giovedì 16 maggio 2013

Insegnamenti di Henry Ford: gli esperti vedono sempre i limiti


Inizia con questo post una breve biografia di Henry Ford accompagnata dagli insegnamenti che ci ha lasciato.

Ford discende da una famiglia di pionieri americani proveniente dall'Irlanda che si insedia a Dearbonville, nel Michigan nell'anno 1832.



In merito al lavoro sui campi Henry Ford dice:
"Il mio primo ricordo e' che, in proporzione ai risultati, c'era troppo da lavorare su quei campi…. pur essendo molto giovane io pensavo che gran parte di quel lavoro si sarebbe in qualche modo potuto fare in condizioni migliori…. questo e' il motivo che mi condusse alla meccanica", "il maggior avvenimento di quei primi  anni (1875 – dodici anni) fu l'incontro con una locomobile”  Lascia così i campi e a 17 anni entra come apprendista meccanico nell'officina  “Dry dock engine works”.

A soli 19 anni entra come  meccanico in un rappresentante locale della Westinghouse,  che produce locomobili per lavori stradali e macchine agricole. Il giovane Henry Rimane colpito dallo squilibrio tra il peso della macchina e la sua utilità.

INSEGNAMENTO: gli esperti vedono sempre i limiti
Subito capisce che alle persone interessasse di più un veicolo viaggiante sulle strade pubbliche che sui terreni agricoli, capisce subito che il vapore non è l'energia adatta ed inizia a cercarne una alternativa. Capisce subito che la soluzione è nel motore a combustione interna. Tutti gli esperti erano contrari a tale soluzione, ecco cosa dice Ford in merito agli esperti:
"è questo l'abituale modo di pensare delle persone sagge: sono così sagge ed esperte da sapere sempre esattamente perché qualche cosa non si possa fare: esse vedono sempre i limiti".

INSEGNAMENTO: cogli l'occasione
Nel 1885 gli capita di riparare un motore Otto presso la “Eagle iron works” di Detroit. Ford scrive: “nessuno in città s’intendeva di tali macchine. Corse la voce che io le conoscessi e benché nessuno di quei congegni fosse passato mai per le mie mani, io m’assunsi il lavoro e lo condussi a termine”. 
Non perse questa occasione per studiare direttamente la macchina e nel 1887, a soli 24 anni ne costruì una sul modello Otto a quattro cicli, tanto per vedere se avesse compreso bene i principi”.  Esso funzionava a benzina e benché non sviluppasse molta energia era proporzionalmente più leggera di tutte le macchine finora apparse sul mercato.

Poni al centro della tua vita i principi universali...

I prinicpi sono universali quando trascendono il periodo di tempo che viviamo, la cultura, la geografia.  Non sono legati alla razza, al potere, al profitto. 

Non si vedono, ma la loro influenza colpisce tutti, come un magneti ci indirizzano verso una direzione, come la forza di gravità, non si vedono ma ci attraggono e ci rendono liberi di muoverci.

Principi come onestà, bontà, rispetto, equità, giustizia, contributo non hanno né tempo, né spazio. Quando, nei miei corsi, parlo dei principi naturali, molti partecipanti mi dicono che sono in disaccordo. Molti mi dicono che noncredonin ciò che è giusto e in ciò che è sbagliato, ciò che è equo e ciò che è iniquo.

A queste affermazioni rispondo dicendo che affronteremo dopo la discussione e che ora dobbiamo andare avanti con il corso. Propongo solo ad alcune persone una gara, coloro che la vinceranno avranno come premio un pranzo pagato da me. 

Volutamente escludo dalla gara coloro che mi hanno dichiarato poco prima di non credere nell'equità e nella giustizia. La reazione è istantanea, contraddicendosi mi dicono che non è giusto, anche loro dovrebbero poter partecipare alla gara. Si sentono esclusi e non sanno il perché. 

Questo ci fa capire due cose importanti, l'uomo ha bisogno di alcuni principi guida, di come deve comportarsi ma allo stesso tempo è pronto ad infrangerli in ogni momento.

mercoledì 15 maggio 2013

Fingersi sciocchi per mettere tutti nel sacco

A chi piace sembrare più sciocco degli altri? A pochi, penso. Eppure questa è una regola che utilizzano molto spesso uomini d'affari, diplomatici, politici, manipolatori...

La sensazione che altri siano più bravi e più intelligenti di noi non la tolleriamo per nulla. La prima reazione è quella di trovare delle scuse: "i miei non mi hanno fatto studiare", "conosce solo questo argomento", "se solo anch'io avessi potuto...", ecc.

Quando incontriamo una persona che ci sembra più brava di noi ci mettiamo subito sulla difensiva, ponderiamo meglio le parole e pesiamo con ponderatezza i pensieri e le azioni. 

Per disinnescare questo nostro stato di attenzione molti manipolatori di professione utilizzano la regola del fingersi sciocchi per metterci nel sacco. Ci fanno credere che siamo più intelligenti di loro in modo da farci abbassare la guardia e colpirci non appena ne avranno l'occasione.

Uso spesso questa regola e funziona sempre perché fa appello al desiderio umano di sentirsi superiori. Più le persone si sentono superiori più ci cascano. E' una regola semplice ma di difficile applicazione perché è importante "mordersi la lingua" specialmente quando vorresti "dirgliene quattro", specialmente quando iniziano a trattarci come sciocchi.

Questa ed altre regole manipolatorie sono trattate nel mio ebook "Aikido Mentale

Sia nell'ebook che nell'audiobook spiego come  difendersi sia dalle persone negative sia dai manipolatori di professione. Una tecnica che ti farà scoprire se chi hai di fronte è veramente uno sciocco o sta recitando una parte per stringerci poi il cappio al collo.

martedì 14 maggio 2013

Che esperienza fai vivere ai tuoi clienti?

