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lunedì 18 agosto 2014

Check list: come ottenere il massimo da ogni social media...

Ogni social media ha una sua caratteristica e pubblicare lo stesso post replicandone i contenuti non è una strategia molto valida.

Al contrario il nostro post dovrebbe subire per ogni social media delle piccole variazioni per attirare i possibili lettori.

Ma come muoverci nel campo dei social media? Meglio usare i blog, Facebook, Google+, Twitter o youtube? E Pinterest o Linkedin possono aiutarci nel rendere visibili i nostri contenuti? A chi si rivolgono questi social? Come possiamo stilare un piano editoriale per ognuno di essi? Come possiamo ottenere il massimo da ogni social media?

Ad aiutarci ci ha pensato con un bellissima infografica thewholebraingroup.

Social Media Check List 2.0 for business

lunedì 14 aprile 2014

Ancora ti stai chiedendo se la local SEO è importante?

Geolocalizzazione su Google+
Da mesi Google sta integrando i vari servizi per indicizzare la tua azienda nei risultati della SERP (Search Engine Results Page significa "pagina dei risultati del motore di ricerca").

Avere un buon posizionamento nella SERP significa farsi trovare su Google senza necessariamente spendere soldi con Google AdWords, significa avere dei vantaggi sui propri concorrenti, per dirla in parole povere significa avere lo'attività sulla via principale e non su quella interna... 

Un servizio molto importante che cambierà l'ordine di visualizzazione nella SERP di Google è Google Local e la geolocalizzazione.

Se andiamo alla pagina iniziale di Google Places per aziende troviamo la seguente frase: "Fatti trovare sul web. Renditi visibile nella Ricerca Google, su Maps, su Google+ e sui dispositivi mobili"

Leggendo on line si trovano tanti consigli su come posizionarsi sui motori di ricerca. Noi partiamo dalla base e cioè semplicemente facciamo ciò che ci indica Google e sicuramente non sbagliamo.

Sempre nella Home di Google Places troviamo scritto: "Fornisci ai clienti informazioni precise sulla tua attività, aggiornando i dati di contatto, gli orari di apertura e altro ancora"

Cosa fare? 

La risposta è: "utilizziamo Google+ con le pagine locali"!

Quando apriamo una pagina su Google+ occorre scegliere l'opzione scheda local anziché una scheda normale. Una pagina local offre più risorse per la nostra campagna di search marketing locale, viene meglio indicizzata nelle SERP e non per ultimo ci da la possibilità di gestire campagne di geomarketing sociale grazie all'utilizzo delle cerchie.

In questo modo coloro che fanno una ricerca locale su google accederanno alla nostra pagina local su Google+, potranno vedere i commenti degli utenti, i nostri indirizzi, la mappa e i nostri contatti. Potranno interagire con noi in tempo reale e promuovere la nostra attività.

Come fare

La prima cosa da fare è completare il profilo e la pagina local inserendo tutti i dati. Inoltre occorre anche collegare la pagina al proprio sito web e verificare che le informazioni coincidano. Non c'è nulla di peggio che collegare pagina local e sito e dare informazioni discordanti. In particolare occorre fare attenzione a scrivere con precisione l'indirizzo, il numero di telefono, la mail di contatto, le foto e gli orari di apertura e chiusura.

Come seconda cosa occorre verificare la proprietà del profilo, difatti Google fornisce ai clienti solo dati certificati. Google verifica i dati in due modi, o tramite telefonata in azienda o tramite invio di una cartolina.

Infine occorre incoraggiare gli utenti a lasciare delle recensioni sulla propria pagina e a fare +1. Non dimentichiamoci che anche le recensioni delle pagine sono indicizzate sul motore di ricerca Google e quinsi, soprattutto quelle positive, sono fondamentali.







martedì 4 marzo 2014

Abbondanza o restrizione, dare o prendere?

Abbondanza o Restrizione? Dare o Prendere?
Le scelte strategiche che le aziende compiono sono importanti sia per il presente che per il loro futuro.

Alcune possono pensare di pagare i dipendenti sempre di più, mentre altre cercheranno di pagarli sempre di meno. 
C'è chi pensa che il cliente deve pagare il minor prezzo, mentre altre aziende vogliono far pagare sempre di più ai propri clienti.
Alcune aziende sfruttano la legge sulla privacy, altre invece si vedono ridurre giornalmente i consensi.

