bene significhi non subire nessuna punizione.

Tutti i responsabili sanno cosa vogliono dai dipendenti ma non lo comunicano, attendono a fine anno per tirare le somme e eventualmente farne fuori qualcuno così sembrano bravi agli occhi dei titolari o dei capi e fanno vedere di avere la situazione sotto controllo.

Per motivare un dipendente occorre invece dirgli esattamente cosa ci si aspetta da lui e valutare durante l'anno la sua performance in maniera aperta, mettendo il dipendente in condizione di poter fare una corretta autovalutazione.


martedì 3 settembre 2013

Il futuro delle organizzazioni

Il mondo diventa sempre più complesso, interconnesso e le aziende per stare al passo con i tempi devono diventare complesse e dinamiche. 

Qualche anno fa bastavano poche persone capaci di apprendere e poi trasferire tale sapere a cascata su tutti i reparti.

Oggi questo tipo di organizzazione è entrato in crisi e non riesce a dare le risposte che il mercato attende.

Le organizzazioni che in futuro saranno eccellenti, dovranno invogliare tutti all'apprendimento collettivo, dove ognuno svolge il suo ruolo e partecipa fisicamente e mentalmente al raggiungimento dello scopo organizzativo.




mercoledì 28 agosto 2013

Se mai inizi, mai fallirai!

Se non inizi, mai fallirai! Sembra quasi una frase sciocca, ma nasconde una grande verità: solo chi fa qualcosa sbaglia

Molte persone procastinano una decisione o un'azione perché hanno paura di fallire, di sbagliare, di essere giudicati.

A pensarci bene se mai iniziamo a fare una cosa sicuramente avremo un esito negativo, quindi la nostra paura a sbagliare sarà fondata. 

Il vero problema non sta tanto nel commettere errori, bensì dall'imparare da essi e rialzarci ad ogni caduta.

Da piccoli sapevamo bene come funzionava, provavamo a fare una cosa ma sbagliavamo e nello sbagliare aumentavamo le nostre competenze; vi è un'unica differenza da quando eravamo bambini a oggi: da bimbi non avevamo paura di sbagliare!.

mercoledì 17 luglio 2013

La prima competenza del collaboratore autonomo: rivalutare le credenze limitanti

La nostra tendenza è quella di credere in cose che non conosciamo affatto. Nel post "Lotta contro le opinioni dominanti" potrai leggerne un esempio pratico ricavato dalla biografia di Henry Ford.

Un altro esempio l'ho riportato nel post "Superare i propri limiti
Sei uno di quelli che sta pensando: "Ma io conosco bene le cose in cui credo"? Allora ti invito a leggere subito il post "Le certezze che creano nemici

Nell'azienda in cui lavori, hai mai sentito dire a qualcuno questa frase? "Perché mai dovrei assumermi questa responsabilità"? "Qui nessuno ti gratifica, ogni cosa è dovuta", "Non riuscirò mai a portare a termine quel lavoro". ecc.

Sono queste tutte affermazioni limitanti che inibiscono il nostro operato e non danno adito a sfruttare il nostro vero potenziale. Queste credenze limitanti sono come una palla al piede che portiamo nel corso della nostra vita. Man mano che passano gli anni iniziamo a farci l'abitudine, iniziamo a pensare che forse non possiamo correre perché è così, punto e basta. Questa palla al piede ci permette di camminare ma non possiamo assolutamente nuotare perché ci porterebbe in fondo ma non ci permetterà mai di prendere il volo. 

E' importante disfarcene il prima possibile. Come? Andando in fondo ad ogni questione senza restare in superficie. Se ad esempio pensi che il tuo capo potrebbe arrabbiarsi se prendi una decisione in maniera autonoma pensa se ciò è vero. Ci sono casi in cui chi ha preso decisioni in azienda non è stato redarguito, anzi incoraggiato? Pensi veramente che se hai preso la giusta decisione qualcuno possa arrabbiarsi con te?

A me è capitato, nessuno voleva prendersi la responsabilità, il capo non era raggiungibile telefonicamente ma noi dovevamo obbligatoriamente prendere una decisione. I miei superiori si tirarono indietro con qualche scusa e allora decisi di agire. L'ho fatto perché non avevo altre soluzioni, perché ho pensato che forse era la cosa migliore da fare, ho iniziato a pensare come l'avrebbe affrontato il problema il capo e così ho agito.
I miei superiori mi dissero che avevo commesso un grosso errore e che ne avrei pagato le conseguenze. Quando il capo rientrò in ufficio,subito corsero a riferirgli dell'accaduto. Era un capo autoritario e non lasciava molto spazio ai subalterni. Con grosso sconcerto da parte di tutti valutò la mia azione e disse che lui non avrebbe potuto fare di meglio, si congratulò con me e disse "Finalmente qualcuno che sa prendersi delle responsabilità in quest'azienda"

Ricorda: non dare per scontato cose che non conosci affatto


martedì 16 luglio 2013

7° passo per fare carriera: AFFINA LE TECNICHE DI SVILUPPO PROFESSIONALE.



