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martedì 8 dicembre 2015

Il cliente evoluto richiede un venditore evoluto: la prima impressione

Oggi i clienti sono sempre più informati, a volte anche di più del venditore perché hanno un forte interesse emotivo oltre che razionale per il prodotto che devono acquistare.

Solitamente il venditore tende a trascurare questo aspetto perché per lui è l'ennesimo cliente che incontra e al quale parla del prodotto.

Ogni cliente ha diritto ad avere la massima attenzione dal venditore e ogni cliente che entra si fa un'idea del venditore, la famosa prima impressione, un'opinione che si forma immediatamente nella mente di una persona sconosciuta quando ci vede per la prima volta.

Non c'è mai una seconda occasione per fare una buona prima impressione.

E allora mettiamoci subito a lavoro e cerchiamo di capire come fare una buona prima impressione al nostro cliente.

Il cliente più attivo e informato deve far ripensare l'intero processo di acquisto, che da informazione semplice sul prodotto si passa ad un percorso esperenziale di emozioni.

L'azienda e il venditore che riesce a far vivere al cliente un'esperienza emotiva si distingue e vince sui concorrenti.

La prima impressione è il primo passi di questo processo. I passi sono:


  1. PRIMA IMPRESSIONE. Occorre essere gentili e disponibili, un gran bel sorriso è un biglietto da visita fondamentale. Occorre però non essere insistenti e pedanti. Il cliente deve sentirsi a suo agio. Ognuno di noi vuole acquistare da un amico e non da un venditore. perché ci piace l'idea che a comprare siamo noi e che nessuno ci vende nulla.
  2. INTERESSE SINCERO. Prima di parlare della proposta d'acquisto o dei benefici del prodotto cerca di capire il cliente, prima di essere un acquirente è una persona!
  3. FOCUS SUI BENEFICI. Non sempre quello che chiede il cliente è quello di cui ha bisogno, quindi occorre capire quali benefici trarrà dal nostro prodotto. Questa focalizzazione porta a più vendite di quante se ne farebbero rimanendo focalizzati solo sui propri obiettivi di vendita.
  4. RISOLVERE DUBBI. Risolvere un dubbio significa trasmettere al cliente la nostra sincerità. Guarda a i dubbi non come a "problemi che il cliente vuole farti" bensì come a "passi di avvicinamento all'acquisto".
In tutti questi passi vi è una cosa comune che devi imparare: REGALARE EMOZIONI
Ripensa alla tua storia di vendita e arricchiscila di emozioni, ascolta i dubbi del cliente e mettiti nei suoi panni.
Risultato? Più vendite e più soddisfazioni.

domenica 22 marzo 2015

I Neuroni Specchio hanno rivoluzionato il concetto di percezione e ci spiegano perché non dobbiamo aver paura della tecnologia.

La scoperta dei neuroni specchio ha rivoluzionato il concetto di percezione che avevamo prima degli anni novanta.

E' stata una scoperta importantissima, a farla sono stati degli studiosi italiani dell'università di Parma.

Per secoli abbiamo separato il concetto di mente da quello di corpo, l'azione dalla percezione..

Grazie a questa scoperta abbiamo invece riavvicinato il corpo alla mente e sappiamo quanto è importante il corpo per la coscienza, il pensiero e il linguaggio.

I neuroni specchio vengono attivati non soltanto dalle azione ma anche dalle sensazioni e emozioni. Vittorio Gallese, medico del team di Parma che ha fatto questa importante scoperta, parla di "simulazione incarnata" definendola il meccanismo del nostro cervello che ci mette in relazione con gli altri.

Dal pensiero, quindi passiamo a una vera e propria introspezione: noi non ci limitiamo a osservare un atteggiamento di altre persone e a pensarlo, bensì lo simuliamo dentro di noi con l'attivazione dei neuroni specchio.

Veniamo allora alla domanda cruciale: la tecnologia altera il funzionamento della comunicazione e relazione con gli altri?

Noi partiamo dal fatto che dividiamo il mondo reale da quello immaginario, in effetti però per il cervello vedere o immaginare, sentire un'emozione o immaginarla è quasi la stessa cosa: ad attivarsi sono quasi gli stessi circuiti cerebrali. Demonizzare la tecnologia è un errore, al pari del non riconoscere altri importanti scoperte del passato come radio, cinema, tv, ecc.