Questi sono solo esempi di estremizzazioni che conducono a una semplice scelta che porta a un compromesso. Ma può un compromesso essere un obiettivo aziendale? 

Forse più spingiamo in là gli estremi, più ci collochiamo al centro nelle scelte e soprattutto negli obiettivi. 

Fare scelte difficili porta a spingerci oltre lo status quo, oltre la zona di comfort, ci porta al raggiungimento di nuovi obiettivi.

Un'azienda di successo dipende anche dalla scelta degli obiettivi e quindi dalla scelta degli estremismi.

lunedì 6 gennaio 2014

Nel digital marketing se lodi te stesso o i tuoi prodotti sei finito...

Digital Marketing
Anche le aziende più arretrate, che fino a ieri guardavano con diffidenza il mondo social,  hanno finalmente capito che per fare affari e mantenere una costante comunicazione bidirezionale con i clienti devovo sbarcare sui social network.

Ma come lo fanno? Ovviamente seguendo la vecchia strategia alla quale erano abituate nell'era della pubblicità di massa:PUBBLICANO OFFERTE e basta.

E' questo uno dei grandi errori che non deve commettere un'azienda che vuole farsi spazio tra utenti che non vogliono più ascoltare messaggi autopromozionali, bensì leggono le recensioni di altri clienti perché si fidano di più delle persone che dei messaggi promozionali.

Ecco una piccola ma importante REGOLA: 

qualsiasi cosa tu possa dire su di te o sui tuoi prodotti è secondario rispetto a ciò che può dire su di te o sui tuoi prodotti una terza persona.

Chris Brogen disse: "La verità è che se sei costretto a dirmi che sei il migliore, allora significa che non lo sei. Se devi scrivere che hai vinto dei premi, allora hai paura che io non sappia che sei bravo. Se vendi il "non so cosa" meglio nel mondo, allora smettila di parlarne! Dimmi come posso usarlo per diventare una superstar!"



lunedì 25 novembre 2013

Esperienza come evoluzione dell'offerta economica

Le migliori aziende che competono nel mercato globale si evolvono continuamente alla ricerca di nuove offerte economiche da rivolgere ai clienti.

In passato abbiamo assistito a offerte economiche denominate commodities, derivanti da una economia tipicamente agraria, per passare a offerte di beni prodotti in serie dalle industrie. 

Siamo infine passati a offerte economiche di servizi e beni intangibili. Dal servizio al cliente oggi si è passati a generare emozioni nei clienti, a instaurare un'ancora emotiva capace di suscitare il ricordo nel tempo.

L'esperienza racchiude le altre offerte economiche. Si passa da un mercato indifferenziato ad uno altamente differenziato e simultaneamente assistiamo ad un progressivo aumento del prezzo imposto.

Il cliente diventa parte fondamentale e attiva dell'intero processo che va dall'anticipazione, passa per l'acquisto, il consumo, per terminare col ricordo. 




mercoledì 4 settembre 2013

Non serve a molto lucidare la spazzatura.

Vi sono due regole importanti nell'utilizzo dei social media in tutto il mondo:
  1. i social media servono per dare visibilità ai contenuti di spessore.
  2. non si possono far progetti a lungo termine con contenuti spazzatura perché i social media li eliminano
Partendo da queste due regole base, è meglio investire il proprio tempo nel generare contenuti interessanti per la rete ed è del tutto inutile dare una lucidata ai cosiddetti contenuti spazzatura perché a lungo andare è una strategia perdente.

Chi vuole ampliare il proprio pubblico è bene che impari subito le regole del Content marketing.

Il content marketing è una strategia che individua nella creazione di contenuti rilevanti e di qualità l'elemento essenziale per attratte nuovi visitatori, catturarne l'attenzione e farli diventare clienti.





martedì 30 luglio 2013

Gli insegnamenti di Henry Ford: accettare le sfide

INSEGNAMENTO: accetta le sfide.

Henry Ford sapeva benissimo che avrebbe dovuto fare qualcosa di sensazionale per uscire alla ribalta e far parlare di sé. Sapeva che sarebbe riuscito nell'intento di produrre auto di buona qualità per il pubblico ad un prezzo basso. Individua l'opportunità di farsi notare sfruttando la moda delle corse sportive.