Angelo Emidio Lupo
QUESTO E' L'ULTIMO DI SETTE  POST IN CUI TI INSEGNO  AD UTILIZZARE L’ENERGIA CHE HAI DENTRO DI TE PER INDIRIZZARLA VERSO UN PRECISO OBIETTIVO: LA TUA CARRIERA. IMPARERAI A MUOVERE GUERRA A TE STESSO E ALLE TUE CREDENZE AUTOLIMITANTI.
Scoprirai che con piccoli accorgimenti farai passi da gigante, Passi che ti porteranno a compiere quel salto di qualità necessario al raggiungimento dell’obiettivo prefissato. 
Innanzi tutto ti dico che non c’è risultato se non c’è azione!  L’articolo è diviso in sette passi da seguire per fare carriera: leggi prima tutto l’articolo per avere una visione d’insieme, poi leggi un passo alla volta, rifletti e infine agisci.
Ricorda che non c’è risultato se non c’è azione.


AFFINA LE TECNICHE DI SVILUPPO PROFESSIONALE

Per renderti meglio l’idea, io posso tracciare un sentiero, sei tu che dovrai arare il terreno e piantare il seme. Sei tu che dovrai anche raccogliere i frutti del tuo lavoro. A me resta la soddisfazione di averti aiutato e di essere stato utile al mio prossimo. Almeno è quello che spero.
Anche quando raccogli i frutti, dopo un duro lavoro, devi continuare a lavorare. Ti chiederai il perché, ma la risposta è semplice: le erbacce sono sempre in agguato e pronte a prevaricare sul terreno, e tu devi estirparle continuamente.

La nostra mente è come un giardino e le erbacce rappresentano le false credenze. Queste false credenze sono limitanti e portano al fallimento. Devi coltivare una mente aperta. Per farlo devi continuamente estirpare erbacce e piantare semi. Nei limiti del possibile cerca di prevedere ed eliminare le minacce prima che possano verificarsi e metterti in difficoltà. Dormire sugli allori è un errore che non puoi permetterti. 
Ogni giorno devi compiere determinate azioni, migliorare nel tuo campo, sviluppare programmi. Ogni giorno devi disciplinarti e compiere un miglioramento. Napoleon Hill, padre del pensiero positivo, diceva che ogni giorno devi «Percorrere un miglio in più», che significa dare di più di quanto richiesto.
Per avere di più, quindi, devi fare di più. Questo è un principio che devi seguire, se vuoi ottenere di più. Dare di più non significa soltanto lavorare più ore o studiare più ore, significa anche farlo meglio, cioè con maggiore efficacia.

Sei arrivato alla fine dell’articolo. Questo è già un buon inizio. Nel corso della mia esperienza ho avuto modo di maturare i concetti che hai letto. Alcuni fanno parte della letteratura odierna e passata, mentre molti sono frutto di esperienza diretta. Nell’ebook ci sono consigli pratici che non troverai nei corsi di management o di aggiornamento.
Comunque tra l’insegnamento e la realtà esistono dei gap. Questi gap sono dovuti a una realtà estremamente complessa e impossibile da prevedere con esattezza, perché le variabili sono troppe. Non pretendo che impari tutto, ma ti invito a rileggere l’articolo più volte e a riflettere sugli argomenti che reputi migliori.
I consigli che ti ho illustrato per me hanno funzionato, forse per te vanno leggermente riadattati, comunque ti consiglio di avere un approccio scientifico: prima sperimenta, poi giudica. Così facendo capirai meglio i concetti, li approfondirai e ci metterai del tuo.
Winston Churchill disse: «Nella vita di ogni uomo arriva un momento particolare in cui, in senso figurato, si sente bussare sulla spalla e gli viene offerta l’occasione di fare qualcosa di speciale, unico e adeguato al suo talento. Che tragedia se si facesse trovare impreparato o incapace di svolgere il lavoro in cui toccherebbe la sua punta massima».
Ora però devi prendere l’iniziativa e agire: senza azione non c’è promozione! Buon lavoro e buona promozione!


mercoledì 10 luglio 2013

Leader tra leaders, questa è la nuova sfida.