Se ne sono accorti anche gli uomini di marketing che sanno sfruttare bene questa capacità del cervello umano di rivivere internamente, tramite l'attivazione di processi cerebrali, le emozioni e le sensazioni scatenanti. Il neuromarketing sta sempre di più affilando le armi per farci prendere decisioni, indurci all'azione, ecc.

Come difendersi se queste attivazioni sono spontanee? Possiamo farlo portando gli impulsi a un livello superiore di pensiero, attivando la parte razionale tramite un processo di pensiero che riconosce l'emozione che stiamo vivendo, l'attenua e la indirizza verso decisioni per noi più potenzianti. L'Aikido Mentale può aiutarci perché interviene proprio quando un'emozione monta. E' un'arma della nostra intelligenza emotiva che dobbiamo imparare a padroneggiare per eccellere nella vita.

domenica 2 febbraio 2014

Cosa vogliamo o cosa non vogliamo?

timore e aspirazion
Timore e aspirazione
Alla domanda "cosa vuoi?" spesso sentiamo rispondere con un "non voglio..." sembra quasi che le visioni negative primeggiano nella nostra mente e probabilmente sono più comuni delle visioni positive.

Tutto ciò che gira intorno a noi pone al centro dell'attenzione la negatività anziché la positività. Sentiamo spesso dire frasi tipo "lotta alla droga", "guerra alla criminalità",  "lotta all'evasione fiscale", "lotta all'assenteismo", ecc.

Pensare in maniera negativa ci limita pesantemente almeno per tre motivi:
  1. l'energia che potremmo utilizzare per creare qualcosa di nuovo viene indirizzata per preservare il presente e prevenire qualcosa che non vorremmo mai accadesse;
  2. la negatività trasmette un messaggio sottile di impotenza e frena l'azione;
  3. le visioni negative hanno poca durata e svaniscono con l'affievolirsi della minaccia.

Ogni persona e ogni organizzazione può decidere di abbeverarsi a due fonti: quella del TIMORE e quella dell'ASPIRAZIONE. Il timore ha alla base la visione negativa e può produrre dei cambiamenti importanti ma per un breve periodo. L'aspirazione trae potenza dalla visione positiva e produce nel tempo stimolo, crescita e apprendimento continuo.

venerdì 24 gennaio 2014

Siamo molto più consapevoli dei nostri problemi che delle nostre opportunità

Fermiamoci un attimo a riflettere: quanti problemi e quante opportunità abbiamo? Scriviamolo su un foglio. Facciamo fare questo piccolo gioco ai nostri amici; scopriremo che la maggior parte delle persona ragiona per problemi e non per opportunità

Anche le aziende sviluppano piani di problem solving, di piani per urgenze e così finiranno davvero per incorrere in problemi. In poche sviluppano piani di opportunità. 

E' questo un metodo di pensiero che impoverisce, sia a livello personale sia finanziario. Intorno a noi vi sono sia problemi che opportunità, se ci focalizziamo solo sui problemi vivremo di problemi, mentre se focalizziamo la nostra attenzione alle opportunità vivremo di possibilità. 

mercoledì 27 novembre 2013

Salti d'astrazione, come l'Aikido Mentale aiuta a disinnescarli.

La mente viaggia a una velocità tale che saltiamo a generalizzazioni così velocemente da non verificarne i significati. 

Ci illudiamo di essere in grado di gestire grandi quantità di informazioni concrete e tra di loro relazionate. 

Di fronte a grandi quantità di dati, difficilmente riusciamo a ricordarli tutti nel dettaglio, ma riusciamo invece a astrarli, categorizzarli.

I salti d'astrazione hanno luogo quando deduciamo senza verificare la correttezza del concetto che esprimiamo. 

Compiamo salti d'astrazione quando trattiamo i presupposti come se fossero dei fatti.

Ad esempio, solitamente nelle reti commerciali, l'unica arma che viene utilizzata è l'abbattimento del prezzo. il luogo comune dominante è: il cliente compra il prezzo, non il servizio. Da questo salto d'astrazione possiamo poi costruirne altri ad esso collegato. Quindi se il solo fattore a determinare una vendita è dato dal prezzo, verranno respinti tutti i tentativi di apportare al cliente un miglior servizio e fargli vivere una esperienza più emozionante. 

