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mercoledì 28 maggio 2014

Se vuoi fare qualcosa fissa la data...

Se vuoi fare qualcosa fissa una data
Se non fissi la data per il termine di un progetto non sei serio né con te stesso, né con gli altri.

Se fissi una data troppo lontano nel futuro stai prendendo tempo sia con i tuoi interlocutori che con te stesso.

Un progetto per essere fattibile deve avere una data ben definita e soprattutto vicina nel tempo. Se il progetto è completo occorre spezzettare le fasi e fissare le date per ogni fase.

Tieni sempre a mente tale data, anche se il progetto non è completo al 100% o non riesci a prevedere tutti i fattori esterni, fai in modo di terminarlo entro il termine stabilito. 

Fissare la data è un'abitudine mentale che crea potenzialità e riduce le problematiche. E' come fissare un appuntamento e fare di tutto per esserci.

sabato 15 marzo 2014

La comunicazione verbale e gli errori da evitare...

Struttura Profonda nel linguaggio verbale
Quando comunichiamo con il linguaggio verbale commettiamo degli errori, tendiamo a generalizzare utilizzando termini come “tutti”, “nessuno”, “mai”, “sempre”, “loro”, “noi” ecc. 

Le generalizzazioni confondono il nostro interlocutore.Allo stesso modo, quando dialoghiamo, tendiamo a sopprimere le informazioni. Siamo in presenza di soppressioni quando alla frase mancano degli elementi.

Se diciamo: «Comprare una Ford è conveniente» commettiamo un errore di soppressione. Ci dimentichiamo di dire per chi è conveniente, o rispetto a cosa, oppure di quanto è più conveniente. Noi che diciamo la frase abbiamo in mente tutti gli elementi mancanti, solo che non li diciamo, allora tocca al nostro interlocutore riempire i vuoti che noi lasciamo deliberatamente o inconsciamente. Può riempirli nel modo corretto, ma sarebbe una vera eccezione perché solitamente ognuno riempie questi vuoti colmandoli in base al proprio vissuto.
 Fare Carriera in 7 Giorni
Tratto da Fare Carriera in 7 Giorni

Ad esempio di fronte a un’affermazione del tipo «Comprare una Ford è conveniente» io intendo che è conveniente rispetto a una Peugeot o Renault, mentre il mio interlocutore potrebbe pensare che è conveniente rispetto a una Fiat; io intendo che conviene per la garanzia offerta dalla casa madre, mentre il mio interlocutore potrebbe pensare che conviene per il risparmio di carburante.

Infine altri errori di comunicazione sono dati dalla distorsione, che entra in scena quando adattiamo il significato di un discorso, di una parola o di un’emozione al nostro modo di vedere il mondo.

domenica 2 febbraio 2014

Cosa vogliamo o cosa non vogliamo?

timore e aspirazion
Timore e aspirazione
Alla domanda "cosa vuoi?" spesso sentiamo rispondere con un "non voglio..." sembra quasi che le visioni negative primeggiano nella nostra mente e probabilmente sono più comuni delle visioni positive.

Tutto ciò che gira intorno a noi pone al centro dell'attenzione la negatività anziché la positività. Sentiamo spesso dire frasi tipo "lotta alla droga", "guerra alla criminalità",  "lotta all'evasione fiscale", "lotta all'assenteismo", ecc.

Pensare in maniera negativa ci limita pesantemente almeno per tre motivi:
  1. l'energia che potremmo utilizzare per creare qualcosa di nuovo viene indirizzata per preservare il presente e prevenire qualcosa che non vorremmo mai accadesse;
  2. la negatività trasmette un messaggio sottile di impotenza e frena l'azione;
  3. le visioni negative hanno poca durata e svaniscono con l'affievolirsi della minaccia.

Ogni persona e ogni organizzazione può decidere di abbeverarsi a due fonti: quella del TIMORE e quella dell'ASPIRAZIONE. Il timore ha alla base la visione negativa e può produrre dei cambiamenti importanti ma per un breve periodo. L'aspirazione trae potenza dalla visione positiva e produce nel tempo stimolo, crescita e apprendimento continuo.

mercoledì 1 gennaio 2014

Come scrivere una frase obiettivo

Siamo a inizio anno e come ogni inizio d'anno siamo pieni di buoni propositi, fissiamo degli obiettivi, programmiamo dei piani strategici. Ma sappiamo come va formulato correttamente un obiettivo?