Come abbiamo avuto modo di vedere nel post "La forza dell'empowerment" le varie schematizzazioni tradizionali come stili gerarchici, democratici, ecc. stanno facendo posto ad un nuovo ordine: l'empowerment. 

Questo passaggio accade quando le persone si prendono la responsabilità di ciò che fanno e collaborano per il raggiungimento di uno scopo comune, così al potere si sostituisce l'empowerment.

Per far crescere questa cultura in azienda, in famiglia ed in qualsiasi gruppo di persone, occorre creare dei collaboratori autonomi. Cioè il leader deve allontanarsi dal paradigma del "controllo" e del "comando" ma allo stesso tempo anche il collaboratore deve iniziare a essere proattivo e intraprendere delle iniziative e non aspettare che qualcuno dall'alto gli dica cosa fare. 

Il rapporto tra leader e collaboratori diventa sempre più stretto e finalizzato, d'altra parte come potremmo avere un leader senza sostenitori o viceversa sostenitori senza leader? 

Secondo me il vero leader è colui che riesce a far progredire le persone che ha sotto il suo comando, riesce a prenderne il meglio di ognuno e a farli diventare a loro volta leader o comunque persone in grado di fare la differenza e responsabilizzarsi.

Per creare dei collaboratori responsabilizzati e autonomi occorre sviluppare in loro l'idea di auto formarsi. Ogni addetto aziendale deve avere ben chiaro in mente il suo grado di formazione e l'obiettivo a cui vuole ambire. Il collaboratore diventa realmente autonomo quando riesce a sviluppare conoscenza e competenze

Di seguito le tre competenza base che il collaboratore autonomo dovrebbe sviluppare:
  1. Rivalutare le credenze limitanti;
  2. capire le proprie forme di potere e valorizzarle;
  3. unire le forze e collaborare per il successo del gruppo.

Queste tre competenze le svilupperemo singolarmente nei prossimi post.

martedì 9 luglio 2013

6° passo per fare carriera: CREA LA TUA NUOVA IDENTITA'.


Angelo Emidio Lupo
QUESTO E' IL SESTO DI SETTE  POST IN CUI TI INSEGNERO'  AD UTILIZZARE L’ENERGIA CHE HAI DENTRO DI TE PER INDIRIZZARLA VERSO UN PRECISO OBIETTIVO: LA TUA CARRIERA. IMPARERAI A MUOVERE GUERRA A TE STESSO E ALLE TUE CREDENZE AUTOLIMITANTI.
Scoprirai che con piccoli accorgimenti farai passi da gigante, Passi che ti porteranno a compiere quel salto di qualità necessario al raggiungimento dell’obiettivo prefissato. 
Innanzi tutto ti dico che non c’è risultato se non c’è azione!  L’articolo è diviso in sette passi da seguire per fare carriera: leggi prima tutto l’articolo per avere una visione d’insieme, poi leggi un passo alla volta, rifletti e infine agisci.
Ricorda che non c’è risultato se non c’è azione.





CREA LA TUA NUOVA IDENTITA'

Il cammino verso la tua promozione ti porta inevitabilmente a toccare argomenti che hanno a che fare con il tuo essere profondo, cioè con la tua identità. Se pensi come un capo, agisci come un capo, ti comporti da capo, hai le capacità del capo: allora sei tu il capo. Anche se non sei il capo nominativo, lo sei sul campo effettivamente. Se ti piace il gioco del calcio avrai sicuramente sentito parlare di giocatori che sono allenatori in campo. Questi giocatori non hanno bisogno di prendersi il brevetto di allenatore: lo sono già. I loro compagni gli riconoscono capacità e leadership. Lo stesso vale per te. Sei già un capo ma devi rendertene conto. La nomina effettiva sarà soltanto questione di tempo e di denaro.
gatto leoneSe un collega chiede a te delle delucidazioni su come svolgere un lavoro e non al responsabile, non è questo un segno tangibile che il vero capo, quello in campo, sei tu? Se questo ti capita di sovente allora devi prendere consapevolezza e dire: «Il vero capo sono io».

L’identità è riferita a tutte quelle frasi in cui utilizzi il verbo “essere”. Ad esempio se dici: «Io sono un ottimo genitore» o «Io sono un discreto dipendente», stai affrontando la cosa a livello di identità. A questo livello l’impatto su te stesso è enorme! Può potenziarti, come distruggerti.