Pur non avendo nessun interesse per le competizioni, anzi pensa che sia un problema il fatto che molti costruttori pensano solo a costruire auto veloci anziché pensare a costruire auto per la gente comune, mette a punto un motore a due cilindri veloce e lo monta su uno “chassis”. Poi accetta la sfida del campione d'America Alessandro Winton di Cleveland e riesce anche a batterlo.
Henry in merito a ciò dice: “Fu quella la mia prima gara ed essa mi diede la notorietà sotto quell'unica forma alla quale  il pubblico si mostrava accessibile”.

Non ne aveva bisogno, ma la vittoria sul campione d'America per le corse, infuse maggiore convinzione a Ford sulla qualità del prodotto.
Il prodotto c'era, ora occorreva impegnarsi sui metodi produttivi: "I compratori imparano a comperare. La maggior parte terra’ conto della qualità e cercherà di avere per ogni dollaro quanto piu’ e’ possibile di qualità buona…. se voi vi disponete a produrre col criterio della qualità piu’ alta e a vendere col criterio del prezzo più basso, incontrerete una richiesta cosi’ grande da poterla anche chiamare universale”.

Ford inizia a pensare alla standardizzazione ma guardandola dal punto di vista del consumatore e non del produttore: "La standardizzazione puo’ essere veduta come un cattivo affare tranne che essa non comporti il programma di ridurre costantemente i prezzi ai quali e’ venduto l’articolo… il pubblico dovrebbe al contrario sempre meravigliarsi che gli si possa dar tanto per il denaro speso”.
Standardizzazione” (per usare il vocabolo come lo intendo io) non significa affatto la scelta dell’articolo  di piu’ facile vendita e la semplice concentrazione in esso. E’ invece un ricercare notte e giorno e probabilmente per anni, dapprima intorno a quello che meglio convenga al pubblico e poi intorno al modo di fabbricarlo.. quindi se noi abbiamo ricondotto l’industria dalla base del guadagno alla base del servizio noi ci siamo con cio’ assicurato un vero affare, i cui redditi non lasceranno nulla a desiderare”.

Nel 1903 nasce fonda la “Ford motor company” in cui espleta le funzioni di vice presidente, disegnatore, ingegnere in capo, soprintendente e direttore generale con capitale $100.000, di cui interamente versato solo $28.000.
All'inizio possiede solo il 25,5% delle quote, nel 1906 acquisisce il 51% con soldi guadagnati nella società) e subito dopo al 58%. Nel 1919 il figlio Edsel comprerà il rimanente 41,5%.
 

mercoledì 10 luglio 2013

Leader tra leaders, questa è la nuova sfida.

Come abbiamo avuto modo di vedere nel post "La forza dell'empowerment" le varie schematizzazioni tradizionali come stili gerarchici, democratici, ecc. stanno facendo posto ad un nuovo ordine: l'empowerment. 

Questo passaggio accade quando le persone si prendono la responsabilità di ciò che fanno e collaborano per il raggiungimento di uno scopo comune, così al potere si sostituisce l'empowerment.

Per far crescere questa cultura in azienda, in famiglia ed in qualsiasi gruppo di persone, occorre creare dei collaboratori autonomi. Cioè il leader deve allontanarsi dal paradigma del "controllo" e del "comando" ma allo stesso tempo anche il collaboratore deve iniziare a essere proattivo e intraprendere delle iniziative e non aspettare che qualcuno dall'alto gli dica cosa fare. 

Il rapporto tra leader e collaboratori diventa sempre più stretto e finalizzato, d'altra parte come potremmo avere un leader senza sostenitori o viceversa sostenitori senza leader? 

Secondo me il vero leader è colui che riesce a far progredire le persone che ha sotto il suo comando, riesce a prenderne il meglio di ognuno e a farli diventare a loro volta leader o comunque persone in grado di fare la differenza e responsabilizzarsi.

Per creare dei collaboratori responsabilizzati e autonomi occorre sviluppare in loro l'idea di auto formarsi. Ogni addetto aziendale deve avere ben chiaro in mente il suo grado di formazione e l'obiettivo a cui vuole ambire. Il collaboratore diventa realmente autonomo quando riesce a sviluppare conoscenza e competenze

Di seguito le tre competenza base che il collaboratore autonomo dovrebbe sviluppare:
  1. Rivalutare le credenze limitanti;
  2. capire le proprie forme di potere e valorizzarle;
  3. unire le forze e collaborare per il successo del gruppo.

