lunedì 3 giugno 2013

La differenza tra Paradiso e Inferno...

Un’antica leggenda giapponese narra di un samurai che chiese a un maestro zen di spiegargli i concetti di paradiso e inferno. Il monaco, rispose con disprezzo: «Sei rozzo e villano e non perdo tempo con gente come te!» 

Sentendosi ferito nell’onore, il samurai s’infuriò, sguainò la spada e urlò: «Potrei ucciderti per la tua impertinenza». «Ecco» rispose con calma il monaco «questo è l’inferno». 

Il samurai riconobbe che il maestro diceva la verità sull’emozione di collera che lo aveva travolto; colpito da una mossa inattesa, si inchinò ringraziando il monaco per la lezione ricevuta. «Ecco» disse allora il maestro «questo è il paradiso».

L’improvvisa consapevolezza del samurai sul proprio stato di agitazione emotiva mostra quanto sia importante capire la differenza tra l’essere schiavi di un’emozione e il divenire consapevoli del fatto che essa ci sta travolgendo.

Trascinati dal vortice emotivo, crediamo che le nostre emozioni siano ovvie, assolute e indiscutibili, ma se ci pensiamo un attimo e ci poniamo al centro del vortice emotivo, possiamo arginarne la forza e addirittura indirizzarla in una direzione per noi potenziante. Quante volte sei stato travolto da emozioni che ti hanno portato ad agire in un determinato modo e solo dopo molto tempo hai capito di aver commesso un errore?

Con l’aikido mentale imparerai a riflettere sull’emozione nello stesso momento in cui monta. Imparerai a prendere consapevolezza dei tuoi stati interiori pochi secondi dopo che essi prendono vita.

domenica 2 giugno 2013

Festa della Repubblica

Oggi celebriamo il 67° anniversario della Repubblica Italiana. 

67 anni sono veramente pochi in confronto alla storia italiana, o meglio alla storia di questa terra bella anche a vedersi solo dall'alto. 

Leggendo, in questi giorni di crisi, i giornali sembra che gli italiani siano solo dei lacrimosi bambini che non sanno più cosa fare, che non sanno prendere decisioni, che parlano per stereotipi e odiano la classe dirigente. 

Nuovi e vecchi usurpatori del nome Italia stanno lottando per ottenere quel po' di potere che permetterà loro di operare a mani libere, trascurando il volere dei cittadini.

Ma è veramente così? Veramente i cittadini sanno cosa vogliono? O è forse questo il vero problema? Forse i cittadini non vogliono altro che stare bene, vogliono solo guardare ai loro interessi fregandosene di quelli dell'intera comunità? 

Il nostro atteggiamento fa si che le strade vengono asfaltate solo a ridosso delle elezioni comunali, poveri disoccupati si vedono proporre un lavoro a tempo determinato di 3 mesi che non verrà rinnovato dopo le elezioni.

Questo a noi non deve più andare bene, dobbiamo mantenere alta l'attenzione sulla classe politica: le strade devono essere asfaltate sempre, è un nostro diritto che peraltro paghiamo profumatamente. 

Ricordiamoci che siamo il popolo dei Cesari, che conquistarono il mondo e diedero le fondamenta a quella che oggi chiamiamo civiltà occidentale. Siamo il popolo degli inventori e degli artisti: possediamo il 70% delle bellezze culturali del mondo! Siamo il paese del sole e allora iniziamo tutti a farlo risplendere.

Se abbiamo una classe politica inefficiente, la colpa è solo nostra, se esistono le caste, la colpa è solo nostra, se non riusciamo a rimettere ordine ai conti pubblici, la colpa è solo nostra! Altri popoli non rieleggono politici che hanno fallito: guardano i fatti e non le opinioni.


venerdì 31 maggio 2013

Il grande dono dell'intelligenza emotiva

L'intelligenza emotiva è autoconsapevolezza e empatia. E' strattamente legata alla nostra capacità di relazionarci nel sociale, di saper comunicare, di avere più sensibilità verso gli altri. 