Nel post "Se non curi il tuo cliente, qualcuno lo farà e te lo ruberà" abbiamo visto che i clienti devono diventare i primi tifosi dell'azienda. Per fare ciò non basta proclamare la propria vision ma è necessario pianificare l'intero processo nel dettaglio. 

La domanda base da porsi prima di iniziare a buttare giù qualsiasi programma è: quale esperienza vogliamo far vivere ai nostri clienti ogni volta che si interfacciano con la nostra azienda?

Molti passano anni a fare domande al cliente su cosa vorrebbero, ma è tempo perso, siamo noi che dobbiamo decidere che tipo di relazione deve instaurarsi tra l'azienda ed il cliente! Con questo non intendo dire che il pensiero dei clienti non conta (anzi è importantissimo e occorre saperlo monitorare) ma che noi dobbiamo proiettarci nel futuro e immaginare la situazione ideale e a tracciare l'esperienza che il cliente dovrà vivere.

Di seguito alcune domande concrete alle quali invito a rispondere:


  1. Come vengono accolti i clienti?
  2. Come interagiamo al telefono?
  3. Che strumenti web hanno a disposizione per interagire con noi?
  4. Che strumenti ha il personale per risolvere un eventuale problema del cliente?
  5. Come interagiamo con lui in azienda?
  6. Come interagiamo con lui dopo l'acquisto o la fruizione del servizio?
  7. Come risolviamo un problema?
  8. Come facciamo a sapere che è un nostro tifoso?


lunedì 13 maggio 2013

C'é crisi? Tagliamo i costi...

Tutte le organizzazioni hanno bisogno di finanziarsi. Chi investe in un'azienda deve credere che l'azienda produca utili e non debiti. Gli investitori devono stimare il management, avere fiducia in loro e organizzare delle periodiche valutazioni sull'andamento stesso dell'azienda. 

Vi sono due modi per garantirsi il successo e quindi ripartire gli utili. 

Il primo segue un vecchio paradigma, quello del "fare di più con meno".  Questo avviene quando il successo dell'azienda è dovuto alla differenza tra due valori: entrate e uscite. Questo concetto viene definito come downsizing: da un lato si riduce il personale, dall'altro si cerca di aumentare il fatturato.

Il secondo metodo si basa su un nuovo paradigma, quello del "valore del personale coinvolto". Qui il successo arriva quando tutto il personale lavora in un'unica direzione, quando è consapevole dei risultati finanziari, quando fa propri gli obiettivi e "mette del suo". Se il personale è informato sui costi aziendali riesce a gestirli meglio: è sorprendente ma vero.

venerdì 10 maggio 2013

Sei proattivo o reattivo?


Sei proattivo o reattivo?
Il modello proattivo, invece di basarsi sulla reazione, si basa sulla libertà di scegliere la risposta da dare ad un determinato stimolo. In molti corsi si insegna che essere proattivi significa prendere l’iniziativa. Essere proattivi significa prendere coscienza di noi  e guidare la nostra vita. Significa diventare responsabili del viaggio che abbiamo intrapreso, senza scusanti o condizionamenti. Responsabilità significa “abilità di risposta”, cioè significa essere abili nello scegliere la risposta giusta.

Per capire il tuo livello di proattività pensa a dove concentri il tuo tempo e la tua energia. Pensa alle tue preoccupazioni, sia a livello professionale che personale. Ci sono preoccupazioni (figli, lavoro, debiti, guerra, inflazione, risparmio), sulle quali non puoi agire personalmente, mentre altre puoi controllarle? Ora quelli su cui puoi agire inseriscili nella sfera d’influenza, mentre gli altri inseriscili nella sfera di coinvolgimento. Quale delle due sfere è più grande?



La persona proattiva impegna molto la sfera d’influenza. E’ attento a scegliere quei fattori che può cambiare con il suo comportamento. Questo continuo lavorare sulla sfera di influenza porta ad allargarla, ad espanderla. La persona reattiva, invece, si concentra sulla sfera di coinvolgimento. Reagisce a ciò che gli sta attorno. Polarizza la sua attenzione su cose che nono può controllare. Il risultato si vede dai suo atteggiamento accusatorio. “Non sono riuscito a fare questo e quello per colpa del… governo, del titolare, del cliente, ecc.”  Questo meccanismo comporta la compressione da parte della sfera di coinvolgimento nei confronti di quelle d’influenza.

giovedì 9 maggio 2013

Dimmi il tuo piano marketing e ti dirò che azienda sei...

I soldi sono sempre stati un motivatore universale e negli anni hanno attirato e continuano ad attirare le migliori menti. 

Ma bastano a renderle fedeli o a motivarle? Oggi il lavoratore cerca qualcosa in più, cerca apprezzamento, coinvolgimento, responsabilizzazione. Cercano l'opportunità di un avanzamento, di poter dire la loro, di poter fare la differenza. 

E' importante attirare i migliori dipendenti e trattarli bene perché sono loro che hanno contatto con il cliente, sono loro che si relazionano con i fornitori, sono loro che costituiscono l'asse portante dell'azienda. 

Tratta male i tuoi collaboratori e i migliori andranno via perché ci sarà sempre un concorrente pronto a sfilarteli via.  

Il danno è duplice: 

  • a restare saranno coloro che non saprebbero dove andare;
  • i dipendenti che vengono trattati male riservano lo stesso trattamento ai clienti.

Articoli correlati

Articoli che potrebbero interessarti