E' importante quindi capire quando compiamo salti d'astrazione, che potremmo chiamare anche generalizzazioni. Ma soprattutto è importante capire come disinnescare questo processo mentale.

Ci viene in soccorso il metodo Aikido Mentale, facile da apprendere e veloce da applicare. Al seguente link potrai scaricare il primo capitolo gratuitamente.

venerdì 1 novembre 2013

Come risolvere un dilemma

Non sempre prendere una decisione sul nostro futuro, sul lavoro, in amore, è una cosa facile. 

Quante volte ce ne restiamo li fermi, indecisi, anzi incapaci a prendere una decisione?

Più pensiamo al dilemma, più restiamo privi di soluzioni: sia le motivazioni che ci spingono a cambiare che quelle che ci spingono allo status quo sembrano uguagliarsi.

E allora cosa fare?

Disegniamo su carta due punti: a sinistra scriviamo "Cosa mi trattiene?" e a destra "Cosa mi attrae?". Nel mezzo disegniamo noi stessi all'interno di un ingranaggio che ci porta da una parte o dall'altra. 

A questo punto chiediamoci: "Cosa mi trattiene e cosa mi attira". E' un esercizio che puoi svolgere anche con un tuo amico. Fai focalizzare la sua attenzione sul disegno e poi ponigli la stessa domanda.

Tutto ciò può sembrare strano e banale ma le domande sono poste in senso positivo e in modo tale che qualsiasi sia l'alternativa che scegliamo mettiamo in luce i fattori motivanti della nostra scelta. Provare per credere...

martedì 29 ottobre 2013

I luoghi comuni vestono la mediocrità...

I luoghi comuni non comunicano nulla, solitamente vengono utilizzati per creare simpatia nell'interlocutore o per sfuggire da concetti precisi e dettagliati.

Alcune persone li utilizzano per comodità, perché come diceva Henry Ford "pensare è una delle cose più difficili", altre invece lo li utilizzano per distogliere l'interlocutore dal contenuto della comunicazione.

Ragionare per luoghi comuni ci porta alla mediocrità, infatti se andiamo in profondità e analizziamo un problema, ci accorgiamo che la specificità di un fatto non lascia posto per luoghi comuni.

Tendenzialmente siamo pigri e per questo motivo siamo portati ad utilizzare frasi e detti comunemente condivisi. Essere specifici significa pensare, riflettere, ponderare, valutare, pesare... essere specifici significa far lavorare il cervello, andare oltre il comune sentire.

Per uscire da questa spirale dobbiamo fare forza su noi stessi, dobbiamo acquisire e sviluppare la capacità di riflessione interna. Se vuoi approfondire fai click su Aikido Mentale

Aikido Mentale è un metodo che ho ideato per difendersi dalle persone negative e per gestire le proprie emozioni, questo metodo è utile anche per superare i luoghi comuni


venerdì 25 ottobre 2013

Anche gli ottimisti prima o poi moriranno.

Essere ottimisti e guardare alla realtà aiuta nella vita, essere ottimisti e basta a prescindere dalla condizione che viviamo porta a facili illusioni e atroci disillusioni.

Se mi trovo a Milano e ho una mappa di Roma, a poco serve essere ottimisti e pensare che prima o poi riuscirò a individuare la via sulla mappa. Occorre guardare in faccia la realtà, andare oltre ciò che pensiamo debba accadere perché è così che vorremmo.

Pensare in maniera ottimista che qualcosa succederà ci permette di superate brutti momenti ma allo stesso tempo ci illude. Quando arriva il momento che immaginavamo e non accade nulla, l'illusione cede il posto alla frustrazione. Se pensiamo che a Natale accadrà qualcosa e poi ciò non avverrà, allora spostiamo il tiro e siccome siamo ottimisti pensiamo che possa avvenire a Pasqua. E cosa succede allora se non accade nulla nemmeno a Pasqua?

Non è facile guardare in faccia la realtà per il semplice fatto che nessuno può realmente conoscere la realtà e non può nemmeno programmarsi per far si che le cose accadano. Non è facile ma non è nemmeno impossibile, non bisogna cadere nella trappola dell'ottimista disilluso.

Un esempio pratico è dato dal considerare questo periodo come un momento di crisi economica e quindi aspettiamo un non so che per rivivere momenti felici di crescita economica. Guardare in faccia la realtà significa riprogrammarsi, rivedere i propri obiettivi, trovare strade diverse e soprattutto capire che il mondo è cambiato. Se prima capiamo questo, prima riusciremo a correggere il tiro e riformulare nuove attività. 