Tendenzialmente siamo portati a estremizzare, e se un giorno abbiamo avuto una performance negativa siamo pronti a buttarci la croce addosso. Lo stesso facciamo con i nostri figli, i nostri amici, i nostri collaboratori. Ad esempio, se un giorno ti sei comportato male, non puoi affermare che sei una persona malvagia. 
Devi analizzare bene il perché ti sei comportato così male, quante volte ti comporti male nell’arco di una giornata, con chi ti comporti male ecc. Probabilmente scoprirai che non sei affatto malvagio e che hai un problema non a livello di identità, bensì a livello di comportamento. Lo stesso vale se l’analisi anziché farla su te stesso la fai sugli altri.

martedì 2 luglio 2013

5° passo per fare carriera: SVILUPPA LE CREDENZE DA CAPO.


Angelo Emidio Lupo
QUESTO E' IL QUINTO DI SETTE  POST IN CUI TI INSEGNERO'  AD UTILIZZARE L’ENERGIA CHE HAI DENTRO DI TE PER INDIRIZZARLA VERSO UN PRECISO OBIETTIVO: LA TUA CARRIERA. IMPARERAI A MUOVERE GUERRA A TE STESSO E ALLE TUE CREDENZE AUTOLIMITANTI.
Scoprirai che con piccoli accorgimenti farai passi da gigante, Passi che ti porteranno a compiere quel salto di qualità necessario al raggiungimento dell’obiettivo prefissato. 
Innanzi tutto ti dico che non c’è risultato se non c’è azione!  L’articolo è diviso in sette passi da seguire per fare carriera: leggi prima tutto l’articolo per avere una visione d’insieme, poi leggi un passo alla volta, rifletti e infine agisci.

Ricorda che non c’è risultato se non c’è azione.


SVILUPPA LE CREDENZE DA CAPO

Abbiamo detto che devi iniziare a comportarti da capo, devi anche acquisire le capacità da capo. Ora devi compiere il passo successivo: sviluppare le credenze da capo. Questo è il passo più difficile da affrontare e superare. Tutti i limiti che ti sei imposto, le opportunità che vedi, i sogni a cui ambisci, prendono tutti vita dalle credenze che intimamente hai sviluppato.
Ad esempio, se hai fatto propria la credenza che fa carriera solo chi scende a patti e tu ti ritieni una persona integerrima, difficilmente farai carriera. In realtà a fare carriera sono sia coloro che scendono a patti, sia coloro che sono integerrimi. Il problema sta nella tua credenza: se non ti togli di dosso questo fardello, inconsciamente, contrasterai il tuo operato. Non ce la metterai tutta, non darai tutto te stesso e probabilmente non riuscirai.

Qui non si tratta di apprendere delle capacità o di assumere certi comportamenti. Come abbiamo visto nei passi precedenti, un pò di disciplina, unita a una forte volontà, ti portano dritto al successo. Non si tratta di togliersi un paio di occhiali e cercare di vedere il mondo da più punti di vista. Tratteremo argomenti che sono strettamente collegati al tuo sistema operativo, quel software che è alla base degli elaboratori elettronici, di cui ogni altro software ha bisogno per funzionare. Se ad esempio sul tuo computer installi Windows, i programmi elaborati per Apple non funzionano, né tanto meno quelli sviluppati per Linux. I cosiddetti sistemi operativi hanno un’importanza superiore in quanto condizionano quelli funzionali.
Per vincere questa sfida devi superare te stesso, andare oltre il tuo modo di pensare. Devi muovere guerra a te stesso, in particolare alle tue credenze.

L’attitudine a credere in cose che, in effetti, non conosciamo affatto, è deleteria e ci fa prendere decisioni sbagliate. Di seguito ti elenco otto credenze che accomunano gli uomini di successo.
    Crescita
  1. sei tu la causa sia dei tuoi successi che dei tuoi insuccessi;
  2. esistono risultati buoni e meno buoni, non esistono insuccessi;
  3. il lavoro è divertimento;
  4. non puoi conoscere tutto, però all’occorrenza puoi approfondire l’argomento;
  5. non ci sono risultati senza azione;
  6. non devi reggere allo stress e alle forti pressioni: devi gestirle;
  7. la risorsa più grande è rappresentata dalle persone;
  8. per avere successo devi migliorarti costantemente;

Se vuoi fare carriera smettila di raccontarti frottole e inizia a pensare e ad agire con intelligenza. Fai subito tue le otto credenze di coloro che hanno avuto successo.



martedì 25 giugno 2013

4° passo per fare carriera: ACQUISISCI LE CAPACITA' RICHIESTE E MOTIVA I COLLABORATORI.