Quasi tutte queste buone intenzioni non riusciamo però a trasformarle in realtà, ci proviamo, poi ci riproviamo, ma non otteniamo risultati e allora pensiamo che è tutto inutile. 

Ciò accade perché non sappiamo formulare i nostri obiettivi in maniera corretta. Per aiutarvi vi riporto un passo del mio e-book "Fare carriera in 7 giorni".

"Inizia a fissare il tuo obiettivo a lungo termine: cosa farai fra cinque anni, e fra dieci? Non ci hai mai pensato? Non preoccuparti, sei in buona compagnia: tanti falliscono perché non hanno un piano di sviluppo personale, sono in balia delle emergenze quotidiane, viaggiano a vista, senza inserire il pilota automatico, perché non sanno che direzione prendere. Ma tu oggi puoi cambiare rotta e dirigerti verso il tuo sogno. Ogni tuo sforzo deve essere teso al raggiungimento del tuo obiettivo. Non aver paura di esprimere un obiettivo ambizioso: parliamo del tuo sogno e come tale non ha limiti.

Il tuo obiettivo lo devi esprimere in maniera positiva, dire «Non voglio più fare questo lavoro» non è un vero obiettivo. «Voglio dirigere il settore marketing» invece è un obiettivo, ma va espresso con maggiore dettaglio per essere ben definito. Se dici «Voglio guadagnare di più», l’obiettivo è posto in positivo però è generico e un obiettivo per essere tale deve essere specifico. Altra caratteristica è la misurabilità; se fai o no dei progressi devi saperlo, devi poter intervenire in corso d’opera e aggiustare il tiro. Deve essere attraente, perché nei giorni difficili la motivazione gioca un ruolo fondamentale per non farti abbandonare il tutto. Nel porti l’obiettivo devi sognare, ma allo stesso tempo devi pensare se è un obiettivo raggiungibile, sfidante sì ma anche e soprattutto raggiungibile. Nel fissare un obiettivo tieni sempre conto del fattore tempo. In quanto tempo vuoi raggiungere il tuo obiettivo? Se trascuri il fattore tempo, l’obiettivo si trasforma in un buon proposito. La gente è piena di buoni propositi, ma vuota di disciplina e tenacia.
Fare Carriera in 7 Giorni
Un obiettivo quindi deve essere innanzitutto ben formulato. Ecco un esempio: «Voglio scrivere un ebook su come fare carriera, di circa duecentoventi pagine (Semplice), in cui trasmetto la mia esperienza diretta al lettore (Misurabile), da terminare entro la fine dell’estate (Tempo). Questo mi porterà maggiore visibilità professionale (Attraente) nel mio settore come consulente di management, impegnandomi solo qualche ora al giorno (Raggiungibile) senza rubare tempo al lavoro quotidiano».

Ora che hai scritto la tua frase obiettivo a lungo termine, passa al vaglio gli obiettivi a breve e medio termine. Questi devono essere una conseguenza dell’obiettivo a lungo termine. Quanto dura il breve periodo dipende da te. Intanto in questo periodo dovresti inserire i lavori da svolgere, le scadenze, le azioni quotidiane. 
Nel medio termine dovresti inserire i progetti da formulare, le pianificazioni da intraprendere. Devi passare dal lavoro da eseguire a quello da pianificare. Ricorda sempre che devi essere flessibile; per quanto puoi programmare la tua vita futura, il mondo è così articolato che dovrai forzatamente fare delle pause, prepararti meglio, cambiare strada, finché non arriverai all'obiettivo. Le strategie esistono anche per essere variate, riviste, cambiate del tutto."


domenica 1 dicembre 2013

La seconda credenza del leader: esistono risultati buoni e meno buoni, non esistono insuccessi.

A colpo d’occhio può sembrare che io sia entrato in contraddizione, infatti nella Credenza n. 1 dico che sei tu la causa dei tuoi insuccessi, mentre qui ti dico che non esistono. Sei tu che dai un significato particolare a un evento, non è l’evento in sé che ha significato. 

Se avevi in mente di raggiungere la posizione di direttore vendite, ma sei stato promosso a capo area, solo tu puoi interpretare una promozione in un insuccesso limitandoti e negando a te stesso nuove prospettive.

Chi fa carriera, invece, pensa che è un altro passo per avvicinarsi alla direzione vendite. Chi ha già fatto carriera sa bene che per raggiungere la vetta occorre ingoiare tanti rospi, far buon uso delle esperienze negative e utilizzarle per non incorrere negli stessi errori.