Gli imprenditori e le persone che hanno capito questo sono riusciti a trovare soluzioni adeguate per fare utili anche in periodo di crisi. Le altre persone che invece sono rimaste "ottimiste" e basta, che pensano che le banche erogheranno i prestiti, che i governi abbasseranno le tasse, oggi si trovano in seria difficoltà.

mercoledì 16 ottobre 2013

Hai paura di fallire o di riuscire?

Vi sono due tipi di paure: quella di fallire e quelle di riuscire.
Entrambe sono inutili!

Il primo tipo di paura è come viaggiare in auto e coprirsi gli occhi con le mani anziché guardare avanti e manovrare il volante.

Faresti mai una cosa del genere? Penso proprio di no! E allora, perché dovresti farlo nella vita?

Veniamo al secondo tipo di paura, quella più infima, quella che sovviene quando stiamo per agire. 

La risposta la lascio a Nelson Mandela.
«La nostra paura più profonda non è di essere inadeguati. La nostra paura più profonda è di essere potenti oltre misura. È la nostra Luce, non le nostre Tenebre, ciò che più ci spaventa. Ci domandiamo: chi sono io per essere brillante, splendido, ricco di talento, favoloso? In realtà, chi NON devi essere? Sei un figlio di Dio. Farti piccolo non serve al Mondo. Non vi è nulla di illuminante nel restringersi cosicché gli altri attorno a te non si sentano insicuri. Noi siamo nati per rendere manifesta la gloria di Dio che è dentro di noi. Non è soltanto in alcuni di noi; è in tutti. Facendo brillare la nostra Luce, inconsciamente diamo agli altri il permesso di fare lo stesso. Mentre noi ci liberiamo della nostra paura, la nostra presenza automaticamente libera gli altri».

venerdì 13 settembre 2013

I problemi vanno affrontati

Capita spesso che commettiamo degli errori. Alcuni reagiscono malamente e non perseguono più un obiettivo, altri invece si ostinano e vanno avanti.

L'errore fa parte della vita e non possiamo eliminarlo, occorre invece imparare a conviverci. Più ci prepariamo ad affrontarli meglio riusciremo a uscirne e risolvere la situazione.

Quando ci capita un problema anziché infuriarci e farci prendere dall'onda emotiva riflettiamo con calma, diciamoci pure che "avremmo dovuto prevederlo". L'atteggiamento giusto è quello della flessibilità: la migliore risposta è adattarsi alla situazione senza tanti problemi. 

Fatto ciò dobbiamo anche imparare da tutto ciò e capire come avremmo potuto evitarlo per innescare un processo di miglioramento che ci permetterà di commettere sempre meno errori in futuro. 

lunedì 9 settembre 2013

L'interpretazione della realtà: il concetto di spazio-tempo

L'idea di spazio e quella di tempo occupano un posto rilevante nella nostra mappa della realtà. Per la gestione della nostra vita quotidiana hanno un'importanza tale da permetterci di organizzarci e gestire i movimenti. Abbiamo ereditato dalla fisica classica concetti come spazio tridimensionale contenente oggetti e a farla da padrone era la geometria euclidea che faceva muovere questi oggetti in base a tre parametri: altezza, larghezza e profondità.

Anche il tempo ci è stato detto che è indipendente e come lo spazio è assoluto. Per secoli queste erano verità inviolabili, ritenute da filosofi e scienziati come insindacabili. Il massimo esponente della scienza classica fu Newton.

A modificare radicalmente questi concetti fu la teoria della relatività di Einstein. Egli ci dimostrò che la nostra illusione di poter ordinare in sequenza temporale degli eventi dipende dal fatto che tutto ciò avviene perché la velocità della luce è talmente grande rispetto alle velocità che l'uomo può percorrere nella vita ordinaria da farci pensare che un evento accade quando lo osserviamo. Questo cambia quando ci si muove ad alte velocità perché il breve intervallo di tempo che occorre alla luce per raggiungere l'osservatore diventa rilevante per stabilire cose è accaduto prima e dopo. Questo significa che a velocità diverse ordineremo diversamente gli eventi. 