Queste tre competenze le svilupperemo singolarmente nei prossimi post.

lunedì 8 luglio 2013

La forza dell'empowerment...

Come fanno le migliori aziende a stare sempre ai vertici e battere costantemente la concorrenza?

Oltre all'attenzione che viene riservata ai clienti, vi è un'altra arma a disposizione delle aziende: l'empowerment.

Cos'è l'empawerment e come mai è così importante?

L'empawerment consiste nello sprigionare le capacità del personale, nell'attingere alle loro risorse più profonde, nell'attivare la loro motivazione finalizzandola ad un lavoro efficace e allo stesso tempo produttivo sia per il dipendente, per l'azienda e per il cliente.

Assistiamo spesso a capi despota, che urlano, sbraitano, risolvono i problemi con azioni gerarchiche e reprimono le capacità e l'inventiva di tante persone.

Le aziende di successo sanno ascoltare i loro dipendenti, sono loro in prima linea e sono loro ad avere diretto contatto con i clienti, quindi ascoltano i commenti, interagiscono, li mettono in condizioni di operare anche fuori dal rigido incarico e protocollo.

L'empawerment aiuta a liberare il potere che è insito in ogni persona e utilizzarlo per ottenere dei risultati positivi per l'azienda sia in termini di introiti economici che di soddisfazione della clientela. 

Sai perché sono poche le aziende che sviluppano realmente, quindi non solo a chiacchiere, questo concetto? La risposta è semplice: perché non è per nulla facile.

Richiede un salto di paradigma, sia per la leadership aziendale che per i lavoratori. infatti spesso si incappa nell'errore di pensare che libertà di operare nei confronti dei clienti significhi libertà di fare come ci pare senza considerare che la libertà porta con sé rischi e responsabilità. 



lunedì 24 giugno 2013

Come sviluppare il proprio talento


Innanzi tutto partiamo con il piede giusto: qual è il tuo talento? Cosa ti piace fare?
Ti piace scrivere, disegnare? Sei appassionato di software, di finanza?
Qualsiasi cosa ti piaccia fare e che sprigiona il tuo talento ti porterà dritto verso il successo! 
Questo significa che devi porre molta attenzione nello scegliere cosa ti piace fare veramente e cosa invece pensi che ti piaccia.


 Innanzi tutto, quello che ti piace fare deve essere:
  • gradevole;
  • attuale;
  • specifico.
Gradevole, perché prima o poi incontrerai delle difficoltà, dei problemi di difficile soluzione. In questi momenti la differenza la farà la passione, la tua capacità di automotivarti. Se fai una cosa che ti piace non ti annoierai e potrai sprigionare tutta l’energia potenziante che è dentro di te.
Attuale, perché viviamo in un’era che divora tutto in poco tempo. La fame di conoscenza è altissima, i tempi di realizzazione e di utilizzo sono sempre più brevi. Se fai qualcosa che non è attuale, bensì superata, rischi di essere etichettato come un nostalgico, mentre se fai qualcosa che ancora la società non è pronta a capire rischi di essere considerato un visionario.
Specifico, perché nel tuo lavoro devi diventare il più bravo di tutti! Nessuno deve conoscere la materia meglio di te. A lavoro, nessuno deve avvicinarsi a te senza paura di fare una figuraccia.
Per essere il più bravo non puoi soltanto fare ricorso alla tua esperienza: devi imparare leggendo, studiando, approfondendo argomenti specifici. Molti sono vittima del paradigma che si impara meglio dall’esperienza.
L’esperienza ci aiuta a capire e modificare le nostre azioni, ma cosa succede quando dobbiamo apprendere qualcosa che va al di là della nostra esperienza? Qualcosa che non possiamo sperimentare direttamente? Inoltre se ciò che facciamo (esperienza) avrà un risvolto nel futuro, come faremo a capire di aver commesso un errore o di aver fatto bene? Lo sapremo soltanto quando arriverà questo futuro. Nel frattempo continueremo a sbagliare o fare bene senza saperlo?
L’apprendimento dall’esperienza è un’illusione. Certamente noi apprendiamo meglio dall’esperienza ma non riusciamo a verificare le conseguenze delle nostre azioni se queste influenzeranno il nostro futuro.
Per questo motivo devi apprendere studiando, leggendo tantissimi libri, informandoti su nuove idee, tecnologie, imparare a utilizzare l’immaginazione.