Angelo Emidio Lupo
QUESTO E' IL QUARTO DI SETTE  POST IN CUI TI INSEGNERO'  AD UTILIZZARE L’ENERGIA CHE HAI DENTRO DI TE PER INDIRIZZARLA VERSO UN PRECISO OBIETTIVO: LA TUA CARRIERA. IMPARERAI A MUOVERE GUERRA A TE STESSO E ALLE TUE CREDENZE AUTOLIMITANTI.
Scoprirai che con piccoli accorgimenti farai passi da gigante, Passi che ti porteranno a compiere quel salto di qualità necessario al raggiungimento dell’obiettivo prefissato. 
Innanzi tutto ti dico che non c’è risultato se non c’è azione!  L’articolo è diviso in sette passi da seguire per fare carriera: leggi prima tutto l’articolo per avere una visione d’insieme, poi leggi un passo alla volta, rifletti e infine agisci.
Ricorda che non c’è risultato se non c’è azione.



ACQUISISCI LE CAPACITA' RICHIESTE E MOTIVA I COLLABORATORI

Se hai ottenuto la promozione, ma non hai le capacità per espletarla, presto perderai la faccia e la posizione. Se non puoi camminare, non correre. Inizia a correre solo quando avrai imparato a camminare bene.
Devi svolgere bene il tuo lavoro, se non lo sai fare bene lascia stare tutto e cerca di galleggiare nel mare aziendale per non annegare. Se invece, come spero, sei capace a svolgere il tuo lavoro devi ora apprendere quelle capacità che ti occorrono per svolgere il tuo futuro lavoro: quello di capo. Del tuo lavoro devi sapere tutto, quindi devi sapere più di ogni altra persona in azienda. Non c’è gloria se non c’è impegno e dedizione. Ripeto, del tuo lavoro devi sapere tutto, ma proprio tutto.

Autostima
Prendi il tuo talento e sviluppalo fino a diventare il più bravo di tutti. Nessuno in azienda deve potersi avvicinare a te senza aver paura di fare una figuraccia. Verranno da te per chiedere consiglio e non più perché sei un impiegato generico.
Cosa ti piace fare? Ti intendi di software, di reti, di sistemi? Sei un appassionato della finanza, conosci più lingue, sei fissato per il marketing, hai studiato PNL? Qualsiasi cosa che sprigiona il tuo talento ti porterà dritto alla promozione. Qualsiasi cosa ti piaccia fare deve essere: gradevole, di attualità e specifica.

Essere il capo significa stare sempre un passo avanti a tutti, pensare in maniera autonoma e creativa, possedere energia per portare avanti i progetti con determinazione.
Il capo deve auto motivarsi e motivare tutta la sua squadra, auto gratificarsi e gratificare gli altri. Il capo spesso è solo e nella sua solitudine deve cercare soluzioni per tutti. Studia, agisci e poi raddrizza il tiro: ricorda che se sai dove sparare prima o poi colpirai il bersaglio. Per stare davanti a tutti devi possedere una visione d’insieme e saperla proiettare nel futuro.

La tua bravura sarà quella di alimentare il senso di appartenenza del gruppo. La vittoria privata di ogni tuo collaboratore deve corrispondere alla vittoria di tutto il gruppo.
Trasforma i tuoi contendenti in nemici e guida i tuoi uomini come se dovessi combattere una guerra santa. Se offri un nemico, se l’essere uniti porta più gratificazioni che agire solitariamente, gli interessi di gruppo prevalgono su quelli personali.
Devi continuamente emozionare i tuoi collaboratori. Non è con la ragione che conquisterai i loro cuori. Se riesci a trasmettere al tuo gruppo forti emozioni, a loro volta le trasferiranno ai clienti. Devi farlo continuamente, perché quando le cose vanno bene e sono organizzate, i tuoi collaboratori tendono a rilassarsi. Il rilassamento va combattuto con lo slancio continuo; non devi permettere a nessuno di frenare il movimento emozionale che hai innescato. Cerca sempre la leva per motivare i tuoi collaboratori. La prestazione di un collaboratore è data dal prodotto tra le competenze e la motivazione.

lunedì 24 giugno 2013

Come sviluppare il proprio talento


Innanzi tutto partiamo con il piede giusto: qual è il tuo talento? Cosa ti piace fare?
Ti piace scrivere, disegnare? Sei appassionato di software, di finanza?
Qualsiasi cosa ti piaccia fare e che sprigiona il tuo talento ti porterà dritto verso il successo! 
Questo significa che devi porre molta attenzione nello scegliere cosa ti piace fare veramente e cosa invece pensi che ti piaccia.