L’aspetto fondamentale di questa credenza non sta tanto nel saper elaborare i risultati positivi, ma soprattutto nel saper elaborare quelli negativi. Ricorda, non esistono insuccessi, ma solo difficoltà da superare.

mercoledì 20 novembre 2013

Credenza n. 1: sei tu la causa sia dei tuoi successi che dei tuoi insuccessi.

La prima credenza del leader

Questo è il primo di 8 post dove svelo le 8 credenze che i grandi capi del passato hanno sviluppato.


Credenza n. 1: sei tu la causa sia dei tuoi successi che dei tuoi insuccessi.

"Ho letto tante biografie e autobiografie, sia di grandi imprenditori e manager di oggi che grandi personaggi del passato. Tutti sapevano assumersi la propria responsabilità. Tutti sapevano che ciò che accadeva era merito o demerito loro. Se vincevano era merito loro, se perdevano era demerito loro. 

Non erano vittime delle circostanze, anzi pensavano di poterle in qualche modo controllare.

Anche se questo paragone è abbastanza lontano dalla realtà o dall’obiettivo che ci poniamo in questo ebook (infatti noi non dobbiamo ampliare i confini di Roma ma fare carriera) questa credenza alimenta anche tutti coloro che dal nulla hanno creato la loro carriera lavorativa."




mercoledì 16 ottobre 2013

Hai paura di fallire o di riuscire?

Vi sono due tipi di paure: quella di fallire e quelle di riuscire.
Entrambe sono inutili!

Il primo tipo di paura è come viaggiare in auto e coprirsi gli occhi con le mani anziché guardare avanti e manovrare il volante.

Faresti mai una cosa del genere? Penso proprio di no! E allora, perché dovresti farlo nella vita?

Veniamo al secondo tipo di paura, quella più infima, quella che sovviene quando stiamo per agire. 

La risposta la lascio a Nelson Mandela.
«La nostra paura più profonda non è di essere inadeguati. La nostra paura più profonda è di essere potenti oltre misura. È la nostra Luce, non le nostre Tenebre, ciò che più ci spaventa. Ci domandiamo: chi sono io per essere brillante, splendido, ricco di talento, favoloso? In realtà, chi NON devi essere? Sei un figlio di Dio. Farti piccolo non serve al Mondo. Non vi è nulla di illuminante nel restringersi cosicché gli altri attorno a te non si sentano insicuri. Noi siamo nati per rendere manifesta la gloria di Dio che è dentro di noi. Non è soltanto in alcuni di noi; è in tutti. Facendo brillare la nostra Luce, inconsciamente diamo agli altri il permesso di fare lo stesso. Mentre noi ci liberiamo della nostra paura, la nostra presenza automaticamente libera gli altri».

domenica 13 ottobre 2013

Non potrai mai sapere tutto...

Uno dei grandi errori che commettono persone anche in gamba è che pensano di poter far tutto da soli. 

Sono persone in gamba ma non otterranno mai risultati eccellenti. Di fronte ad un problema troveranno la soluzione personale ma non costruiranno un team di persone che lo faccia per loro.

Al contrario i grandi leader, i grandi uomini che hanno cambiato le nostre vite, costruiscono intorno a loro un team di persone che sanno rispondere ad ogni dubbio e trovano la soluzione ai problemi che inevitabilmente si affacciano lungo il percorso dell'evoluzione.

Henry Ford era considerato un grande industriale ma allo stesso tempo un ignorante. I giornalisti non riuscivano a spiegarsi come un uomo così ignorante potesse ottenere grandi risultati. Allora Henry Ford li convocò nel suo ufficio e disse loro che avrebbe risposto a ogni domanda.

I giornalisti si precipitarono all'appuntamento e iniziarono a porre domande tecniche a Ford. Quando non sapeva rispondere direttamente alzava la cornetta del telefono e chiamava un tecnico, poi riattaccava il telefono e rispondeva al giornalista.

La cosa andò avanti per un po di tempo finché un giornalista espresse disappunto sul fatto che Ford non conoscesse direttamente le risposte ma si faceva aiutare dagli esperti.

Ford rispose semplicemente con un'altra domanda: "perché avrebbe dovuto conoscere tecnicismi quando pagava persone per farlo"? e concluse dicendo "il segreto non sta nel conoscere le cose, bensì le persone".


mercoledì 2 ottobre 2013

Visione

La visione è immaginarsi un futuro possibile, è vedere con i propri occhi quello che vorremmo accadesse.