mercoledì 19 giugno 2013

Come ottenere risultati seguendo i principi naturali


Puoi ottenere dei risultati sia seguendo la strada dell’apparenza, sia quella della sostanza. Oggi tendiamo a divinizzare i personaggi pubblici: attori, cantanti, calciatori. Tutti bravi, belli e ricchi. Per accorgerci poi che sono esseri umani, con debolezze e paure, e né la fama, né la ricchezza riescono a riempire quel senso di vuoto che si prova quando viviamo lontani dall’essenza dei principi naturali. Come spiegarci diversamente tanti suicidi di persone famose?
La ricchezza, la notorietà e il potere possono aiutarci nel condurre una vita felice, ma non possono in nessun caso sostituirsi ai principi naturali.
I principi infondono forza d’animo e fiducia, sono una guida nel cammino della nostra vita. L’ebook “Fare Carriera in 7 Giorni” è ricco di tecniche e consigli pratici su come comportarti, sulle capacità che devi acquisire e sulle credenze che devi sviluppare. Tutto l’ebook è imperniato su due principi naturali: quello della crescita e quello del potenziale.
Vi sono delle regole base decise dalla natura che non possiamo infrangere. Per raccogliere un frutto il contadino deve preparare il terreno, piantare il seme, annaffiare e potare, poi quando la pianta è pronta, raccogliere i frutti del suo lavoro. Può, a suo aiuto, utilizzare nuove tecnologie, allestire una serra, ma il processo di crescita non può saltarlo. Un bimbo di dieci anni non può assumere l‚incarico di guidare un’azienda complessa. Può essere intelligente, capace, ma non può assumersi una tale responsabilità.
Ogni dieci anni raddoppiamo il nostro sapere e il processo di crescita culturale richiede più tempo e specializzazione. Tra lauree, master e specializzazioni, i ragazzi si immettono nel mondo lavorativo all’età di trentanni.Il principio della crescita deve accompagnarti per tutta la vita. Non devi mai pensare di essere arrivato, di non poter più apprendere nulla, di non poter cambiare idea.
Il principio della crescita è dinamico: quando pensi di aver capito, scopri nuovi scenari da esplorare, nuove vie da percorrere.
Strettamente connesso a questo principio c’è quello del potenziale. Intimamente sappiamo che possiamo crescere e sviluppare le nostre attitudini. Sappiamo di poter migliorare ed esprimerci così al meglio. Il raggiungimento di un obiettivo sviluppa un più alto limite di potenziale. Questo vale sia per singoli individui che per intere nazioni. Il progresso, che oggi viviamo, affonda le radici nel potenziale lasciatoci in eredità dai nostri genitori; noi lasceremo ai nostri figli un potenziale superiore.
Cercare di eludere i tempi per la crescita ti porta a farti carico di incombenze che non avevi previsto e quindi a perdere ulteriore tempo prezioso. Quando pianifichi una crescita, che sia personale o professionale, poni molta attenzione ai tempi previsti.
Le scorciatoie possono portarti al successo prima del previsto ma sicuramente ti faranno cadere anche prima del previsto. Ho visto tantissime persone fare carriera velocemente per poi precipitare ai primi segni di difficoltà. La loro crescita era stata troppo veloce e non avevano ancora costruito bene le basi del loro lavoro.

venerdì 7 giugno 2013

Come trovare la migliore soluzione

Quando siamo di fronte ad un dilemma solitamente affidiamo la soluzione alle nostre sensazioni. Se ascoltiamo bene le persone quando parlano, ci trasmettono molte informazioni in merito. Le frasi più ricorrenti sono: "ho preso una decisione d'impeto senza pensare", "il mio sesto senso mi diceva che...", "ho sentito qualcosa salire dallo stomaco", ecc

Quante volte abbiamo realmente preso decisioni basandoci sul ragionamento? Poche? Io direi pochissime. Ma esiste un metodo? E' possibile razionalizzare presupposti e alternative?