Il fatto che il tempo è relativo si porta dietro una grande conseguenza: anche lo spazio è relativo. Ora lo spazio dipende dal punto di vista dell'osservatore e dalla velocità che percorre. Lo spazio e il tempo passano da concetti assoluti a elementi del linguaggio dell'osservatore per descrivere un evento. 

Questo ci fa capire che i concetti che usiamo per descrivere la natura sono limitati, non sono realtà assolute, indiscutibile, non fanno parte della realtà, ma sono creazioni della nostra mente: sono la mappa non il territorio. Noi invece tendiamo a credere e a innamorarci dei nostri concetti, delle nostre posizioni assunte e dedotte, senza minimamente immaginare che non hanno nulla a che fare con la realtà, bensì con una nostra  interpretazione di essa.

Quando siamo capaci di espandere il campo delle nostre esperienze riusciamo a capire che la nostra mente razionale ha dei limiti e che alcuni concetti che pensavamo fossero assoluti diventano modificabili.

lunedì 2 settembre 2013

Vedere il tutto per non perdersi i particolari...

Sin da piccoli la scuola ci ha abituato a scomporre i problemi, prendiamo un insieme e ne facciamo piccole parti. Siamo abituati quindi a scomporre problemi complessi e questo ci da la sensazione di poterli controllare e gestire. 

Questa semplificazione però porta a conseguenze nefaste: non riusciamo più a vedere l'insieme, non riusciamo più a capire quali sono le conseguenze delle nostre azioni.

Siamo così persi nel guardare il particolare che ci sfugge il tutto.

Succede che quando cerchiamo di vedere l'insieme non facciamo altro che cercare e unire i frammenti di esso per poterne dare una valutazione finale. E' così complesso che presto ci arrendiamo e non cerchiamo più di vedere il tutto ma ci adattiamo a guardarne dei frammenti. 

mercoledì 28 agosto 2013

Se mai inizi, mai fallirai!

Se non inizi, mai fallirai! Sembra quasi una frase sciocca, ma nasconde una grande verità: solo chi fa qualcosa sbaglia

Molte persone procastinano una decisione o un'azione perché hanno paura di fallire, di sbagliare, di essere giudicati.

A pensarci bene se mai iniziamo a fare una cosa sicuramente avremo un esito negativo, quindi la nostra paura a sbagliare sarà fondata. 

Il vero problema non sta tanto nel commettere errori, bensì dall'imparare da essi e rialzarci ad ogni caduta.

Da piccoli sapevamo bene come funzionava, provavamo a fare una cosa ma sbagliavamo e nello sbagliare aumentavamo le nostre competenze; vi è un'unica differenza da quando eravamo bambini a oggi: da bimbi non avevamo paura di sbagliare!.

martedì 27 agosto 2013

Dialettica: l'arte di ottenere ragione...

In quanti ci siamo imbattuti in un confronto dialettico? In quanti  ci siamo presi la ragione pur sapendo che avevamo torto?

In un confronto dialettico dovremmo cercare la verità, invece ci chiudiamo a riccio e portiamo avanti le nostre tesi. 

In realtà la "verità oggettiva" (qualora esistesse) e la percezione di essa sono due cose ben distinte e separate: per queto motivo capita che si può aver ragione ma gli ascoltatori percepiscono che abbiamo torto perché il nostro avversario ha saputo utilizzare bene la tecnica della dialettica. La dialettica fa perno proprio sulla percezione della realtà e ne altera i contenuti.

Accade quando il nostro interlocutore confuta una prova che sorregge la nostra affermazione e così in automatico sminuisce la nostra affermazione sia ai nostri occhi che a quelli degli altri.

Un bellissimo esempio lo trovi in questo spezzone del film Thank you for smoking - Il miglior gelato.


giovedì 18 luglio 2013

Le conseguenze dei nostri errori...

Nel post "Sei proattvo o reattivo" abbiamo affrontato i due concetti di Sfera d'influenza e Sfera di coinvolgimento

Però, prima di focalizzarci sulla nostra sfera d'influenza occorre tenere ben a mente due concetti: le conseguenze e gli errori.

Noi come uomini siamo liberi di agire, di operare le nostre scelte, ma non ne controlliamo le conseguenze. Possiamo solo prevederle ma non riusciamo a controllarle. Ad esempio se decidiamo di condurre una vita all'insegna del sotterfugio, agiamo in maniera disonesta con i nostri clienti, le conseguenze saranno diverse se veniamo scoperti o meno.