Chi ha una sviluppata intelligenza emotiva riesce a capire subito quando è il momento di parlare o stare zitto, accetta il confronto e percepiesce le differenza apprezzandone i vantaggi. Riesce a percepire l'emotività delle altre persone, a darne un significato e a condividrla con la propria.

E' un dono molto importante, i grandi leader, i grandi comunicatori, possiedono questa dote. Chi ha basato la vita sull'intelligenza mentale fa fatica a accettare questo dato di fatto, anche noi sin da piccoli veniamo ritenuti idonei o meno dalla scuola se dimostriamo di avere intelligenza mentale o meno. Però chi detiene poi il vero potere sono coloro che sviluppano l'intelligenza emotiva perché essa, a lungo andare, rappresenta un vantaggio in termini assoluti.

Questo spiega anche perché gli uomini più potenti al mondo a scuola non avevano ottimi voti o non sono laureati. L'intelligenza emotiva è una guida indispensabile per la nostra parte razionale. Emozione e ragione sono un connubio perfetto. Nel mio e-book "Aikido Mentale" spiego bene questo connubio, se vuoi approfondire puoi trovare il tutto nel primo capitolo (puoi scaricare gratuitamente il primo capitolo facendo click qui).




giovedì 30 maggio 2013

Brand awareness o direct response?

Navigando su Internet si capisce subito che vi sono due fazioni contraposte che se le danno di santa ragione. Questa battaglia ha inizio già agli albori della rete. con il passare del tempo il concetto di brand awareness ha avuto un accostamento con i canadi di comunicazione tradizionali, quali tv, stampa, radio, cartelloni, ecc.

Allo stesso tempo il direct response è diventato lo strumento principe per coloro che operavano in rete. Questi ultimi vantano statistiche aggiornate in tempo reale e indicano il brand awareness come ciò che resta quando la campagna di direct response non funziona.

In realtà la vera differenza tra brand awareness e direct response è il fattore tempo e per usare i termini inglesi possiamo pure chiamarlo time of purchase.  Quijndi nel primo caso il ritorno dell'investimento è posticipato nel tempo e può essere anche mesi o anni, nel primo caso il ritorno è immediato.

Quando Google ha lanciato AdWords, il search Engine marketing ha avuto uno sviluppo notevole e tutte le azienda hanno fatto una corsa per accaparrarsi i primi posti  nei risultati del più famoso motore di ricerca. La battaglia sembrava vinta ma è accaduto un fatto nuovo a dare una mano al brand awareness: il successo di Facebook.

al contrario di Google, Facebook ha un'alta profilazione degli utenti e quindi fa apparire la pubblicità in base agli interesse che dichiariamo man mano che utilizziamo il social network. In pochi mesi abbiamo visto svilupparsi campagne pubblicitarie basate sul "Mi Piace", cioè sulla brand awareness.

La battaglia è ancora aperta, ora aspettiamo cosa farà Google con Google+, quando avrà raggiunto un notevole numero di utenti e li avrà profilati tutti.

In ogni caso direr a priori che è meglio uno anziché un'altro metodo non è corretto.

Una campagna marketing di successo si ha quando vengono prima stabiliti gli obiettivi e solo dopo si pensa agli strumenti da utilizzare.

mercoledì 29 maggio 2013

Insegnamenti di Henry Ford

Continuiamo la nostra breve biografia di Henry Ford, uno degli uomini più influenti del XXIX secolo. Nel primo post "Insegnamenti di Henry Ford: gli esperti vedono sempre i limiti" abbiamo visto il giovane Fordcimentarsi con un motore a combustione interna. Voleva a tutti i costi raggiungere iil suo sogno: far si che tutti viaggiassero con un'autovettura su strade pubbliche.

Nel 1885 ritorna alla fattoria del padre, qui Henry ricava una piccola officina meccanica, dove continua i suoi esperimenti sui motori a gas. Fa molti esperimenti su motori a due cilindri. Nel 1890 si trasferisce a Detroit presso la Detroit electric Company con la qualifica di tecnico meccanico e paga da 45 dollari al mese.