La visione rappresenta i sogni, le speranze, gli obiettivi prefissati, i progetti applicati. Tutto ciò ha a che fare con una realtà non ancora accaduta ma che presto sarà trasposta dalla mente alla materia.

La visione permette di creare una cosa prima nella nostra mente e poi ci permette di realizzarla.

Grazie a questo potere siamo capaci di reinventare la nostra vita, di dare nuovo slancio e linfa vitale alle nostre azioni, purtroppo spesso viviamo una vita al di sotto del nostro potenziale, limitandoci a vivere le visioni di altri.

La più grande visione che possiamo sviluppare è quella di sviluppare la consapevolezza del proprio destino, dell'essenza della vita e del ruolo che in essa svolgiamo.


lunedì 30 settembre 2013

Gestire il cambiamento

Sono tanti coloro che annunciano grandi cambiamenti in azienda ma poi non riescono a gestirlo, sembra questo un comune ostacolo al cambiamento vero e proprio. 

I leaders fanno a gara per annunciare cambiamenti sostanziali ma poi non riescono a invogliare gli altri, non li rendono partecipi e finiscono per fallire miseramente.

I dipendenti sanno che questi annunci hanno vita breve e che nella maggior parte dei casi non seguirà un percorso guidato, bensì il tutto sarà lasciato al caso e verrà surclassato dalla quotidianità.

Essi non sentono loro il cambiamento, anzi lo percepiscono come un nemico perché intravedono in esso un'imposizione dell'azienda.

Questo accade soprattutto quando il cambiamento viene imposto dall'alto ma anche quando si struttura dal basso, specialmente quando i vari reparti entrano in conflitto.

mercoledì 11 settembre 2013

Spendere nelle persone: il miglior investimento aziendale.

E' incredibile quanto vero: le aziende spendono il 70% del denaro per pagare gli stipendi ma non spendono nulla per la loro formazione!

Sono in tanti gli imprenditori che spendono più tempo e denaro per la manutenzine degli edifici e delle macchine che degli uomini che fanno parte dell'azienda.

Sono in tanti i lavoratori che alla domanda "stai lavorando bene?" neanche sanno rispondere. Nessuno si cura di loro, nessuno si prende la briga di comunicare cosa si aspettano da loro. Alcuni alla domanda rispondono che pensano di lavorare bene ma non perché il capo lo ha chiamato e gli ha fatto i complimenti, bensì perché non ha subito urla e sbraiti. Sembra quasi che lavorare bene significhi non subire nessuna punizione.

Tutti i responsabili sanno cosa vogliono dai dipendenti ma non lo comunicano, attendono a fine anno per tirare le somme e eventualmente farne fuori qualcuno così sembrano bravi agli occhi dei titolari o dei capi e fanno vedere di avere la situazione sotto controllo.

Per motivare un dipendente occorre invece dirgli esattamente cosa ci si aspetta da lui e valutare durante l'anno la sua performance in maniera aperta, mettendo il dipendente in condizione di poter fare una corretta autovalutazione.


lunedì 9 settembre 2013

L'interpretazione della realtà: il concetto di spazio-tempo

L'idea di spazio e quella di tempo occupano un posto rilevante nella nostra mappa della realtà. Per la gestione della nostra vita quotidiana hanno un'importanza tale da permetterci di organizzarci e gestire i movimenti. Abbiamo ereditato dalla fisica classica concetti come spazio tridimensionale contenente oggetti e a farla da padrone era la geometria euclidea che faceva muovere questi oggetti in base a tre parametri: altezza, larghezza e profondità.

Anche il tempo ci è stato detto che è indipendente e come lo spazio è assoluto. Per secoli queste erano verità inviolabili, ritenute da filosofi e scienziati come insindacabili. Il massimo esponente della scienza classica fu Newton.

A modificare radicalmente questi concetti fu la teoria della relatività di Einstein. Egli ci dimostrò che la nostra illusione di poter ordinare in sequenza temporale degli eventi dipende dal fatto che tutto ciò avviene perché la velocità della luce è talmente grande rispetto alle velocità che l'uomo può percorrere nella vita ordinaria da farci pensare che un evento accade quando lo osserviamo. Questo cambia quando ci si muove ad alte velocità perché il breve intervallo di tempo che occorre alla luce per raggiungere l'osservatore diventa rilevante per stabilire cose è accaduto prima e dopo. Questo significa che a velocità diverse ordineremo diversamente gli eventi. 