Le scelte che operiamo e che ci portano a conseguenze negative per noi le chiamiamo errori. Sono quelle scelte che se potessimo rifare le cambieremmo. Gli errori del passato sono situate nella nostra sfera di coinvolgimento e quindi non possiamo farci nulla, non possiamo cambiarli nè controllarli, però possiamo imparare da essi per correggerci ed evitare in futuro nuovi errori dello stesso tipo. 

Riconoscere i propri errori fa parte di un carattere proattivo, mentre non riconoscere i propri errori porta la persona all'autoinganno, alla giustificazione, alla reattività. E' questo un errore di grado molto alto che spesso ci porta a fare ricorso a quelle che vengono definite le "menzogne razionali".

Quindi la qualità della nostra vita non dipende dagli errori che commettiamo, bensì dalla risposta che diamo ad essi: siamo liberi di scegliere le nostre azioni ma non ne conosciamo le conseguenze ma dagli errori possiamo apprendere.

lunedì 24 giugno 2013

Come sviluppare il proprio talento


Innanzi tutto partiamo con il piede giusto: qual è il tuo talento? Cosa ti piace fare?
Ti piace scrivere, disegnare? Sei appassionato di software, di finanza?
Qualsiasi cosa ti piaccia fare e che sprigiona il tuo talento ti porterà dritto verso il successo! 
Questo significa che devi porre molta attenzione nello scegliere cosa ti piace fare veramente e cosa invece pensi che ti piaccia.


 Innanzi tutto, quello che ti piace fare deve essere:
  • gradevole;
  • attuale;
  • specifico.
Gradevole, perché prima o poi incontrerai delle difficoltà, dei problemi di difficile soluzione. In questi momenti la differenza la farà la passione, la tua capacità di automotivarti. Se fai una cosa che ti piace non ti annoierai e potrai sprigionare tutta l’energia potenziante che è dentro di te.
Attuale, perché viviamo in un’era che divora tutto in poco tempo. La fame di conoscenza è altissima, i tempi di realizzazione e di utilizzo sono sempre più brevi. Se fai qualcosa che non è attuale, bensì superata, rischi di essere etichettato come un nostalgico, mentre se fai qualcosa che ancora la società non è pronta a capire rischi di essere considerato un visionario.
Specifico, perché nel tuo lavoro devi diventare il più bravo di tutti! Nessuno deve conoscere la materia meglio di te. A lavoro, nessuno deve avvicinarsi a te senza paura di fare una figuraccia.
Per essere il più bravo non puoi soltanto fare ricorso alla tua esperienza: devi imparare leggendo, studiando, approfondendo argomenti specifici. Molti sono vittima del paradigma che si impara meglio dall’esperienza.
L’esperienza ci aiuta a capire e modificare le nostre azioni, ma cosa succede quando dobbiamo apprendere qualcosa che va al di là della nostra esperienza? Qualcosa che non possiamo sperimentare direttamente? Inoltre se ciò che facciamo (esperienza) avrà un risvolto nel futuro, come faremo a capire di aver commesso un errore o di aver fatto bene? Lo sapremo soltanto quando arriverà questo futuro. Nel frattempo continueremo a sbagliare o fare bene senza saperlo?
L’apprendimento dall’esperienza è un’illusione. Certamente noi apprendiamo meglio dall’esperienza ma non riusciamo a verificare le conseguenze delle nostre azioni se queste influenzeranno il nostro futuro.
Per questo motivo devi apprendere studiando, leggendo tantissimi libri, informandoti su nuove idee, tecnologie, imparare a utilizzare l’immaginazione.