Negli anni sessanta alla Stanford University analizzarono le aziende statunitensi di successo. Da questa analisi nacque la ormai famosa analisi SWOT il cui acronimo sta per Strenghts, Weaknesses, opportunities e Threats. In italiano abbiamo in ordine: Punti di forza, Punti di debolezza, Opportunità e Pericoli.

Può essere utiliizata in vari ambiti della nostra vita, da quello lavorativo a quello personale. Le cose da chiedersi sono: come possiamo annullare le debolezze e dare spazio ai nostri punti di forza? Come protteggersi dalle minacce e cogliere le opportunità?

Queste sono domande cruciali. Come in figura occorre dividere il foglio in quattro parti disegnando una croce. Dare il nome opportuno ad ogni quadrante e poi elencare in ordine le idee che vengono in mente facendo ben attenzione a scriverle nei giusti quadranti. Il risultato deve essere quello di eliminare le minacce e trasformare i punti di debolezza in punti di forza.

Esempio: 
Problema: Sono state prodotte delle vetture con gli specchietti retrovisori di colore nero. Lo standard è che gli specchietti siano in tinta con il colore della carrozzeria. La vettura costa pochi € in meno e al cllietne va spiegato il problema e fatta firmare una manleva. Il rischio è quello di non vendere le auto e tenerle in giacenza per lungo tempo pagando molti interessi passivi sulle fatture. Quale miglior soluzione?

Ecco la soluzione disegnata da me su un foglio. Mentre mi cimentavo a cercare la soluzioneun mio collaboratore, per scherzo, di misse: "chiamiamole "Black Mirror". Che idea geniale! Era quello il modo di trasformare un punto di debolezza in punto di forza! Ecco l'analisi SWOT che uscì fuori!

Era circa un mese che avevamo queste vetture in stock e ne avevamo venduta solo una!
Facemmo un'offerta e la chiamammo "Black Mirror" dove evidenziavamo gli specchietti neri e il fatto che la vettura costava di meno.
Nel giro di pochi giorni vendemmo tutte le black mirror.


giovedì 30 maggio 2013

Brand awareness o direct response?

Navigando su Internet si capisce subito che vi sono due fazioni contraposte che se le danno di santa ragione. Questa battaglia ha inizio già agli albori della rete. con il passare del tempo il concetto di brand awareness ha avuto un accostamento con i canadi di comunicazione tradizionali, quali tv, stampa, radio, cartelloni, ecc.

Allo stesso tempo il direct response è diventato lo strumento principe per coloro che operavano in rete. Questi ultimi vantano statistiche aggiornate in tempo reale e indicano il brand awareness come ciò che resta quando la campagna di direct response non funziona.

In realtà la vera differenza tra brand awareness e direct response è il fattore tempo e per usare i termini inglesi possiamo pure chiamarlo time of purchase.  Quijndi nel primo caso il ritorno dell'investimento è posticipato nel tempo e può essere anche mesi o anni, nel primo caso il ritorno è immediato.

Quando Google ha lanciato AdWords, il search Engine marketing ha avuto uno sviluppo notevole e tutte le azienda hanno fatto una corsa per accaparrarsi i primi posti  nei risultati del più famoso motore di ricerca. La battaglia sembrava vinta ma è accaduto un fatto nuovo a dare una mano al brand awareness: il successo di Facebook.

al contrario di Google, Facebook ha un'alta profilazione degli utenti e quindi fa apparire la pubblicità in base agli interesse che dichiariamo man mano che utilizziamo il social network. In pochi mesi abbiamo visto svilupparsi campagne pubblicitarie basate sul "Mi Piace", cioè sulla brand awareness.

La battaglia è ancora aperta, ora aspettiamo cosa farà Google con Google+, quando avrà raggiunto un notevole numero di utenti e li avrà profilati tutti.

In ogni caso direr a priori che è meglio uno anziché un'altro metodo non è corretto.

Una campagna marketing di successo si ha quando vengono prima stabiliti gli obiettivi e solo dopo si pensa agli strumenti da utilizzare.

martedì 28 maggio 2013

L'illusione che a scegliere siamo noi

Appena ci alziamo la mattina dobbiamo compiere delle scelte: con cosa facciamo colazione, come ci vestiamo, con che auto usciamo da casa? Quando decidiamo di acquistare un vestito, già altre persone lo hanno pensato, gli hanno dato una forma e un colore, hanno deciso il materiale e quale cannale distributivo utilizare.