Il fatto che il tempo è relativo si porta dietro una grande conseguenza: anche lo spazio è relativo. Ora lo spazio dipende dal punto di vista dell'osservatore e dalla velocità che percorre. Lo spazio e il tempo passano da concetti assoluti a elementi del linguaggio dell'osservatore per descrivere un evento. 

Questo ci fa capire che i concetti che usiamo per descrivere la natura sono limitati, non sono realtà assolute, indiscutibile, non fanno parte della realtà, ma sono creazioni della nostra mente: sono la mappa non il territorio. Noi invece tendiamo a credere e a innamorarci dei nostri concetti, delle nostre posizioni assunte e dedotte, senza minimamente immaginare che non hanno nulla a che fare con la realtà, bensì con una nostra  interpretazione di essa.

Quando siamo capaci di espandere il campo delle nostre esperienze riusciamo a capire che la nostra mente razionale ha dei limiti e che alcuni concetti che pensavamo fossero assoluti diventano modificabili.

martedì 3 settembre 2013

Il futuro delle organizzazioni

Il mondo diventa sempre più complesso, interconnesso e le aziende per stare al passo con i tempi devono diventare complesse e dinamiche. 

Qualche anno fa bastavano poche persone capaci di apprendere e poi trasferire tale sapere a cascata su tutti i reparti.

Oggi questo tipo di organizzazione è entrato in crisi e non riesce a dare le risposte che il mercato attende.

Le organizzazioni che in futuro saranno eccellenti, dovranno invogliare tutti all'apprendimento collettivo, dove ognuno svolge il suo ruolo e partecipa fisicamente e mentalmente al raggiungimento dello scopo organizzativo.




lunedì 2 settembre 2013

Vedere il tutto per non perdersi i particolari...

Sin da piccoli la scuola ci ha abituato a scomporre i problemi, prendiamo un insieme e ne facciamo piccole parti. Siamo abituati quindi a scomporre problemi complessi e questo ci da la sensazione di poterli controllare e gestire. 

Questa semplificazione però porta a conseguenze nefaste: non riusciamo più a vedere l'insieme, non riusciamo più a capire quali sono le conseguenze delle nostre azioni.

Siamo così persi nel guardare il particolare che ci sfugge il tutto.

Succede che quando cerchiamo di vedere l'insieme non facciamo altro che cercare e unire i frammenti di esso per poterne dare una valutazione finale. E' così complesso che presto ci arrendiamo e non cerchiamo più di vedere il tutto ma ci adattiamo a guardarne dei frammenti. 

mercoledì 28 agosto 2013

Se mai inizi, mai fallirai!

Se non inizi, mai fallirai! Sembra quasi una frase sciocca, ma nasconde una grande verità: solo chi fa qualcosa sbaglia

Molte persone procastinano una decisione o un'azione perché hanno paura di fallire, di sbagliare, di essere giudicati.

A pensarci bene se mai iniziamo a fare una cosa sicuramente avremo un esito negativo, quindi la nostra paura a sbagliare sarà fondata. 

Il vero problema non sta tanto nel commettere errori, bensì dall'imparare da essi e rialzarci ad ogni caduta.

Da piccoli sapevamo bene come funzionava, provavamo a fare una cosa ma sbagliavamo e nello sbagliare aumentavamo le nostre competenze; vi è un'unica differenza da quando eravamo bambini a oggi: da bimbi non avevamo paura di sbagliare!.

martedì 27 agosto 2013

Dialettica: l'arte di ottenere ragione...

In quanti ci siamo imbattuti in un confronto dialettico? In quanti  ci siamo presi la ragione pur sapendo che avevamo torto?

In un confronto dialettico dovremmo cercare la verità, invece ci chiudiamo a riccio e portiamo avanti le nostre tesi. 

In realtà la "verità oggettiva" (qualora esistesse) e la percezione di essa sono due cose ben distinte e separate: per queto motivo capita che si può aver ragione ma gli ascoltatori percepiscono che abbiamo torto perché il nostro avversario ha saputo utilizzare bene la tecnica della dialettica. La dialettica fa perno proprio sulla percezione della realtà e ne altera i contenuti.

Accade quando il nostro interlocutore confuta una prova che sorregge la nostra affermazione e così in automatico sminuisce la nostra affermazione sia ai nostri occhi che a quelli degli altri.