venerdì 21 giugno 2013

Decidere è un grande potere


Ti sei mai chiesto perché due persone, di fronte allo stesso problema, reagiscono in maniera diversa? Perché uno si arrabbia, sbraita, urla, mentre l’altro mantiene la calma?
Se la domanda ti incuriosisce continua a leggere per scoprire perché ciò accade.
La decisione che prendiamo per rispondere a un problema delinea la qualità della nostra vita. Decidere è un grande potere ma non sappiamo controllarlo, nessuno ci ha insegnato a farlo. Ci troviamo così a prendere decisioni su basi infondate, su preconcetti, su abitudini e attitudini fuorvianti. Questo grande potere lo buttiamo via per la nostra deleteria attitudine a credere in cose che non conosciamo affatto.
I politici, i media, le religioni, gli uomini di marketing, i collaboratori, gli amici, i familiari, chi in buona, chi in cattiva fede, cercano tutti di indurci a decidere secondo le loro esigenze.
Cadere in queste trappole è facile: fanno tutte leva sulle nostre emozioni. Le emozioni sono più veloci del pensiero razionale e ci impongono una reazione istantanea. La nostra parte emotiva guida le decisioni che prendiamo giornalmente in stretta sinergia con quella razionale. Questo connubio crea e libera in noi energie immense: sta poi a noi indirizzarle nella giusta direzione. Queste energie possono ritornarci utili o limitarci nella nostra esistenza quotidiana.
L’Aikido Mentale, interviene proprio nel momento in cui un’emozione monta. Questo metodo ti aiuta a controllare le emozioni che possono portarti a decisioni sbagliate procurando un senso di malessere psicologico

Con l'audiocorso Aikido Mentale imparerai a rielaborare le emozioni indirizzandole nella direzione per te più potenziante, ti abituerai a ottimizzare la circolazione emotiva. Imparerai a equilibrare le emozioni sia penose che esaltanti, per raggiungere uno stato dinamico di benessere psicologico.

Clicca qui per saperne di più: 

giovedì 20 giugno 2013

E' un semaforo o una rotonda?


A primo acchito potrebbe sembrare una domanda retorica, frivola e priva di significato. Una di quelle domande che lasciano a bocca aperta. Quando pongo questa domanda, durante un colloquio di lavoro o durante una discussione con amici, mi accorgo che lascio il mio interlocutore interdetto.
A me serve sia per interrompere il modulo del soggetto con il quale parlo, sia per approfondire l'argomento.
E' un metodo che ho adottato soprattutto per capire se la soluzione che ho trovato al problema è valida o meno.
Quando ho un problema cerco solitamente tre soluzioni diverse. Poi le analizzo una per una e, infine, per sceglierne una mi pongo la seguente domanda: è un semaforo o una rotonda?
Se la soluzione è un semaforo la scarto e passo alla successiva, finché la risposta sarà: è una rotonda.
Cosa differisce la soluzione semaforo dalla soluzione rotonda? 
La soluzione semaforo porta sì a raggiungere l'obiettivo, ma con costante ed enorme utilizzo di energia. Occorre fare manutenzione periodica, che a volte costa di più del beneficio.
Al contrario, la soluzione rotonda, risolve il problema alla base e non necessita di manutenzione, se non di quella ordinaria.Il traffico fluisce da sé senza alcun aggiustamento o ritaratura e diminuiscono gli incidenti.
Con la soluzione rotonda approdi a soluzioni sistemiche e ti abitui a pensare per grandi sistemi e non per piccoli intervalli di essi.
Ad esempio, se devi studiare per superare un esame universitario, poniti la domanda:il mio metodo di studio di questa materia è un semaforo o una rotonda? Se la risposta è rotonda, allora devi cambiare metodo. Passi troppe ore a rileggere ciò che hai letto? Passi troppo tempo a mandare a memoria tutto? Dopo dieci giorni hai dimenticato tutto? Allora sei nella soluzione semaforo. Hai bisogno di ripetere giornalmente delle azioni per poter studiare o ricordare i concetti fondamentali. 
Per passare ad una soluzione rotonda devi applicarti e cambiare metodo, forse troveresti interessante apprendere come leggere più velocemente o come memorizzare un elenco di punti tramite associazione. 
Io ho capito che i professori all'esame chiedono quello che insegnano a lezione, né più ne meno. Se poi utilizzi le stesse parole e gli stessi esempi hai fatto bingo. Così dallo studiare interi libri e sottolineare piccole note (soluzione semaforo), sono passato ad ascoltare con attenzione le lezioni, annotare gli esempi e individuare delle parole chiave. Qual è il sistema dietro questa soluzione? I professori sanno ciò che insegnano, siamo noi che diamo più importanza alla loro posizione e pensiamo di dover conoscere i dettagli. Ripeto, loro sanno ciò che insegnano, né più, né meno.
Nell'ebook Aikido Mentale scopri un metodo per affrontare le difficoltà della vita, ma soprattutto per individuare le migliori risposte ad esse.