 Innanzi tutto, quello che ti piace fare deve essere:
  • gradevole;
  • attuale;
  • specifico.
Gradevole, perché prima o poi incontrerai delle difficoltà, dei problemi di difficile soluzione. In questi momenti la differenza la farà la passione, la tua capacità di automotivarti. Se fai una cosa che ti piace non ti annoierai e potrai sprigionare tutta l’energia potenziante che è dentro di te.
Attuale, perché viviamo in un’era che divora tutto in poco tempo. La fame di conoscenza è altissima, i tempi di realizzazione e di utilizzo sono sempre più brevi. Se fai qualcosa che non è attuale, bensì superata, rischi di essere etichettato come un nostalgico, mentre se fai qualcosa che ancora la società non è pronta a capire rischi di essere considerato un visionario.
Specifico, perché nel tuo lavoro devi diventare il più bravo di tutti! Nessuno deve conoscere la materia meglio di te. A lavoro, nessuno deve avvicinarsi a te senza paura di fare una figuraccia.
Per essere il più bravo non puoi soltanto fare ricorso alla tua esperienza: devi imparare leggendo, studiando, approfondendo argomenti specifici. Molti sono vittima del paradigma che si impara meglio dall’esperienza.
L’esperienza ci aiuta a capire e modificare le nostre azioni, ma cosa succede quando dobbiamo apprendere qualcosa che va al di là della nostra esperienza? Qualcosa che non possiamo sperimentare direttamente? Inoltre se ciò che facciamo (esperienza) avrà un risvolto nel futuro, come faremo a capire di aver commesso un errore o di aver fatto bene? Lo sapremo soltanto quando arriverà questo futuro. Nel frattempo continueremo a sbagliare o fare bene senza saperlo?
L’apprendimento dall’esperienza è un’illusione. Certamente noi apprendiamo meglio dall’esperienza ma non riusciamo a verificare le conseguenze delle nostre azioni se queste influenzeranno il nostro futuro.
Per questo motivo devi apprendere studiando, leggendo tantissimi libri, informandoti su nuove idee, tecnologie, imparare a utilizzare l’immaginazione.

mercoledì 19 giugno 2013

Come ottenere risultati seguendo i principi naturali


Puoi ottenere dei risultati sia seguendo la strada dell’apparenza, sia quella della sostanza. Oggi tendiamo a divinizzare i personaggi pubblici: attori, cantanti, calciatori. Tutti bravi, belli e ricchi. Per accorgerci poi che sono esseri umani, con debolezze e paure, e né la fama, né la ricchezza riescono a riempire quel senso di vuoto che si prova quando viviamo lontani dall’essenza dei principi naturali. Come spiegarci diversamente tanti suicidi di persone famose?
La ricchezza, la notorietà e il potere possono aiutarci nel condurre una vita felice, ma non possono in nessun caso sostituirsi ai principi naturali.
I principi infondono forza d’animo e fiducia, sono una guida nel cammino della nostra vita. L’ebook “Fare Carriera in 7 Giorni” è ricco di tecniche e consigli pratici su come comportarti, sulle capacità che devi acquisire e sulle credenze che devi sviluppare. Tutto l’ebook è imperniato su due principi naturali: quello della crescita e quello del potenziale.
Vi sono delle regole base decise dalla natura che non possiamo infrangere. Per raccogliere un frutto il contadino deve preparare il terreno, piantare il seme, annaffiare e potare, poi quando la pianta è pronta, raccogliere i frutti del suo lavoro. Può, a suo aiuto, utilizzare nuove tecnologie, allestire una serra, ma il processo di crescita non può saltarlo. Un bimbo di dieci anni non può assumere l‚incarico di guidare un’azienda complessa. Può essere intelligente, capace, ma non può assumersi una tale responsabilità.
Ogni dieci anni raddoppiamo il nostro sapere e il processo di crescita culturale richiede più tempo e specializzazione. Tra lauree, master e specializzazioni, i ragazzi si immettono nel mondo lavorativo all’età di trentanni.Il principio della crescita deve accompagnarti per tutta la vita. Non devi mai pensare di essere arrivato, di non poter più apprendere nulla, di non poter cambiare idea.
Il principio della crescita è dinamico: quando pensi di aver capito, scopri nuovi scenari da esplorare, nuove vie da percorrere.
Strettamente connesso a questo principio c’è quello del potenziale. Intimamente sappiamo che possiamo crescere e sviluppare le nostre attitudini. Sappiamo di poter migliorare ed esprimerci così al meglio. Il raggiungimento di un obiettivo sviluppa un più alto limite di potenziale. Questo vale sia per singoli individui che per intere nazioni. Il progresso, che oggi viviamo, affonda le radici nel potenziale lasciatoci in eredità dai nostri genitori; noi lasceremo ai nostri figli un potenziale superiore.
Cercare di eludere i tempi per la crescita ti porta a farti carico di incombenze che non avevi previsto e quindi a perdere ulteriore tempo prezioso. Quando pianifichi una crescita, che sia personale o professionale, poni molta attenzione ai tempi previsti.
Le scorciatoie possono portarti al successo prima del previsto ma sicuramente ti faranno cadere anche prima del previsto. Ho visto tantissime persone fare carriera velocemente per poi precipitare ai primi segni di difficoltà. La loro crescita era stata troppo veloce e non avevano ancora costruito bene le basi del loro lavoro.