Un bellissimo esempio lo trovi in questo spezzone del film Thank you for smoking - Il miglior gelato.


martedì 30 luglio 2013

Gli insegnamenti di Henry Ford: accettare le sfide

INSEGNAMENTO: accetta le sfide.

Henry Ford sapeva benissimo che avrebbe dovuto fare qualcosa di sensazionale per uscire alla ribalta e far parlare di sé. Sapeva che sarebbe riuscito nell'intento di produrre auto di buona qualità per il pubblico ad un prezzo basso. Individua l'opportunità di farsi notare sfruttando la moda delle corse sportive.

Pur non avendo nessun interesse per le competizioni, anzi pensa che sia un problema il fatto che molti costruttori pensano solo a costruire auto veloci anziché pensare a costruire auto per la gente comune, mette a punto un motore a due cilindri veloce e lo monta su uno “chassis”. Poi accetta la sfida del campione d'America Alessandro Winton di Cleveland e riesce anche a batterlo.
Henry in merito a ciò dice: “Fu quella la mia prima gara ed essa mi diede la notorietà sotto quell'unica forma alla quale  il pubblico si mostrava accessibile”.

Non ne aveva bisogno, ma la vittoria sul campione d'America per le corse, infuse maggiore convinzione a Ford sulla qualità del prodotto.
Il prodotto c'era, ora occorreva impegnarsi sui metodi produttivi: "I compratori imparano a comperare. La maggior parte terra’ conto della qualità e cercherà di avere per ogni dollaro quanto piu’ e’ possibile di qualità buona…. se voi vi disponete a produrre col criterio della qualità piu’ alta e a vendere col criterio del prezzo più basso, incontrerete una richiesta cosi’ grande da poterla anche chiamare universale”.

Ford inizia a pensare alla standardizzazione ma guardandola dal punto di vista del consumatore e non del produttore: "La standardizzazione puo’ essere veduta come un cattivo affare tranne che essa non comporti il programma di ridurre costantemente i prezzi ai quali e’ venduto l’articolo… il pubblico dovrebbe al contrario sempre meravigliarsi che gli si possa dar tanto per il denaro speso”.
Standardizzazione” (per usare il vocabolo come lo intendo io) non significa affatto la scelta dell’articolo  di piu’ facile vendita e la semplice concentrazione in esso. E’ invece un ricercare notte e giorno e probabilmente per anni, dapprima intorno a quello che meglio convenga al pubblico e poi intorno al modo di fabbricarlo.. quindi se noi abbiamo ricondotto l’industria dalla base del guadagno alla base del servizio noi ci siamo con cio’ assicurato un vero affare, i cui redditi non lasceranno nulla a desiderare”.

Nel 1903 nasce fonda la “Ford motor company” in cui espleta le funzioni di vice presidente, disegnatore, ingegnere in capo, soprintendente e direttore generale con capitale $100.000, di cui interamente versato solo $28.000.
All'inizio possiede solo il 25,5% delle quote, nel 1906 acquisisce il 51% con soldi guadagnati nella società) e subito dopo al 58%. Nel 1919 il figlio Edsel comprerà il rimanente 41,5%.
 

martedì 23 luglio 2013

Insegnamenti di Henry Ford: gli uomini hanno bisogno di essere liberi per lavorare.

Henry Ford nel 1899, dopo essersi licenziato dalla "“Detroit automobile company", affitta un magazzino magazzino di mattoni al n. 81 di Park Place di Detroit per continuare i suoi esperimenti e per “scoprire che cosa fossero veramente gli affari”.

Capisce che vi è un gap tra le aziende che vogliono "fare soldi" e le aziende che "vogliono costruire qualcosa nell'interesse del pubblico"
Egli scrive: “L’aspetto più sorprendente degli affari quali erano condotti era la grande importanza data alla finanza e la poca importanza data al servizio. Questo mi sembrava il rovescio del processo naturale per cui il denaro deve venire come risultato del lavoro e non precedere il lavoro”.
Il secondo aspetto che mi colpì negli affari fu la generale indifferenza ai migliori metodi di lavorazione fino a tanto che un prodotto qualsiasi si vendeva e apportava denaro…
Il mio pensiero, allora come oggi, era quello che se un uomo eseguisse a dovere il suo lavoro, il prezzo che egli ne avrebbe ricavato, il guadagno e tutte le altre questioni finanziarie si sarebbero messe a posto da sè e che un’azienda aveva da incominciare in piccole proporzioni e da svilupparsi gradatamente merce’ i propri redditi, se non ci fossero redditi, questo doveva costituire un avvertimento al proprietario
”. 