INSEGNAMENTO: nessun lavoro che interessa è duro.Finito il lavoro e rientrato a casa, Henry passava le ora con i suoi motori: Tutte le sere e tutte le notti del sabato lavoravo al mio nuovo motore. Non posso dire che fosse un lavorare molto duro. Nessun lavoro che interessi e’ mai duro. Ero sicuro del mio successo. Esso viene sempre se voi lavorate abbastanza strenuamente”.

INSEGNAMENTO: non c'è scopo a precipitare le cose.
Finalmente nel 1892 completa la sua prima automobile: la “gasoline buggy” con la quale iniziò a correre. La gasoline buggy faceva molto rumore e i cavalli si spaventavano. Per anni fu l'unica automobile che ciroclava a Detroit. A 33 anni la vende
a Carlo Ainsley di Detroit, dopo aver persorso mille miglia e chiude il suo primo affare commerciale: “Non era affatto mio intendimento di costruire automobili in così meschina  misura, io aspiravo alla grande produzione, ma ciò presupponeva che io avessi qualcosa da produrre. Non c’e’ scopo a precipitare le cose”.



martedì 28 maggio 2013

L'illusione che a scegliere siamo noi

Appena ci alziamo la mattina dobbiamo compiere delle scelte: con cosa facciamo colazione, come ci vestiamo, con che auto usciamo da casa? Quando decidiamo di acquistare un vestito, già altre persone lo hanno pensato, gli hanno dato una forma e un colore, hanno deciso il materiale e quale cannale distributivo utilizare.

Sembra che non facciamo altro che decidere, continuamente durante tutto l'arco della giornata. Siamo poi così sicuri di prendere delle decisioni vere? 

Se operassimo una versa scelta non dovremmo scegliere cose già prese in precedenza, bensì dovremmo andare oltre a ciò che ci viene proposto. Ma allora perché non lo facciamo? La risposta è semplice: perché è difficile, dovremmo analizzare troppe opzioni, dovremmo studiare nel dettaglio troppi particolari, dovremmo confrontarli tra di loro e decidere il migliore, ecc.

Siamo portati a sintetizzare, a categorizzare e quindi non c'è nulla di strano se quando scegliamo ricadiamo nei vecchi percorsi neurali. Abbiamo bisogno di semplificare perché la vita è difficile, complessa e ci riserva sempre nuove opportunità.
 
Allo stesso tempo non bisogna credere che le scelte che facciamo giornalmente siano parte essenziale della nostra vita e del nostro lavoro. Non lo sono affatto, anzi sono sfatte solo per semplificarci la vita, quindi non per complicarcela. Le vere scelte, quelle ponderate, quelle dove la riflessione vince sulla spontaneità, sono quelle che contano davvero.

lunedì 27 maggio 2013

Le scelte urgenti raramente sono quelle più importanti...

gestione del tempo
Non è per nulla facile fare una cosa al momento giusto, ma come quasi tutte le cose possiamo imparare a farlo. Iniziamo con il distinguere tra importante e urgente.

A partire da oggi, prima di operare qualsiasi scelta tracciamo su un foglio la matrice di Eisenhower riportata nella figura accanto.

Dividiamo il foglio in quattro quadranti e inseriamo il compito da svolgere nel giusto quadrante. 

Espandiamo questo esercizio a più cose da fare. se ad esempio la maggior parte delle cose che dovremo svolgere stanno nel quadrante "Urgente e importante" significa che abbiamo perso il controllo sulle cose e stiamo reagendo alle occorrenze.

Dobbiamo allora passare ad una programmazione proattiva ed iniziare a chiederci: "Quando inizieremo ad espletare compiti importanti ma non urgenti? Dobbiamo quindi trovare, ora e non dopo, il tempo per svolgere dei compiti importanti ma non ancora urgenti. 

Nel quadrante "Importante e non Urgente" che vengono prese le decisioni strategiche, quelle a lungo tempo. In questo quadrante possiamo veramente dire di programmare il nostro futuro.


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