martedì 18 giugno 2013

3° passo per fare carriera: COMPORTATI COME SE FOSSI GIA' STATO PROMOSSO.


Angelo Emidio Lupo

QUESTO E' IL TERZO DI SETTE  POST IN CUI TI INSEGNERO'  AD UTILIZZARE L’ENERGIA CHE HAI DENTRO DI TE PER INDIRIZZARLA VERSO UN PRECISO OBIETTIVO: LA TUA CARRIERA. IMPARERAI A MUOVERE GUERRA A TE STESSO E ALLE TUE CREDENZE AUTOLIMITANTI.
Scoprirai che con piccoli accorgimenti farai passi da gigante, Passi che ti porteranno a compiere quel salto di qualità necessario al raggiungimento dell’obiettivo prefissato. 
Innanzi tutto ti dico che non c’è risultato se non c’è azione!  L’articolo è diviso in sette passi da seguire per fare carriera: leggi prima tutto l’articolo per avere una visione d’insieme, poi leggi un passo alla volta, rifletti e infine agisci.
Ricorda che non c’è risultato se non c’è azione.



COMPORTATI COME SE FOSSI GIA' STATO PROMOSSO

Il primo comportamento che devi assumere è vestirti come chi sta nella posizione che vuoi occupare. Pensi che sia un oltraggio alla tua personalità? Pensi che puoi fare carriera anche senza
conformarti al ruolo? Sì che puoi, ma le possibilità di riuscita si riducono drasticamente. Chi deve  decidere se promuoverti deve valutare vari aspetti della tua personalità, pensi che escluda da tale
valutazione l’abbigliamento? Se vesti male o in maniera non conforme al ruolo, come potrai essere di esempio ai tuoi subalterni?
Posizioni percettive
Il mio lavoro consiste anche nel colloquiare i candidati per ruoli come venditori, addetti al call center, ruoli di amministrazione, designer, responsabili di reparto, responsabili dirigenziali ecc.
Scarto sempre coloro che si presentano al colloquio con scarpe sporche, capelli in disordine, vestiti malandati.
Non è solo un problema di forma ma anche di sostanza. Chi è a capo di un gruppo, sa benissimo che ha gli occhi puntati addosso. Sente la responsabilità, la fa propria e sa benissimo che se lui per primo non veste bene non può certo chiederlo ai collaboratori.

Più sali di livello, più devi pensare distaccandoti da te e devi immedesimarti nel ruolo. Questo ti porta a non chiacchierare di chicchessia ma a essere specifico, a non sparlare, a essere più riflessivo e preciso negli interventi. Impara tutto del tuo lavoro: tu sei l’esperto e nessuno deve poter svolgere il lavoro meglio di te. Hai tanti modi per farlo: puoi osservare colleghi anziani, leggere libri, informarti su Internet. Qualsiasi cosa va bene, purché tu lo faccia.