Forte di questi suoi convincimenti dice:
Decisi inoltre che, se non vi fosse mezzo d’avviarmi a quella specie d’attività’ che io pensavo potersi gestire nell’interesse del pubblico, io semplicemente avrei rinunciato a qualunque avviamento, giacché la mia breve esperienza personale, insieme con quello che vedevo succedere intorno a me, mi dava prove sufficienti che gli affari intesi come un semplice gioco per guadagnare denaro non meritavano che ci si spendesse molto pensiero e non erano senz’altro il posto per un uomo che aveva l’intimo bisogno di compiere qualche cosa.   Non mi parve  quella la giusta via per far denaro. E ancora aspetto che mi si dimostri essere quella la giusta via. Il solo fondamento di una industria reale, io insisto, e’ che essa renda servizio”. 

INSEGNAMENTO:
C’e’ un sottile pericolo in un uomo il quale pensi di essersi “messo a posto” per tutta la vita. Cio’ significa che al prossimo  giro della ruota del progresso egli sara’ buttato fuori”. 
Henry ford è un uomo che guarda avanti, a cui non piace lo status quo e traccia la sua personale linea innovativa:
Gli uomini d’affari vanno in rovina insieme con le loro imprese perché amano le vecchie vie al punto da non sapersi risolvere a cambiarle. Li si trova da ogni parte codesti uomini che non sanno che ieri e’ passato, e che si son destati anche questa mattina con le loro idee dell’anno scorso, potrebbe quasi iscriversi come una formula che quando un uomo incomincia a pensare d’aver trovato il suo metodo, egli farebbe meglio a incominciare un piu’ investigativo esame di se’ per scoprire se qualche parte del suo cervello non sia andata a dormire. C’e’ un sottile pericolo in un uomo il quale pensi di essersi “messo a posto” per tutta la vita. Cio’ significa che al prossimo  giro della ruota del progresso egli sara’ buttato fuori”.

INSEGNAMENTO: Gli uomini hanno bisogno di essere liberi per lavorare. 
L’influenza del denaro – la pressione per ricavar profitto da un’investizione di capitale  - e la trascuranza e l’indebolimento del lavoro che ne conseguono e si riflettono quindi sui servizi, mi si rivelarono in molte guise, essere alla radice della maggior parte degli inconvenienti. Erano la causa dei bassi salari: giacche’ se il lavoro non e’ ben diretto, non si possono pagare alte mercedi. E se tutta l’attenzione non e’ concentrata sul lavoro, esso non puo’ essere ben diretto. La maggior parte degli uomini hanno bisogno di essere liberi per lavorare: col sistema vigente essi non potevano essere liberi. Durante il mio primo esperimento io non ero libero; non potevo dare pieno svolgimento alle mie idee. Ogni cosa doveva essere concepita per far denaro; l’ultima considerazione era il lavoro. E il lato piu’ curioso di tutto cio’ era l’insistenza nel predicare che era il denaro e non il lavoro quello che contava. Nessuno era colpito dall’assurdità’ che il denaro avesse la precedenza sul lavoro, sebbene ognuno dovesse ammettere che dal lavoro doveva venire il guadagno, pareva si desiderasse trovare una scorciatoia per il denaro e passare per quella che si presentava piu’ ovvia: cioe’ attraverso il lavoro.


In quel piccolo magazzino Henry Ford fa una lunga e profonda riflessione sull'attuale sistema lavorativo e rafforza la sua persoanle visione. Qui prendono vita i valori imprenditoriali, la mission della futura Ford Motor Company, qui nase la sua personalissima nuova business idea. La sua strategia è chiara e vuole:
  1. produrre un’automobile buona a basso prezzo, abbinata a un servizio continuo per il cliente;
  2. trovare metodi di produzione e distribuzione radicalmente diversi e innovativi risperro a quelli dominanti.
Questo è il passo decisivo, Henry Ford da bruco meccanico si trasforma in farfalla imprenditore.

mercoledì 17 luglio 2013

La prima competenza del collaboratore autonomo: rivalutare le credenze limitanti

La nostra tendenza è quella di credere in cose che non conosciamo affatto. Nel post "Lotta contro le opinioni dominanti" potrai leggerne un esempio pratico ricavato dalla biografia di Henry Ford.