Sembra che non facciamo altro che decidere, continuamente durante tutto l'arco della giornata. Siamo poi così sicuri di prendere delle decisioni vere? 

Se operassimo una versa scelta non dovremmo scegliere cose già prese in precedenza, bensì dovremmo andare oltre a ciò che ci viene proposto. Ma allora perché non lo facciamo? La risposta è semplice: perché è difficile, dovremmo analizzare troppe opzioni, dovremmo studiare nel dettaglio troppi particolari, dovremmo confrontarli tra di loro e decidere il migliore, ecc.

Siamo portati a sintetizzare, a categorizzare e quindi non c'è nulla di strano se quando scegliamo ricadiamo nei vecchi percorsi neurali. Abbiamo bisogno di semplificare perché la vita è difficile, complessa e ci riserva sempre nuove opportunità.
 
Allo stesso tempo non bisogna credere che le scelte che facciamo giornalmente siano parte essenziale della nostra vita e del nostro lavoro. Non lo sono affatto, anzi sono sfatte solo per semplificarci la vita, quindi non per complicarcela. Le vere scelte, quelle ponderate, quelle dove la riflessione vince sulla spontaneità, sono quelle che contano davvero.

lunedì 27 maggio 2013

Le scelte urgenti raramente sono quelle più importanti...

gestione del tempo
Non è per nulla facile fare una cosa al momento giusto, ma come quasi tutte le cose possiamo imparare a farlo. Iniziamo con il distinguere tra importante e urgente.

A partire da oggi, prima di operare qualsiasi scelta tracciamo su un foglio la matrice di Eisenhower riportata nella figura accanto.

Dividiamo il foglio in quattro quadranti e inseriamo il compito da svolgere nel giusto quadrante. 

Espandiamo questo esercizio a più cose da fare. se ad esempio la maggior parte delle cose che dovremo svolgere stanno nel quadrante "Urgente e importante" significa che abbiamo perso il controllo sulle cose e stiamo reagendo alle occorrenze.

Dobbiamo allora passare ad una programmazione proattiva ed iniziare a chiederci: "Quando inizieremo ad espletare compiti importanti ma non urgenti? Dobbiamo quindi trovare, ora e non dopo, il tempo per svolgere dei compiti importanti ma non ancora urgenti. 

Nel quadrante "Importante e non Urgente" che vengono prese le decisioni strategiche, quelle a lungo tempo. In questo quadrante possiamo veramente dire di programmare il nostro futuro.


giovedì 23 maggio 2013

Pubblicità: meglio dire il contrario...

Stampa, tv, radio, Internet: i pubblicitari sono sempre alla ricerca di un modo nuovo di comunicare di eccellere, di evidenziarsi nella totalità degli annunci giornalieri che invade la nostra vita quotidiana.

E allora perché, anziché vantarsi, far vedere sempre e solo il lato positivo del prodotto/servizio non iniziamo a fare il contrario? 


Perché non iniziamo a dire che il nostro prodotto non va bene per alcuni clienti e spieghiamo il perché?
Ovviamente dobbiamo spiegare il perché. Chissà, qualcuno potrebbe essere incuriosito ed andare in fondo alla questione...

Esempio
Anziché dire che la vettura è equipaggiata con tecnologia avanzata di ultima generazione che solo noi siamo in grado di offrire al cliente, potremmo dire che quel modello di vettura non tutti saranno in grado di utilizzarne le novità tecnologiche perché...

martedì 21 maggio 2013

La competenza spesso frena la possibilità...

Quando diventiamo più esperti, acquisiamo anche più competenza in un settore speccifico e più riusciamo ad ottenere ottimi risultati.

Quando otteniamo risultati pensiamo di aver intrapreso la giusta strada, di aver saputo scegliere la giusta competenza da padroneggiare a tal punto da innamorarcene. E quando ci innamoriamo iniziano i problemi, diventiamo gelosi della nostra competenza e cerchiamo di proteggerla a tutti i costi. Ci chiudiamo a riccio e perdiamo di vista la facoltà di andare oltre, di leggere il continuo mutamento del mercato, di afferrare nuove possibilità.