Dai la sensazione di aver compiuto il salto di qualità: da crisalide sei diventato farfalla. Pianta il seme nella mente dei tuoi capi e dei tuoi collaboratori, non passerà molto tempo ed esso germoglierà. Pensi che sia difficile? Se vuoi la promozione queste sono le regole base a cui dovrai attenerti. Quando avrai ottenuto la promozione capirai che è difficile mantenerla. Chi ti ha promosso ha aspettative e ti chiede risultati.
Per fare ciò devi conoscere le problematiche aziendali, affrontarle e offrire delle soluzioni vantaggiose. A questo punto potresti chiedermi: «Chi sono io per pensare come il capo e addirittura offrire soluzioni vantaggiose?» Se vuoi fare carriera, e quindi diventare capo, prima o poi dovrai ragionare da capo, quindi perché aspettare? Prendi in mano il tuo destino e agisci subito: pensa, rifletti e, soprattutto, agisci.

Per fare carriera devi apprendere la capacità di auto motivarti. Come il capo anche tu devi cercare dentro di te le motivazioni che ti portano a raggiungere l’obiettivo. Nello stilare il tuo piano di sviluppo personale hai già definito il tuo obiettivo a lungo termine ma, come avrai capito, definirlo è una cosa, raggiungerlo è tutt’altra. Infatti dovrai fare dei sacrifici, dovrai studiare, dovrai pensare, dovrai usare l’immaginazione. Dovrai combinare la motivazione con la disciplina.
Gli atleti che partecipano alle Olimpiadi si preparano e si allenano per quattro anni, giorno dopo giorno. Finalizzano i loro sforzi a pochi minuti, quelli in cui si giocano tutto. Cercano e trovano dentro di loro le motivazioni giuste. Questo fuoco deve ardere anche dentro di te e ogni giorno va alimentato. Durante gli anni avrai momenti di sconforto e per superare questi momenti devi essere appassionato sia del tuo lavoro, sia dell’obiettivo da raggiungere. La determinazione deriva dalla tua motivazione (motivo per agire).



lunedì 17 giugno 2013

Come gestire i gruppi all'interno dell'azienda


Se l’azienda in cui lavori è abbastanza strutturata ti troverai a far fronte a esigenze di diversi gruppi.
Ogni gruppo tenderà al dominio sugli altri creando così una competizione interna, e tale competizione si estenderà anche ai suoi membri. Questa lotta nasce dalla volontà di stabilire chi controlla il potere ed è inevitabile.
Tu puoi però essere diverso, puoi differenziarti. Appartenere a un gruppo è come appiccicarsi addosso un’etichetta: sarai protetto e riuscirai a svolgere bene il tuo lavoro, però sarai anche vittima di esso e non potrai crescere oltre il limite che il gruppo stesso si auto impone.
Per riuscire in ciò sviluppa un senso di osservazione e non farti imbambolare da chi afferma di non essere interessato al controllo. Anzi, inizia subito a nutrire dei dubbi su queste persone e osservale da vicino.
I gruppi offrono protezione e vita tranquilla, ma allo stesso tempo limitano il tuo operato. Impara subito a controllare le relazioni tra i gruppi e a porti in maniera trasversale per sfruttare tutto il loro potenziale e spingerti verso un avanzamento di carriera.
Per controllare i gruppi e quindi emergere, differenziarti e attirare l’attenzione su di te, devi agire solo dopo aver studiato attentamente l’ambiente lavorativo.
Se l’ambiente di lavoro è altamente performante e il capo lascia spazio a persone che sanno prendersi la responsabilità delle loro azioni, allora devi agire velocemente, prendere in mano la guida del tuo gruppo e condurlo alla vittoria finale. Il tuo gruppo dovrà essere il primo riguardo ad aspetti come: performance, innovazione, gestione, controllo. Devi cioè “prendere il controllo in maniera aggressiva“.
Se invece il tuo capo è dispotico, sa tutto lui, vuole mettere il naso su ogni questione, non passa giorno che non valorizzi il suo operato e metta in discussione i suoi subalterni (insomma di quelli che quotidianamente urlano “Solo io posso prendere decisioni” o “Se non ci fossi io, dove andremmo a finire!”), allora dovrai agire con furbizia.
Il ruolo di despota lo lasci al tuo capo; tu però devi ricoprire il ruolo del conciliatore e mediatore. Il capo, a seconda delle problematiche quotidiane, tuonerà contro un gruppo anziché un altro. Tu dovrai restare sopra le parti, coordinare i reparti e accrescere così la tua personalità e leadership morale, indirizzando la loro energia nella direzione da te scelta. Questo si chiama controllo passivo e rappresenta la forma di dominio più elevata.
In entrambi i casi tu accresci il tuo carisma e le persone ti riconosceranno come leader e si creeranno aspettative nei tuoi confronti. Agendo in questo modo sarai tu a scegliere il giusto posizionamento in azienda e ad agire in maniera consapevole per raggiungerlo.

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