Un altro esempio l'ho riportato nel post "Superare i propri limiti
Sei uno di quelli che sta pensando: "Ma io conosco bene le cose in cui credo"? Allora ti invito a leggere subito il post "Le certezze che creano nemici

Nell'azienda in cui lavori, hai mai sentito dire a qualcuno questa frase? "Perché mai dovrei assumermi questa responsabilità"? "Qui nessuno ti gratifica, ogni cosa è dovuta", "Non riuscirò mai a portare a termine quel lavoro". ecc.

Sono queste tutte affermazioni limitanti che inibiscono il nostro operato e non danno adito a sfruttare il nostro vero potenziale. Queste credenze limitanti sono come una palla al piede che portiamo nel corso della nostra vita. Man mano che passano gli anni iniziamo a farci l'abitudine, iniziamo a pensare che forse non possiamo correre perché è così, punto e basta. Questa palla al piede ci permette di camminare ma non possiamo assolutamente nuotare perché ci porterebbe in fondo ma non ci permetterà mai di prendere il volo. 

E' importante disfarcene il prima possibile. Come? Andando in fondo ad ogni questione senza restare in superficie. Se ad esempio pensi che il tuo capo potrebbe arrabbiarsi se prendi una decisione in maniera autonoma pensa se ciò è vero. Ci sono casi in cui chi ha preso decisioni in azienda non è stato redarguito, anzi incoraggiato? Pensi veramente che se hai preso la giusta decisione qualcuno possa arrabbiarsi con te?

A me è capitato, nessuno voleva prendersi la responsabilità, il capo non era raggiungibile telefonicamente ma noi dovevamo obbligatoriamente prendere una decisione. I miei superiori si tirarono indietro con qualche scusa e allora decisi di agire. L'ho fatto perché non avevo altre soluzioni, perché ho pensato che forse era la cosa migliore da fare, ho iniziato a pensare come l'avrebbe affrontato il problema il capo e così ho agito.
I miei superiori mi dissero che avevo commesso un grosso errore e che ne avrei pagato le conseguenze. Quando il capo rientrò in ufficio,subito corsero a riferirgli dell'accaduto. Era un capo autoritario e non lasciava molto spazio ai subalterni. Con grosso sconcerto da parte di tutti valutò la mia azione e disse che lui non avrebbe potuto fare di meglio, si congratulò con me e disse "Finalmente qualcuno che sa prendersi delle responsabilità in quest'azienda"

Ricorda: non dare per scontato cose che non conosci affatto


mercoledì 10 luglio 2013

Leader tra leaders, questa è la nuova sfida.

Come abbiamo avuto modo di vedere nel post "La forza dell'empowerment" le varie schematizzazioni tradizionali come stili gerarchici, democratici, ecc. stanno facendo posto ad un nuovo ordine: l'empowerment. 

Questo passaggio accade quando le persone si prendono la responsabilità di ciò che fanno e collaborano per il raggiungimento di uno scopo comune, così al potere si sostituisce l'empowerment.

Per far crescere questa cultura in azienda, in famiglia ed in qualsiasi gruppo di persone, occorre creare dei collaboratori autonomi. Cioè il leader deve allontanarsi dal paradigma del "controllo" e del "comando" ma allo stesso tempo anche il collaboratore deve iniziare a essere proattivo e intraprendere delle iniziative e non aspettare che qualcuno dall'alto gli dica cosa fare. 

Il rapporto tra leader e collaboratori diventa sempre più stretto e finalizzato, d'altra parte come potremmo avere un leader senza sostenitori o viceversa sostenitori senza leader? 

Secondo me il vero leader è colui che riesce a far progredire le persone che ha sotto il suo comando, riesce a prenderne il meglio di ognuno e a farli diventare a loro volta leader o comunque persone in grado di fare la differenza e responsabilizzarsi.

Per creare dei collaboratori responsabilizzati e autonomi occorre sviluppare in loro l'idea di auto formarsi. Ogni addetto aziendale deve avere ben chiaro in mente il suo grado di formazione e l'obiettivo a cui vuole ambire. Il collaboratore diventa realmente autonomo quando riesce a sviluppare conoscenza e competenze

Di seguito le tre competenza base che il collaboratore autonomo dovrebbe sviluppare:
  1. Rivalutare le credenze limitanti;
  2. capire le proprie forme di potere e valorizzarle;
  3. unire le forze e collaborare per il successo del gruppo.

Queste tre competenze le svilupperemo singolarmente nei prossimi post.

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