mercoledì 19 giugno 2013

Come ottenere risultati seguendo i principi naturali


Puoi ottenere dei risultati sia seguendo la strada dell’apparenza, sia quella della sostanza. Oggi tendiamo a divinizzare i personaggi pubblici: attori, cantanti, calciatori. Tutti bravi, belli e ricchi. Per accorgerci poi che sono esseri umani, con debolezze e paure, e né la fama, né la ricchezza riescono a riempire quel senso di vuoto che si prova quando viviamo lontani dall’essenza dei principi naturali. Come spiegarci diversamente tanti suicidi di persone famose?
La ricchezza, la notorietà e il potere possono aiutarci nel condurre una vita felice, ma non possono in nessun caso sostituirsi ai principi naturali.
I principi infondono forza d’animo e fiducia, sono una guida nel cammino della nostra vita. L’ebook “Fare Carriera in 7 Giorni” è ricco di tecniche e consigli pratici su come comportarti, sulle capacità che devi acquisire e sulle credenze che devi sviluppare. Tutto l’ebook è imperniato su due principi naturali: quello della crescita e quello del potenziale.
Vi sono delle regole base decise dalla natura che non possiamo infrangere. Per raccogliere un frutto il contadino deve preparare il terreno, piantare il seme, annaffiare e potare, poi quando la pianta è pronta, raccogliere i frutti del suo lavoro. Può, a suo aiuto, utilizzare nuove tecnologie, allestire una serra, ma il processo di crescita non può saltarlo. Un bimbo di dieci anni non può assumere l‚incarico di guidare un’azienda complessa. Può essere intelligente, capace, ma non può assumersi una tale responsabilità.
Ogni dieci anni raddoppiamo il nostro sapere e il processo di crescita culturale richiede più tempo e specializzazione. Tra lauree, master e specializzazioni, i ragazzi si immettono nel mondo lavorativo all’età di trentanni.Il principio della crescita deve accompagnarti per tutta la vita. Non devi mai pensare di essere arrivato, di non poter più apprendere nulla, di non poter cambiare idea.
Il principio della crescita è dinamico: quando pensi di aver capito, scopri nuovi scenari da esplorare, nuove vie da percorrere.
Strettamente connesso a questo principio c’è quello del potenziale. Intimamente sappiamo che possiamo crescere e sviluppare le nostre attitudini. Sappiamo di poter migliorare ed esprimerci così al meglio. Il raggiungimento di un obiettivo sviluppa un più alto limite di potenziale. Questo vale sia per singoli individui che per intere nazioni. Il progresso, che oggi viviamo, affonda le radici nel potenziale lasciatoci in eredità dai nostri genitori; noi lasceremo ai nostri figli un potenziale superiore.
Cercare di eludere i tempi per la crescita ti porta a farti carico di incombenze che non avevi previsto e quindi a perdere ulteriore tempo prezioso. Quando pianifichi una crescita, che sia personale o professionale, poni molta attenzione ai tempi previsti.
Le scorciatoie possono portarti al successo prima del previsto ma sicuramente ti faranno cadere anche prima del previsto. Ho visto tantissime persone fare carriera velocemente per poi precipitare ai primi segni di difficoltà. La loro crescita era stata troppo veloce e non avevano ancora costruito bene le basi del loro lavoro.

giovedì 13 giugno 2013

Intelligenza spirituale: una guida per tutte le altre intelligenze umane.

L'intelligenza spirituale è la più importante tra le intelligenze umane perchè è quella che indica la direzione a tutte le altre. 

L'intelligenza spirituale aiuta a selezionare le cose che nella vita contano realmente. Ci rende capaci di capire che siamo parte di un progetto più ampio.

E' una caratteristica unica del genere umano, è strettamente legata al nostro desiderio di trovare un significato, una priorità, un senso a tutto ciò che occupa un posto importante nella nostra mente umana.  

I sogni, i desideri, le opportunità, i valori, i principi, la fede, sono tutti figli della nostra intelligenza spirituale.

I grandi uomini di oggi e del passato hanno sviluppato un'intelligenza spirituale superiore, oltrepassano la lorointelligenza emotiva, si allontanano dalla quotidianità materialistica per approdare ad una dimensione più completa, più creativa, più potente e più saggia.

Esempi come Gandi e Madre Teresa di Calcutta sono ancora vivi nella nostra memoria. Il primo ci ha insegnato la strategia della non violenza, mentre la seconda curava i malati con una fede incrollabile.




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