Per crescere dobbiamo fare qualcosa dove non siamo bravi, dove dobbiamo esplorare, sperimentare. Dobbiamo affrontare quella zona di "sconfort" che tanto ci mette paura. E' proprio l'essere stati bravi che molte volte frena le persone e le rende incapaci ad affrontare nuove situazioni. 


giovedì 16 maggio 2013

Insegnamenti di Henry Ford: gli esperti vedono sempre i limiti


Inizia con questo post una breve biografia di Henry Ford accompagnata dagli insegnamenti che ci ha lasciato.

Ford discende da una famiglia di pionieri americani proveniente dall'Irlanda che si insedia a Dearbonville, nel Michigan nell'anno 1832.



In merito al lavoro sui campi Henry Ford dice:
"Il mio primo ricordo e' che, in proporzione ai risultati, c'era troppo da lavorare su quei campi…. pur essendo molto giovane io pensavo che gran parte di quel lavoro si sarebbe in qualche modo potuto fare in condizioni migliori…. questo e' il motivo che mi condusse alla meccanica", "il maggior avvenimento di quei primi  anni (1875 – dodici anni) fu l'incontro con una locomobile”  Lascia così i campi e a 17 anni entra come apprendista meccanico nell'officina  “Dry dock engine works”.

A soli 19 anni entra come  meccanico in un rappresentante locale della Westinghouse,  che produce locomobili per lavori stradali e macchine agricole. Il giovane Henry Rimane colpito dallo squilibrio tra il peso della macchina e la sua utilità.

INSEGNAMENTO: gli esperti vedono sempre i limiti
Subito capisce che alle persone interessasse di più un veicolo viaggiante sulle strade pubbliche che sui terreni agricoli, capisce subito che il vapore non è l'energia adatta ed inizia a cercarne una alternativa. Capisce subito che la soluzione è nel motore a combustione interna. Tutti gli esperti erano contrari a tale soluzione, ecco cosa dice Ford in merito agli esperti:
"è questo l'abituale modo di pensare delle persone sagge: sono così sagge ed esperte da sapere sempre esattamente perché qualche cosa non si possa fare: esse vedono sempre i limiti".

INSEGNAMENTO: cogli l'occasione
Nel 1885 gli capita di riparare un motore Otto presso la “Eagle iron works” di Detroit. Ford scrive: “nessuno in città s’intendeva di tali macchine. Corse la voce che io le conoscessi e benché nessuno di quei congegni fosse passato mai per le mie mani, io m’assunsi il lavoro e lo condussi a termine”. 
Non perse questa occasione per studiare direttamente la macchina e nel 1887, a soli 24 anni ne costruì una sul modello Otto a quattro cicli, tanto per vedere se avesse compreso bene i principi”.  Esso funzionava a benzina e benché non sviluppasse molta energia era proporzionalmente più leggera di tutte le macchine finora apparse sul mercato.

martedì 14 maggio 2013

Che esperienza fai vivere ai tuoi clienti?

Nel post "Se non curi il tuo cliente, qualcuno lo farà e te lo ruberà" abbiamo visto che i clienti devono diventare i primi tifosi dell'azienda. Per fare ciò non basta proclamare la propria vision ma è necessario pianificare l'intero processo nel dettaglio. 

La domanda base da porsi prima di iniziare a buttare giù qualsiasi programma è: quale esperienza vogliamo far vivere ai nostri clienti ogni volta che si interfacciano con la nostra azienda?

Molti passano anni a fare domande al cliente su cosa vorrebbero, ma è tempo perso, siamo noi che dobbiamo decidere che tipo di relazione deve instaurarsi tra l'azienda ed il cliente! Con questo non intendo dire che il pensiero dei clienti non conta (anzi è importantissimo e occorre saperlo monitorare) ma che noi dobbiamo proiettarci nel futuro e immaginare la situazione ideale e a tracciare l'esperienza che il cliente dovrà vivere.

Di seguito alcune domande concrete alle quali invito a rispondere:


  1. Come vengono accolti i clienti?
  2. Come interagiamo al telefono?
  3. Che strumenti web hanno a disposizione per interagire con noi?
  4. Che strumenti ha il personale per risolvere un eventuale problema del cliente?
  5. Come interagiamo con lui in azienda?
  6. Come interagiamo con lui dopo l'acquisto o la fruizione del servizio?
  7. Come risolviamo un problema?
  8. Come facciamo a sapere che è un nostro tifoso?


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